
di GLORIA SINI
C’è un’aria diversa, in questi giorni. La si sente nei messaggi che arrivano a tarda sera, nelle chiamate che finiscono con una risata, nelle idee che rimbalzano da un circolo all’altro come una palla che nessuno vuole far cadere. È l’aria di chi sta per cominciare qualcosa e non vede l’ora.
A Firenze non andiamo a celebrare un anniversario. Andiamo a dirci, guardandoci in faccia, che cosa vogliamo diventare.
Il primo Congresso nazionale di SEU Sardi Emigrati Uniti: quattro delegati per ciascuno dei Circoli che hanno scelto di far parte della Federazione. Si comincia venerdì con l’accoglienza dei delegati e la premiazione della prima edizione del concorso fotografico “Sardinia Connection”. Sabato e domenica, tra la Fondazione Zeffirelli e il Cinema Alfieri, si discuteranno le tesi congressuali e si eleggeranno gli organi che guideranno la Federazione.
“Bentu Nou”, vento nuovo. Non l’abbiamo scelto per caso. Il vento in Sardegna non chiede il permesso: arriva, spazza via, rimescola, porta lontano i semi. È così che immaginiamo questa federazione. Non un museo dei ricordi, ma una forza che muove.
I Circoli che hanno aderito a questa Federazione hanno scelto di mettersi in gioco e di provare a fare le cose in modo diverso. Non rinnegando la storia di chi li ha preceduti, ma riconoscendo che per continuare a essere importanti bisogna sapersi evolvere, intercettare nuovi bisogni e trovare il modo di coinvolgere anche chi, finora, è rimasto ai margini.
In un momento in cui i giovani hanno poco tempo per tutto, tra studio, lavoro, spese da sostenere e vite spesso organizzate al minuto, partecipare a un’associazione non è necessariamente una priorità. Eppure, proprio per questo, crediamo che i Circoli possano avere un ruolo importante: essere luoghi di incontro accessibili, in cui conoscersi, condividere interessi e costruire relazioni senza dover necessariamente arrivare con un progetto già pronto. Posti in cui si entra per un caffè e si finisce per organizzare qualcosa insieme, oppure semplicemente si torna perché si sta bene.
Vogliamo che chi arriva in una città nuova trovi una porta aperta, che le idee dei più giovani vengano ascoltate e che l’esperienza di chi c’era prima diventi una risorsa, non un motivo per fare tutto come si è sempre fatto. Perché la memoria è fondamentale, ma una comunità resta viva anche grazie alla capacità di rinnovarsi.
È da qui che nasce la nostra promessa di non avere paura delle idee nuove. Ci proveremo, sbaglieremo e riproveremo, lasciando spazio a chi ha voglia di fare, energie da spendere e magari non ha ancora ben chiaro da dove cominciare. Non servono percorsi già definiti né persone che sappiano fare tutto: servono occasioni per incontrarsi, confrontarsi e trasformare le intuizioni in iniziative concrete.
La Federazione vuole essere anche un collegamento tra chi vive fuori dalla Sardegna e chi è rimasto sull’Isola, tra generazioni e percorsi diversi, tra chi sogna di tornare e chi ha scelto di costruire la propria vita altrove. Perché sentirsi sardi non significa soltanto conservare le proprie tradizioni, ma trovare nuovi modi per viverle e condividerle.
Non abbiamo la pretesa di sapere già come si farà tutto questo. La differenza sta proprio nella disponibilità a provarci insieme, mettendo in discussione abitudini e modelli quando necessario. I Circoli che hanno aderito hanno scelto di dare una possibilità a questo cambiamento, sapendo che non esistono formule pronte e che ci sarà da lavorare.
Tra un anno potremo tornare a queste promesse e vedere quante saranno diventate realtà. Nel frattempo, l’obiettivo è concreto: fare in modo che i Circoli non siano soltanto luoghi in cui si conserva una storia, ma spazi in cui succedono cose, nascono relazioni e anche chi è giovane trova un motivo per esserci.
Noi giovani sardi fuori dall’isola non siamo la nostalgia di qualcun altro. Siamo professionisti, studenti, artisti, imprenditori, sognatori. Portiamo la Sardegna nelle università, negli uffici, nei teatri, nelle startup. E vogliamo che i circoli diventino il posto dove tutto questo si incontra e si moltiplica.
Immaginiamo circoli pieni di musica e di discussioni, di laboratori e di progetti condivisi. Immaginiamo una rete in cui un’idea nata a Como possa diventare realtà a Venezia, e magari tornare indietro fino a un paese dell’interno della Sardegna. Immaginiamo un’emigrazione che non sottrae, ma restituisce.
Firenze sarà solo il primo passo. Il resto lo scriveremo insieme, circolo dopo circolo, idea dopo idea. Il vento si è alzato. Adesso tocca a noi spiegare le vele.
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Standing Ovation, è proprio così, bravissima!