
di GIANRAIMONDO FARINA
Il 31 Agosto, in Goceano, non e’ un giorno qualunque. Si festeggia San Raimondo Nonnato, un santo catalano del XII secolo, che ha dato speranza alle cose impossibili. Morto sulla via per Roma, laddove si stava recando per ricevere la porpora cardinalizia. Cardinale “in pectore”, ma santo gia’ di fama. Per via della sua illuminata vita cristiana, vissuta “in toto” nell’ ordine mercedario, la cui missione era quella di riscattare gli schiavi cristiani fatti prigionieri dai musulmani e condotti in Africa. Lo stesso fece il giovane catalano Ramon “Non nat”, dal 1224 “arruolato” in quesf’ esercito speciale. Ma veniamo a due domande chs ci assillano. Perche’ “non nat” ? E perche’ in Sardegna ed in Goceano, in particolare. Nonnato, innanzitutto, e’ il soprannome che ricorda la tragedia familiare in cui Ramon e’ venuto al mondo: estratto vivo dal corpo di una madre morta. Un miracolo. Vive in Catalogna il tempo della “Reconquista” guidata dai re di Navarra, di Catalogna e di Castiglia. La “Santa Alleanza” di allora della penisola iberica. Come “soldato” mercedario e’ in “prima linea” per pagare il riscatto dei prigionieri cristiani, offrendosi anche lui personalmente per la liberazione. Famoso per la sua indole ed eloquenza di predicatore, durante la prigionia in Algeria,, gli verra’ inutilmente impedito di parlare. Dopo il suo riscatto, Papa Gregorio IX lo nominera’ cardinale “in pectore” nel 1239. Nomina che sarebbe dovuta essere stata sancita da un Concistoro. Purtroppo Ramon morira’ lumga la strada per la Citta’ Eterna , a Cardona, presso Barcellona, per via di violente febbri che ne stroncheranno l’esistenza a neppure quarant’anni di eta’. A non venire mai meno sara’ il suo culto e la sua venerazione, che raggiungeranno anche la Sardegna ed il Goceano, segnandone un tratto unico ed indelebile della propria storia a cui noi siamo legati, profondamente. Nel 1657 il culto popolare di San Raimondo e’ inserito nel Martirologio romano. Nel 1681 verra’ esteso a tutta la Chiesa cattolica. In Sardegna il culto del santo catalano arriva di pari passo con la storia e la politica. Con il Regno catalano- aragonese di Sardegna nel XIV secolo, antesignano del Regno sabaudo di Sardegna e del Regno d’ Italia. Ma, soprattutto, con i padri mercedari catalani di Nostra Signora di Bonaria, patrona massima dell’ isola. Saranno essi a portare seco anche il culto popolare del giovane Ramon “Non- nat”. Anche nelle lande piu’ interne dell’isola. A maggior ragione nella Regia Contea di Goceano, legata a doppio filo al potere viceregio di Cagliari. Ed a Bono, capoluogo, nel XVIII secolo, apriranno un convento mercedario affiancato ad una scuola di grammatica. Saranno i banchi della scuola.mercedaria di Bono, istituita presso il colle di San Raimondo a “forgiare” per primi lo spirito, l’anima e l’ intelligenza del piccolo orfano e futuro “Alternos” Giovanni Maria Angioy, guidato dallo zio materno don Taddeo Arras. Saranno le mura e le pietre della chiesa e dell’ omonimo colle, nel luglio 1796, a conoscere le vicende drammatiche della Rivoluzione di Bono, con il capoluogo del Goceano saccheggiato e devastato dalle orde mercenarie dei soldatia al comando di “Pintoreddu”. Saranno sempre quel colle e quelle mura a conoscere la resistenza ed il riscatto bonese e goceanino, poi concretizzatosi nella piana di Siana ad Anela. Sara’, infine, la prima, successiva festa bonese di San Raimondo Nonnato,dopo quegli efferati avvenimenti, a “cristallizzare” quella storia con la religiosita’ piu’ intima e la Fede di un popolo. Fino a poco tempo fa a Bono, a San Raimondo, dopo la coinvolgente sfilata in costumi tradizionali, sfilava anche il cannone sotratto dai bonesi nel 1796, dal quale veniva fatta rotolare una zucca, simbolo della sconfitta della missione punitiva viceregia contro la patria del ribelle Angioy. Ora e’ rimasto il gesto della zucca, ultimo atto di una festa solenne che vede, da quasi tre secoli il Goceano unitoin quell’ unico sentito invocare: “O Anghelu incarnadu, o Soberanu Tesoro, prega pro nois de coro, Santu Remundu Nonnadu”. Raimondo Nonnato e Giovanni Maria Angioy, quando religione e politica si battono per “spezzare” le catene di ogni tipo di schiavitu’.
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