IVANA SALICI, UN LIBRO PER GUARDARE OLTRE L’APPARENZA: NE “I GATTI SORRIDONO SOLO DI PROFILO” L’AUTRICE DI DORGALI ALTERNA STORIE, RICORDI E POESIE

Ivana Salici

“La natura è per me fonte d’ispirazione. Il mio sguardo verso il mondo non è mai negativo, scopro sempre la bellezza del creato in tutte le sue forme. Sono le belle cose che danno l’input alla mia scrittura anche se, nel mio percorso letterario, mi portano a scrivere stati d’animo dolorosi”.

Testo intimistico di non facile lettura, dal titolo metaforico e inusuale, “I gatti sorridono solo di profilo”, quello di Ivana Salici, nata a Dorgali, propone pagine sofferte dove analizza problemi e situazioni. La sua scrittura si fonda su un patito non metabolizzato la cui accettazione dura solo un attimo per poi riproporsi ciclicamente generando dubbi e quesiti.

Cosa rappresentano i gatti e perché sorridono di profilo? “I gatti sono una visione reale, a guardarli sembrerebbe proprio che sorridano solamente di profilo. Metaforicamente è un invito all’analisi profonda di tutte le cose, a guardare oltre l’apparenza”.

Il racconto si snoda fra poesie, suggestioni, ricordi e storie. Ci vuole spiegare? “Molte persone di cui io parlo non le ho conosciute, quindi è una descrizione un po’ onirica, altre sì e di queste faccio una descrizione reale come è vero quello che loro mi hanno dato nella vita”.

Cos’è il disegno per lei?  “Scrivo e dipingo per passione. Sono una restauratrice, analizzo i particolari, metto a posto per ricostruire e questo faccio anche nella mia creazione artistica. Nella vita ci provo tutti i giorni”.

Perché scrivere?  “Non intendo liberarmi di qualcosa ma fissare i miei ricordi sulla carta, se poi il mio pensiero aiuta qualcuno a stare meglio, ben venga”.

Nelle sue pagine il filo conduttore è il silenzio. Un silenzio popolato da voci e sguardi che scavano e fanno male. Perché trova rifugio nel silenzio?  “Adoro il silenzio, mi rilassa e mi invita a pensare, mi trasporta in dimensioni lontane dove ritrovo me stessa. Amo rifugiarmi nella natura a cui do il colore che voglio e prendo da lei ciò che mi dà in quel momento. Nel suo silenzio ritrovo la mia dimensione più intima, lo popolo di rumori, ricordi, desideri e lo rendo prezioso. Nei silenzi prolungati dalla sofferenza che interrompono qualsiasi incanto, ascolto la sua voce che mi fa compagnia e non mi lascia mai sola”.

Nel testo c’è un prevalere di figure femminili su quelle maschili. Perché è così importante la figura di nonna Elène? “Nonna Elène è una donna ante litteram, per me una guida. Mi ha indicato il modo di vivere in libertà ma allo stesso tempo nel rispetto degli altri e di noi stessi. Fin da bambina trascorrevo molto tempo con lei, ero la piccolina di casa e quindi anche la più protetta”.

Quale significato ha per lei la foto? “Dietro una foto si nascondono infinite storie, bisognerebbe raccontarle perché si aprirebbe un mondo. Quelle che raffigurano i miei genitori custodiscono vite intere”.

Cosa cerca negli sguardi di queste due persone così fondamentali nella sua vita?  “Lo sguardo di mio padre è cristallino, azzurro, quello di mia madre nero e profondo. Sono sguardi giovani, intensi che trasmettono affetti, emozioni e suggestioni, custodiscono verità e misteri. Sono nata tre mesi dopo la scomparsa di mio padre e questo dice tutto”.

Alterna di continuo poesia e prosa. Perché? “Sono piccole divagazioni che nascono come racconti così come certi racconti nascono come poesia che poi si fanno storie. Diciamo che il mio è un modo strano di scrivere, questa forma non denota che sono combattuta mentre scrivo, sono sempre molto serena, scrivo di getto e raramente cancello quanto scrivo”.

Il cavallo cosa rappresenta?  “È un animale pensante che raffigura la libertà, la bellezza e l’amicizia. Come tutti gli animali non tradisce mai”.

Nel libro aleggia anche l’idea del disfacimento del terreno, di eterno resta il ricordo a cui noi ci aggrappiamo, spesso lo creiamo. È così anche per lei? “Nel descrivere certe situazioni cerco di ricostruire il ricordo magari di qualcosa che non ho avuto. È vero, molti di quei ricordi io li ho creati”.

Questo il suo primo libro, qualcos’altro in cantiere? “Si, vediamo se riesco a materializzare altre idee sulla carta”.

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