I GUARITORI DALLE MALATTIE: IL CULTO DEI SANTI COSMA E DAMIANO NELLA STORIA ECONOMICA E SOCIALE DELLA SARDEGNA

In Sardegna la festa dei Santi Medici Cosma e Damiano, fissata nel calendario riformato il 26 Settembre, ha anche storicamente scandito i ritmi produttivi, i contratti commerciali e le relazioni economiche. Ad iniziare dalla chiusura e dall’ inizio dell’annata agraria e pastorale. Segnava il reale capodanno agricolo e pastorale, Su Cabiddani. Vi era, poi, il regolamento dei conti. Ed era anche il lasso temporale in cui si stipulavano o rinnovavano i contratti agrari e le assunzioni dei pastori (servidores) per la gestione del bestiame nelle imminenti stagioni fredde. Era il momento in cui scadevano i vecchi contratti d’affitto dei terreni, si saldavano i debiti contratti durante l’anno con i raccolti e si stipulavano i nuovi accordi lavorativi tra proprietari terrieri (padrones) e pastori o braccianti. E la terra “ripartiva”.

E le fiere ed i mercati dei santuari campestri dedicati ai Santi Medici, situati in contesti extraurbani o campestri, diventavano veri e propri centri di scambio commerciale.  Il caso di San Cosimo a Mamoiada è significativo ed emblematico. Attorno alla chiesa ed alle tipiche cumbessias (piccole stanze nate per ospitare i pellegrini durante la novena), si concentravano mercati temporanei e fiere. Santuari che, quindi, diventavano, a pieno titolo, dei micro centri economici. 

Un “filone” interessante è quello legato al tema della salute e del lavoro. Essendo protettori dei medici, dei farmacisti e guaritori dalle malattie, il culto dei Santi Cosma e Damiano era invocato dalle popolazioni sarde per proteggere l’unica vera risorsa economica delle classi subalterne: la forza lavoro fisica. In un’isola poco abitata e flagellata dalla malaria e da devastanti epidemie, un caso particolare è quello di Ozieri. Qua il legame tra la devozione ai Santi Medici e l’aspetto assistenziale-sanitario ha seguito un’evoluzione storica unica, centrata sul passaggio dal convento all’ospedale moderno. La storia sanitaria di questo culto inizia alla fine del XVI secolo. Con un dono. I frati cappuccini edificarono la Chiesa dei Santi Cosma e Damiano e l’annesso convento. I frati, vicini alle sofferenze delle classi popolari, utilizzavano il convento come luogo di prima accoglienza, erboristeria e assistenza medica spirituale e fisica per i malati del Logudoro. L’impatto economico-sanitario più dirompente per l’intero territorio si registrerà, però, nel XIX secolo, quando lo Stato italiano appena unificato, emanerà le leggi di soppressione degli ordini religiosi (1866-1867). Nel 1868, le strutture del convento confiscato verranno ufficialmente trasformate nel primo vero ospedale cittadino di Ozieri.  Dal punto di vista della storia della medicina in Sardegna, questo polo ospedaliero avrà un ruolo economico cruciale per l’intera subregione. Curare i contadini ed i pastori in un ospedale pubblico centralizzato significava salvare i cicli della mietitura e della transumanza. L’ospedale sorto dal convento dei Santi Medici diverrà l’”istituzione chiave” per rimettere in sesto la forza lavoro, limitando le carestie e lo spopolamento delle campagne.

Da Ozieri al Gocéano e ad Anela, in particolare, il “passo” è breve, ma obbligatorio. Con alcune differenze. Il Gocéano è una subregione storica dell’entroterra centro-settentrionale sardo. In essa il culto dei Santi Cosma e Damiano trova la sua massima espressione economica e antropologica ad Anela, dove i due martiri sono i santi patroni della comunità.  Qua è centrale, proprio per capirne il culto dei Santi Cosma, il ruolo avuto, fin dall’Alto Medioevo, dai monaci benedettini camaldolesi e l’applicazione della loro Regula  dell’ Ora et Labora “intrecciata” con le tradizioni locali. Regola che si è storicamente fusa con le strutture di sussistenza della comunità montana, agendo da fulcro economico per la gestione del territorio tra boschi, pascoli e prime forme di assistenza sociale.

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