
di MASSIMILIANO PERLATO MURA
Nel quadro delle celebrazioni per il centenario dell’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura e della nascita di Grazia Deledda, il Murray Edwards College dell’Università di Cambridge ha ospitato il convegno internazionale “Grazia Deledda’s Waves: Network, Memories and Legacies 100 Years After the Nobel Prize”. L’evento si è articolato in un’intensa giornata di studi e in un’esposizione documentale dedicate alla traiettoria biografica e artistica della celebre autrice sarda.
La manifestazione, insignita del prestigioso Alto Patronato del Presidente della Repubblica, ha riunito accademici, critici letterari e rappresentanti delle istituzioni per rileggere la straordinaria modernità dell’opera deleddiana: dall’ineluttabilità del destino al senso del limite, dalla sacralità di una natura sovrana al riscatto sociale ed esistenziale della figura femminile.
Curata sul piano scientifico da Elena Sottilotto (Murray Edwards College, University of Cambridge) e Sara Delmedico (Alma Mater Studiorum – Università di Bologna), l’iniziativa si è avvalsa di patrocini di primo piano, tra cui l’Istituto Italiano di Cultura a Londra, la Society for Italian Studies, l’Associazione per lo Studio dell’Italiano Moderno (ASIM) e il network di studi Ottocentismi.
A conferire un’ulteriore risonanza all’appuntamento britannico è stata la coincidenza con la memoria della nascita dell’autrice, venuta alla luce a Nuoro il 27 settembre 1871. Il patronato della Presidenza della Repubblica suggella il valore nazionale e universale dell’unica donna italiana insignita del Nobel per la Letteratura, richiamando l’abbraccio istituzionale dello scorso 14 febbraio, quando il Presidente Mattarella presenziò a Nuoro per l’apertura del ciclo celebrativo del 2026.
L’ateneo di Cambridge si è così trasformato per due giorni nel crocevia d’Europa per la riscoperta del patrimonio deleddiano. Gli interventi accademici hanno rimarcato la prorompente modernità del suo messaggio a un secolo dal Nobel: la testimonianza di un’autrice schiva ed essenziale, ma dotata di una sconfinata sensibilità narrativa, capace di erigere le storie e i contrasti della propria terra a parabola universale dell’esistenza.
«Grazia Deledda è una cifra altissima della nostra letteratura», ha rimarcato il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Londra, Francesco Bongarrà. «La sua opera trascende qualunque confine meramente regionale: nei suoi romanzi e nelle sue novelle, la Sardegna si erge a metafora universale della condizione umana. Un patrimonio di tutti che abbiamo il dovere di promuovere e diffondere con sempre maggiore slancio, in Italia come nel mondo».
A tracciare il quadro teorico nell’atto inaugurale dei lavori è stata Neria De Giovanni, critica letteraria e presidentessa dell’AICL (Associazione Internazionale Critici Letterari). Nel corso del suo intervento sul conferimento del Nobel a Stoccolma, la studiosa ha ricostruito con rigore le dinamiche storiche dell’assegnazione, facendo luce sui contesti dell’epoca e dissipando con puntualità le inesattezze e i luoghi comuni che ancora oggi affollano la Rete attorno a quel riconoscimento.
Sulla necessità di affrancare la figura di Grazia Deledda dalle categorie rigide della storiografia tradizionale si è incentrata la relazione di Ilaria De Bernardis (Università IULM di Milano), intitolata Grazia Deledda dentro e fuori i pregiudizi della critica letteraria. L’analisi ha messo a nudo la matrice dei giudizi che, da Benedetto Croce in poi, hanno ridotto la narrativa nuorese a una declinazione regionale secondaria, individuando nella questione di genere un fattore chiave: «Rileggendo le tappe del dibattito sull’autrice — ha osservato De Bernardis — emerge con nitidezza quanto il valore del suo contributo sia stato viziato da un preconcetto legato al suo essere donna. Le eroine deleddiane, ben lungi dall’incarnare modelli inermi, vivono al contrario un’intensa ricerca di autodeterminazione: una ricchezza interiore che tanta critica ha preferito derubricare a mera passività».
I lavori del simposio si sono arricchiti di ulteriori e suggestive prospettive. Nel suo intervento Nella grotta delle fate sarde: fili di incanto da Grazia Deledda a Maria Lai, Elena Sottilotto ha messo in intimo dialogo la scrittura del Nobel con l’arte visiva di Maria Lai, assimilando le due artiste a «tessitrici d’incanti: se Deledda ha ordito le sue trame attraverso la parola, Lai ne ha plasmato l’essenza con elementi materici quali pietra, acciaio, farina e tessuti. Entrambe incarnano l’archetipo della “bambina antichissima”, capaci di coniugare lo stupore incontaminato dell’infanzia con la forza d’una memoria arcaica e mitica».
A ricondurre l’analisi al rapporto sistemico tra l’autrice e la matrice isolana è stato poi Dino Manca (Università di Sassari) con la relazione Raccontare la Sardegna al mondo. Manca ha individuato la cifra distintiva della prosa deleddiana nell’armonia tra aderenza al reale e potenza allegorica, evidenziando come «la forza del suo racconto nasca da una pittura viva e partecipe dell’Isola, capace di elevarsi a metafora universale della condizione umana».
Un passaggio centrale dei lavori è stato dedicato alla proiezione globale del patrimonio deleddiano e alle dinamiche della sua ricezione critica e letteraria. Nella sua relazione Nello specchio di Grazia, Gigliola Sulis (University of Leeds) ha indagato i rispecchiamenti e i debiti ideali dell’autrice sarda nella produzione delle principali scrittrici italiane contemporanee.
A conferma della vocazione genuinamente europea del simposio di Cambridge, la mappa della fortuna internazionale di Deledda è stata ricomposta grazie agli interventi di un qualificato parterre di studiose: Barbara Meazzi (Université Côte d’Azur) e Laura Fournier-Finocchiaro (Université Grenoble Alpes) per la Francia, Silvia Semplice (Universitat de València) per la Spagna, Monica Miscali (Norwegian University of Science and Technology) per l’area scandinava e Justyna Łukaszewicz (University of Wrocław) per la Polonia.
A completare il denso programma scientifico del convegno è stato un fitto calendario di appuntamenti dedicati al fecondo dialogo tra la scrittura deleddiana, le arti visive e il cinema. Tra i momenti di maggior fascino, la performance di live painting dell’illustratore e autore Alessandro Sanna, che ha tradotto in forme e colori le suggestioni delle fiabe barbaricine. Sul fronte cinematografico, la regista Maria Giménez Cavallo ha introdotto la proiezione speciale del film Anime galleggianti (2024), un’opera che rilegge le Metamorfosi ovidiane alla luce delle tradizioni sarde ricreate dalla scrittrice.
A coronamento delle celebrazioni per il centenario del Nobel, la rassegna si è infine trasferita da Cambridge a Londra: la storica cornice del Regent Street Cinema ha infatti ospitato una proiezione speciale di Quasi Grazia (2025) del regista Peter Marcias, suggellando con grande riscontro di pubblico e di critica un’intensa e prestigiosa vetrina internazionale per la cultura sarda e italiana nel Regno Unito.
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