
foto di Stefano Tocco; su cortesia di Roberto Arru
di MASSIMILIANO PERLATO MURA
Andrea Arru è uno dei giovani attori italiani più promettenti della sua generazione. Nato ad Ozieri, il 18 agosto 2007, ha saputo costruire in pochissimi anni una carriera solida che spazia dalla moda al cinema d’autore, fino alle grandi produzioni seriali per la TV e lo streaming.
Cresciuto a Ploaghe, i primi passi nel mondo dello spettacolo avvengono intorno ai 6-8 anni. Notato per le sue caratteristiche fisiche espressive, viene ingaggiato come modello e testimonial per importanti marchi di abbigliamento per bambini, sfilando a eventi di settore come Pitti Immagine Bimbo (per Il Gufo) e diventando il volto di campagne pubblicitarie di rilievo, tra cui Armani Junior e Original Marines.
Il debutto davanti alla macchina da presa avviene inizialmente con alcuni cortometraggi e produzioni indipendenti legate alla sua terra d’origine, la Sardegna (“Vien di notte”, “Buon lavoro”). La vera svolta nel cinema arriva però nel 2020: con “Glassboy” ottiene il suo primo ruolo da protagonista assoluto (Pino), un bambino affetto da emofilia che vive isolato ma desidera ardentemente la libertà. Questa interpretazione ne mette in luce le doti drammatiche.
Sempre nello stesso anno con “Calibro 9” partecipa al film poliziesco diretto da Toni D’Angelo, ampliando il proprio raggio d’azione verso generi diversi.
Il consolidamento della popolarità arriva grazie a produzioni televisive e di piattaforma capaci di intercettare sia il pubblico generalista che quello dei giovanissimi: “Storia di una famiglia perbene” (Canale 5, 2021-2024) nel ruolo del giovane Michele Straziota, co-protagonista della prima stagione, si fa conoscere dal grande pubblico della prima serata Mediaset.
“Di4ri” (Netflix, 2022-2023) è il progetto che gli dona una forte notorietà internazionale. Interpretando il leader del gruppo Pietro Maggi, diventa uno dei volti di riferimento della prima serie teen italiana.
Andrea prende parte a progetti Internazionali con la serie italo-canadese “That Dirty Black Bag” (2022). Nel 2025 prosegue l’esperienza legata all’universo di Di4ri con lo spin-off/progetto “Riv4li”.
Quest’anno entra a far parte del cast principale de “I Cesaroni – Il ritorno” nel settimo attesissimo capitolo della storica fiction di Canale 5, interpretando il personaggio di Olmo, sotto la regia di Claudio Amendola.
Negli ultimi anni, la sua carriera si è arricchita di ruoli complessi che ne testimoniano la crescita professionale: “Diabolik – Chi sei?” (2023) dove i Manetti Bros lo scelgono per interpretare la versione adolescente (all’età di 12 anni) del celebre re del terrore nel terzo capitolo della saga cinematografica.
Con “Il ragazzo dai pantaloni rosa” (2024) affronta un ruolo delicato e antagonistico, quello di Christian Todi, nella pellicola diretta da Margherita Ferri basata sulla storia vera di Andrea Spezzacatena, affrontando le tematiche del bullismo e cyberbullismo.
Ha fatto seguito con “Il migliore dei mali” (2024/2025), interpretando il personaggio di Neri nel lungometraggio diretto da Violetta Rocks.
Grazie al suo talento versatile e alla capacità di passare con naturalezza dai drammi generazionali alle commedie fino ai film in costume, Andrea si sta lasciando stabilmente alle spalle l’etichetta di “enfant prodige” per affermarsi come interprete maturo del panorama italiano.
Per le sue performance ha ricevuto diversi premi dedicati ai talenti emergenti, tra cui il Premio Giovane Attore al Marateale – Festival del Cinema di Maratea (2022) e il riconoscimento speciale al Rec Film Festival di Rimini (2023).
Andrea Arru ha lo sguardo deciso di chi ha passato più di metà della sua vita davanti a un obiettivo, prima come modello per Armani e poi come volto di punta di Netflix e del cinema italiano. Eppure, risponde con la freschezza e la spontaneità tipiche dei suoi diciannove anni.

