
Rosabianca Cao
di RITA ATZERI
Cagliari si è trovata improvvisamente orfana di una delle sue figure imprenditoriali più illuminate e silenziose, una donna straordinaria che ha saputo legare indissolubilmente il proprio nome alla rinascita culturale, materiale e turistica del capoluogo sardo. La recente scomparsa di Rosabianca Cao, avvenuta all’età di 87 anni, lascia un vuoto profondo nel tessuto sociale cittadino, ma ci consegna al contempo una lezione preziosa sul significato profondo del fare impresa oggi. Figlia del celebre mobiliere e industriale Marino Cao, Rosabianca ha incarnato i tratti migliori di una borghesia del fare: determinata, lungimirante e profondamente innamorata del proprio territorio. La sua parabola umana e professionale non è stata semplicemente una testimonianza di successo personale, bensì un esempio luminoso di come la conservazione del patrimonio storico e la vocazione all’innovazione commerciale possano fondersi per creare valore collettivo, offrendo un modello di riferimento intramontabile in un’epoca segnata da una profonda crisi per le nostre botteghe storiche e di quartiere.
Ripercorrere la vita di Rosabianca Cao significa attraversare le tappe cruciali dello sviluppo economico e urbanistico di Cagliari nel secondo Novecento. Nata e cresciuta in una famiglia dove il lavoro duro e l’intraprendenza erano considerati valori cardinali, apprese fin da giovanissima i segreti dell’organizzazione aziendale e della cura del dettaglio dal padre Marino, il cui mobilificio storico ha arredato le case di generazioni di sardi. Tuttavia, Rosabianca non si è mai accontentata di vivere di rendita o di luce riflessa. Dotata di un eccezionale gusto estetico e di un forte spirito d’iniziativa autonoma, decise di dedicarsi alla valorizzazione architettonica. La vera svolta arrivò agli inizi degli anni Settanta, quando compì un atto di coraggio imprenditoriale: acquistò dall’ultima erede della famiglia Calvi, Donna Giulia Calvi, la splendida ma allora degradata La storia e la struttura di Villa Vivaldi Pasqua, situata nel cuore pulsante dello storico quartiere di Villanova. In quel momento, la maestosa dimora settecentesca versava in uno stato di preoccupante deterioramento causato da decenni di abbandono. Fu Rosabianca a farsi carico di un monumentale e sapiente restauro conservativo, restituendo alla città un gioiello architettonico che altrimenti sarebbe andato perduto per sempre.
Negli ultimi vent’anni, Villa Vivaldi è diventata molto più di una splendida residenza d’epoca; sotto la guida carismatica e attenta di Rosabianca Cao e della figlia Marzia Cilloccu, la struttura si è trasformata in un fulcro pulsante di eventi, cultura e ospitalità di altissimo livello nel panorama isolano. Gli spazi interni, a cominciare dalle straordinarie scuderie settecentesche caratterizzate da campate con volte a vela in mattoni pieni a vista, e il suggestivo giardino pensile mediterraneo sono stati aperti con generosità alla comunità. La Villa ha ospitato cerimonie nuziali indimenticabili, cene di gala internazionali, concerti e importanti iniziative culturali come “Monumenti Aperti”. L’esperienza degli ultimi due decenni ha dimostrato sul campo la fattibilità di un’intuizione pionieristica: convertire la memoria storica in un’impresa moderna della bellezza, un hub capace di generare un indotto economico reale per il territorio, offrendo occupazione e promuovendo l’immagine di Cagliari all’estero. Rosabianca gestiva ogni singolo appuntamento con una grazia d’altri tempi e un rigore manageriale impeccabile, dimostrando che il patrimonio culturale sardo non deve rimanere un museo polveroso, ma un organismo vivo e autosufficiente.
Questo modello ci obbliga a una riflessione sul ruolo insostituibile dell’imprenditorialità sana. Fare impresa, specialmente in una terra complessa e insulare come la Sardegna, non è una mera ricerca del profitto economico, ma un autentico atto di coraggio civile e di alta responsabilità sociale. L’imprenditore è colui che accetta il rischio, che investe capitali e sogni per trasformare un’idea in realtà, creando posti di lavoro stabili e preservando l’identità stessa dei luoghi. Senza le imprese di prossimità e di vicinato, i centri storici si spengono inevitabilmente, perdono la loro anima profonda e si trasformano in dormitori insicuri. Purtroppo, lo scenario attuale tracciato dalle associazioni di categoria ci restituisce un quadro drammatico che contrasta violentemente con lo spirito costruttivo dei capitani d’industria che hanno fatto grande il nostro passato.
