LA COMUNITA’ SILENZIOSA: IL RACCONTO AFFASCINANTE DELL’EMIGRAZIONE SARDA A NEW YORK

La storia dell’emigrazione sarda a New York e negli Stati Uniti è un racconto affascinante, fatto di silenzi, dignità e un legame viscerale con la terra d’origine. Se paragonata ai flussi oceanici che hanno svuotato altre regioni del Sud Italia tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, l’emigrazione dei sardi verso la Grande Mela è sempre stata numericamente più contenuta, ma non per questo meno profonda o significativa.

Mentre milioni di italiani sbarcavano a Ellis Island, i sardi che decidevano di attraversare l’oceano erano una minoranza. Spesso si trattava di partenze individuali, uomini soli provenienti soprattutto dai piccoli paesi dell’interno o del nord dell’isola (come Berchidda o Pattada, di cui i registri di Ellis Island conservano ampie tracce).

In quel periodo, la vera grande meta transoceanica per i sardi era l’Argentina. Chi sceglieva New York si inseriva in una metropoli enorme e caotica, trovando impiego soprattutto come manovalanza nei cantieri edili, nelle ferrovie o nei servizi urbani.

La seconda grande ondata si concentra nel secondo dopoguerra. Tra il 1951 e il 1970 la Sardegna ha vissuto una vera e propria diaspora (circa 400.000 persone lasciarono l’isola, sebbene la maggior parte si diresse verso il triangolo industriale del Nord Italia o l’Europa centrale). Chi scelse New York in questi anni lo fece spesso seguendo “catene migratorie” familiari: un parente già stabilito oltreoceano chiamava a sé fratelli, cugini o interi nuclei familiari.

Oggi il volto della presenza sarda a New York è completamente cambiato. Non si tratta più di una migrazione di sussistenza, ma di una comunità composta da professionisti, accademici, medici, ricercatori, chef e artisti che portano nella Grande Mela un’immagine moderna ed eccellente dell’isola.

I sardi a New York si sono guadagnati nel tempo la reputazione di essere una “comunità silenziosa”.

A differenza di altre comunità regionali storicamente più rumorose e visibili nei quartieri di Manhattan o Brooklyn, i sardi hanno vissuto la loro integrazione con una riservatezza tipica del loro background culturale, pur mantenendo solidissimi i legami interni.

Il cuore pulsante dell’identità sarda a New York è rappresentato dal Circolo Sardo “Shardana-USA”. Riconosciuto ufficialmente dalla Regione Autonoma della Sardegna, il circolo non è un semplice luogo di ritrovo nostalgico. Organizza eventi, rassegne musicali, serate enogastronomiche e accoglie delegazioni culturali (come la Fondazione Maria Carta, che storicamente fa tappa a New York per mantenere vivo il filo con i sardi all’estero). Funziona come punto di riferimento e orientamento per i giovani sardi che arrivano a New York per studio o lavoro.

Sebbene i dati ufficiali AIRE registrino poco più di mille cittadini sardi residenti negli Stati Uniti (la maggior parte concentrata tra New York e Detroit), il numero reale se si considerano i discendenti di seconda, terza e quarta generazione è immensamente più alto.

Nelle storie dei sardi di New York c’è un tratto comune che persiste: il senso del ritorno, un pensiero costante alla propria terra d’origine e il desiderio, spesso tramandato ai figli, di non recidere mai le radici con l’isola, che restano forti anche all’ombra dei grattacieli di Manhattan.

Il Circolo Sardo “Shardana-USA” rappresenta la casa istituzionale, culturale e affettiva dei sardi residenti nell’area metropolitana di New York. La sua storia è l’emblema di come una comunità numericamente più piccola rispetto ad altri flussi regionali sia riuscita a darsi una voce forte, autorevole e strutturata negli Stati Uniti.

L’associazione è nata ufficialmente il 18 marzo 2000. Un gruppo di sardi residenti nell’area metropolitana di New York decise di unire le forze e diede vita all’Assemblea Costituente a Port Washington, una cittadina di Long Island (NY).

Il circolo è nato fin da subito come una non-profit corporation democratica e apartitica, ponendosi l’obiettivo primario di fare rete tra corregionali e creare un ponte solido con la Regione Autonoma della Sardegna. La sede sociale storica è stata stabilita a Lyndhurst, nel New Jersey (all’interno della macro-area dei tre Stati attorno a New York).

Nei primi anni di attività, sotto la guida del primo presidente Bruno Orrù e dei direttivi che si sono succeduti, lo Shardana ha lavorato intensamente per mappare e unire la presenza sarda sul territorio. Negli anni, la presidenza è passata a Giacomo Bandino (con Francesco Fadda alla vicepresidenza), consolidando l’associazione e portandola a superare ampiamente i vent’anni di vita attiva.

Dal 2018, il raggio d’azione si è ulteriormente allargato stringendo una forte cooperazione anche con la storica comunità sarda di Detroit, un altro polo fondamentale della presenza isolana negli States.

La storia dello Shardana-USA riflette perfettamente il cambiamento dell’emigrazione sarda nel tempo. Se inizialmente i circoli nel mondo servivano soprattutto ad aiutare i migranti a trovare lavoro e a integrarsi, oggi lo Shardana funziona come una vera e propria ambasciata culturale della Sardegna a New York.

Il circolo ha tre grandi missioni, come rinsaldare i vincoli di solidarietà per mantenere uniti i sardi di prima generazione, accogliere i nuovi arrivati (studenti, ricercatori, chef, professionisti) e coinvolgere i figli e i nipoti nati in America per evitare che perdano le radici. Non da meno la promozione della cultura e del territorio: l’associazione organizza conferenze, dibattiti ed eventi di alto profilo. Tra i momenti storici si ricordano le collaborazioni con il World Music Institute per portare i Tenores e gli strumenti nuragici nei festival di musica etnica di New York, e le proiezioni artistiche in luoghi prestigiosi come l’Istituto Italiano di Cultura di New York (ad esempio con i documentari dedicati a Maria Lai). Infine il Cinema e l’enogastronomia che vede lo Shardana promuove la cultura isolana anche attraverso manifestazioni come “Visioni Sarde nel Mondo” (in collaborazione con il Comites di New York), in cui la proiezione del cinema sardo contemporaneo viene affiancata a degustazioni di prodotti tipici d’eccellenza, promuovendo il comparto agroalimentare dell’isola oltreoceano.

Lo Shardana-USA è un punto di riferimento anche per le istituzioni sarde che sbarcano in America. Ha ospitato delegazioni storiche, oltre alla Fondazione Maria Carta (tornata a Broadway per incontrare il circolo e discutere di temi delicati come lo spopolamento dei piccoli comuni sardi), e ha coordinato in passato viaggi di studio per i sindaci dell’isola interessati a confrontarsi con gli amministratori locali statunitensi.

Negli ultimi anni l’associazione ha lavorato molto sul tema della longevità sarda. Essendo la Sardegna una delle pochissime Blue Zones mondiali, lo Shardana promuove attivamente a New York lo stile di vita sardo (alimentazione sana, centralità della famiglia e delle relazioni sociali) come modello di benessere globale.

Oggi, lo Shardana-USA non è solo un’associazione per chi è “nato in Sardegna”, ma è aperta a chiunque abbia un legame speciale con l’isola, dimostrando che l’identità sarda a New York è viva, moderna e profondamente orgogliosa delle proprie origini.

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