Sei partito giovanissimo con la moda e oggi ti ritrovi a essere uno degli attori più richiesti della tua generazione. Come si gestisce questo passaggio senza perdere la bussola? «In realtà per me è stato un percorso molto naturale. Ho iniziato che ero un bambino, lo prendevo come un gioco, un modo per viaggiare e saltare qualche giorno di scuola (ride). Poi, quando è arrivato il cinema con Glassboy, ho capito che recitare era quello che volevo fare davvero. Per non perdere la bussola c’è una ricetta sola: la famiglia. Quando torno in Sardegna dai miei genitori, dai miei amici di sempre e da mio fratello, sono solo Andrea. Lì il set non esiste, si parla di calcio, si esce e si sta insieme. La mia terra mi tiene ancorato alla realtà.»
Il grande pubblico ti associa inevitabilmente a Pietro Maggi di Di4ri. Quanto c’è di Andrea in quel personaggio e cosa ti ha lasciato quell’esperienza? «Pietro mi ha dato tantissimo. È stato il progetto che mi ha fatto conoscere anche all’estero. In comune abbiamo sicuramente la determinazione e quel pizzico di testardaggine, anche se lui a volte era un po’ troppo impulsivo. Interpretarlo per più stagioni è stato come crescere insieme a lui. Sul set si era creata una sintonia pazzesca con tutto il cast; eravamo un vero gruppo di amici anche fuori dal set, e credo che questo si sia percepito chiaramente sullo schermo.»
Negli ultimi anni hai affrontato ruoli molto diversi: sei stato un Diabolik adolescente per i Manetti Bros e hai interpretato un ruolo complesso e delicato come quello del bullo Christian ne Il ragazzo dai pantaloni rosa. Come ti prepari a sfide così differenti? «Indossare la tuta di Diabolik è stato un sogno d’infanzia che si realizzava, un’esperienza quasi fumettistica, visiva. Con Il ragazzo dai pantaloni rosa, invece, l’approccio è stato totalmente diverso, molto psicologico. Interpretare l’antagonista in una storia vera e drammatica come quella di Andrea Spezzacatena ti impone una grande responsabilità. Non dovevo “giustificare” il bullo, ma capire da dove nascesse quella violenza per restituire la verità della storia. È stato un ruolo difficile, che mi ha fatto crescere molto come attore e come persona.»

Di recente sei entrato nel cast del ritorno di una serie storica della TV italiana, I Cesaroni, nel ruolo di Olmo. Com’è stato l’impatto con una macchina così collaudata e con un regista come Claudio Amendola? «All’inizio c’era un po’ di timore reverenziale, parliamo di una serie che ha fatto la storia della televisione italiana. Ma l’accoglienza è stata fantastica. Claudio Amendola è un maestro sul set, sa esattamente cosa vuole e sa come metterti a tuo agio. Il mio personaggio, Olmo, porta una ventata di freschezza e le dinamiche tipiche dei ragazzi di oggi in un contesto storico. Mi sono divertito molto a girare quelle scene.»
Sei giovanissimo ma hai già un curriculum impressionante tra cinema, streaming e TV generalista. C’è un genere o un regista con cui sogni di lavorare in futuro? «Mi piacerebbe moltissimo mettermi alla prova con un thriller psicologico puro o con un film d’azione che richieda anche una forte preparazione fisica, dato che amo molto lo sport. Se devo fare un nome di un regista… beh, lavorare con Gabriele Salvatores o con Matteo Garrone sarebbe un sogno assoluto. Hanno un modo di raccontare i giovani e le storie che trovo straordinario.»
Un’ultima domanda: cosa consigli a un ragazzo della tua età che ti vede in TV e sogna di fare l’attore? «Di studiare e di non avere fretta. Spesso si vede solo la parte “glamour” di questo lavoro – i red carpet, i follower – ma dietro ci sono ore di studio, provini andati male, porte in faccia e tanti sacrifici. Bisogna avere tanta passione e, soprattutto, una grande resilienza. E poi, divertirsi sempre: se viene meno il divertimento, diventa solo un lavoro come un altro.»
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