IL SAGGIO DI GISELLA RUBIU APRE IL DIBATTITO A MONDO ECO A MARIPOSA DE CARDU: L’INFINITO SUI MURI, LA MEMORIA E IL PARADOSSO DELL’ISOLA LONGEVA

Non una semplice monografia artistica, ma un profondo viaggio antropologico capace di trasformarsi, grazie al dialogo con il pubblico, in una serrata riflessione politica e socio-economica sul futuro della Sardegna. La presentazione del saggio di Gisella Rubiu, “La longevità nell’opera di Maria Sciortino”, svoltasi a Mariposa de Cardu all’interno della rassegna culturale Mondo Eco, ha offerto una potente chiave di lettura sul legame indissolubile tra identità, territorio e memoria storica.

Il libro di Rubiu esplora l’universo visivo e spirituale dell’artista Maria Sciortino, decodificando la longevità sarda ben oltre il mero dato biologico. Al centro dell’opera emergono i temi della spiritualità e della fede, intese come radici invisibili ma tenaci di una popolazione. L’autrice analizza il linguaggio delle tradizioni, il ruolo delle processioni come riti di coesione sociale e offre una suggestiva interpretazione delle figure femminili: donne che diventano “madonne”, custodi sacre della vita e della rinascita comunitaria.

Nelle opere della Sciortino analizzate da Rubiu, le linee e l’uso del colore assumono una valenza filosofica ed ecologica. I tratti cromatici e le forme si rincorrono e si sviluppano come un elemento d’infinito: una continuità visiva che simboleggia l’ininterrotta, e senza fine, necessità di difendere la natura.

Nel celebre muralismo di Villagrande Strisaili, in particolare nell’affresco della “montagna che abbraccia”, il colore diventa il veicolo di un patto eterno tra l’uomo e l’ambiente. La linea non delimita, ma unisce in un moto perpetuo; la difesa della terra, suggerisce la visione artistica, non può conoscere interruzioni biologiche o storiche, ma deve tramandarsi all’infinito per proteggere la vita stessa dall’omologazione e dall’abbandono.

È stato proprio il pubblico in sala, stimolato dalle tesi del libro, ad accendere un dibattito politico di forte attualità: la longevità non è un miracolo genetico astratto, ma il risultato di salubrità ambientale e buona alimentazione. Tuttavia, il confronto ha fatto emergere una realtà isolana a due velocità.

Se da un lato l’immaginario internazionale celebra la Sardegna delle Blue Zone, dall’altro i dati Istat richiamati durante l’incontro evidenziano che questo elisir non è democraticamente diffuso. I comuni ufficialmente riconosciuti come culle della longevità nell’Isola sono appena 5 (Villagrande Strisaili, Arzana, Talana, Baunei e Urzulei, a cui si stringono attorno i nuclei storici della Barbagia e di Seulo): una percentuale microscopica se rapportata al restante numero dei 377 comuni sardi.

Il drammatico contrasto politico emerge nel confronto con la salute pubblica generale: mentre si glorifica l’Isola dei centenari, la Sardegna registra un altissimo tasso di mortalità per tumore, che secondo le ultime rilevazioni si attesta al 33,01%, superando la media nazionale ferma al 29,4%. Una ferita aperta legata alle servitù e all’inquinamento industriale che cozza violentemente con il mito della terra incontaminata.

Dalla platea è emersa dunque l’urgenza di non perdere la memoria storica e le tradizioni produttive proprio per salvaguardare un’agricoltura sana e proteggere i prodotti nostrani dalle logiche della grande distribuzione. Il pubblico ha puntato il dito contro i disciplinari industriali che accettano compromessi al ribasso, citando il caso emblematico, in negativo, di prodotti tradizionali come i culurgionis d’Ogliastra, talvolta snaturati dall’uso commerciale della fecola di patate nell’impasto pur di accelerare i processi produttivi, a danno delle patate fresche e genuine del territorio. Custodire la memoria della ricetta e pretendere tutele rigide (come le DOP) significa, dunque, difendere la salute del consumatore e la filiera agricola locale.

È in questa fitta rete di protezione che si salda il nucleo profondo del saggio della Rubiu con le istanze della sala: la longevità nei piccoli centri equivale intrinsecamente al valore della comunità. La coesione sociale e la difesa dell’economia rurale diventano l’unica vera arma in grado di lottare contro lo spopolamento delle zone interne. Preservare la comunità e tramandare le sue storie non è un mero esercizio di nostalgia, ma un atto di resistenza per trasformare la memoria in un progetto di futuro sostenibile, capace di difendere, all’infinito, la natura e la vita.”

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