I dati recentemente diffusi da Confesercenti Cagliari sulla chiusura dei commercianti delineano infatti una vera e propria emergenza economica e sociale. In Sardegna, il commercio di prossimità sta subendo una contrazione senza precedenti: tra il 2019 e il 2025 sono sparite oltre quattromila imprese del commercio al dettaglio nell’Isola, con una riduzione percentuale che sfiora il quindici per cento complessivo. Questo crollo verticale non rappresenta soltanto una perdita fredda nei registri delle Camere di Commercio, ma significa la cancellazione di migliaia di posti di lavoro, la desertificazione commerciale di interi quartieri storici e la perdita stimata di oltre seicento milioni di euro di valore economico diretto. Nella sola città di Cagliari si assiste a una crisi senza fine delle vetrine sotto casa, soffocate dalla concorrenza spietata delle multinazionali dell’e-commerce, dall’aumento insostenibile dei costi di gestione, degli affitti e dell’energia, e da una burocrazia asfissiante che scoraggia i più volenterosi. Quando una serranda si abbassa definitivamente, non muore solo un’azienda: si spegne un pezzo di illuminazione pubblica naturale, svanisce un presidio di sicurezza per i cittadini e si interrompe una rete di relazioni umane insostituibile.
Proprio partendo dall’esempio virtuoso di Villa Vivaldi e dalla visione di Rosabianca Cao, è fondamentale elaborare e proporre soluzioni concrete volte a valorizzare l’imprenditoria, con una particolare attenzione verso le giovani generazioni che desiderano scommettere sul futuro della Sardegna. La prima grande lezione che ci giunge dalla storia della Villa è la necessità di coniugare la rigenerazione urbana con l’innovazione delle idee. Per sostenere l’imprenditoria giovanile, le istituzioni locali dovrebbero mappare il vasto patrimonio immobiliare storico e pubblico in disuso, offrendolo in concessione agevolata a canoni simbolici a giovani start-up creative, artigiani digitali e operatori culturali. Un’altra soluzione strategica risiede nella creazione di reti e distretti biologici del commercio: i giovani imprenditori non devono essere lasciati soli nell’arena del mercato globale, ma supportati attraverso incubatori d’impresa urbani capaci di offrire servizi condivisi di marketing, digitalizzazione e logistica comune. Occorre inoltre finanziare la formazione manageriale e favorire il passaggio generazionale, affinché le competenze antiche dei maestri dell’artigianato sardo si uniscano alle competenze tecnologiche dei nativi digitali.
Tuttavia, gli sforzi dei singoli e le buone pratiche locali non possono essere sufficienti se non vengono supportati da un quadro normativo e fiscale rivoluzionario. In questa precisa direzione si inserisce una battaglia di civiltà economica che merita il massimo sostegno: la proposta di legge di iniziativa popolare promossa con forza da Confesercenti per l’istituzione delle ZES di Prossimità, le cosiddette Zone Economiche Speciali Pro Negozi. Questo disegno di legge, che sta raccogliendo migliaia di firme in tutta Italia e nell’Isola attraverso la mobilitazione dei cittadini, mira a introdurre un regime fiscale di assoluto vantaggio, sgravi contributivi e drastiche semplificazioni burocratiche per chi decide di investire e mantenere aperte le attività di vicinato nei centri storici, nei piccoli borghi e nelle aree urbane a rischio desertificazione. Sostenere questa iniziativa legislativa popolare rappresenta un dovere morale per chiunque abbia a cuore il destino delle nostre comunità. Le ZES di Prossimità offrirebbero ai giovani lo scudo fiscale necessario per resistere nei primi anni di attività e la spinta finanziaria per innovare, trasformando ogni singola bottega in una piccola “Villa Vivaldi”: un luogo dove la tradizione e la bellezza antica si fanno economia del futuro. L’eredità di Rosabianca Cao ci ricorda che la passione e il coraggio possono salvare la storia; sta ora a noi, attraverso leggi giuste e scelte consapevoli, fare in modo che quel fuoco imprenditoriale continui a illuminare stabilmente le strade della nostra Cagliari.
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