SARDI BALENTES O SERVI “PER NATURA”? UNA MACCHIETTA IDENTITARIA

Titolo iperbolico, non esistono Servi, e nemmeno Balentes “per natura”. Nell’immaginario collettivo italico siamo orgogliosi, resistenti, ribelli e identitari. Nella realtà abbiamo rinunciato alla nostra lingua (ritenuta inferiore da noi stessi), abbiamo l’ansia da prestazione di integrarci e insularizzarci con l’italia per modernizzarci, pensiamo che da soli non saremmo in grado di badare a noi stessi. Per cui il sentimento vagamente “sardista” non viene portato sul campo politico, ma rimane come macchietta identitaria.

La verità è che siamo come tutti gli altri popoli, né più né meno, ma siamo inglobati in un sistema che mina la nostra fiducia a partire dalla scuola sarda negata, che ha i tristi primati europei su rendimento e abbandono.

Nel richiamare il popolo quale soggetto contrapposto al sistema partitico molto spesso ci dimentichiamo di una cosa: il sistema partitico è marcio ma è lo specchio della società.

È il popolo sardo a reggere il sistema coloniale, anestetizzato dalla TV italiota, invischiato in un dibattito che impone quale unico modello possibile la destra e la sinistra italiana, incapace di elaborare un pensiero critico alternativo.

Il consiglio regionale sardo, da un lato rappresenta la società politica, ma dall’altro dà forma in qualche modo alla società, tagliando eventuali partiti e facendone crescere altri: il voto è il momento in cui si contano le maggioranze e sulla base di questi rapporti (secondo la legge del carro del vincitore) la società si riposiziona. Data la legge elettorale, le minoranze politiche vengono costantemente tagliate fuori, e abbiamo altissimi tassi di astensione.

Lo specchio della società sarda viene rappresentato dai partiti italioti E dai partiti sardi ma anche italiani che ruotano dentro al sistema coloniale per raccogliere le briciole.

I loro elettori sono gli stessi che dopo averli votati si indignano, incapaci di muovere un dito, se non il pollice che scrolla e commenta.

Intendiamoci, la scrittura è fondamentale, che sia su carta, sui libri, sui social, sui blog. Si dice che ne uccide più la penna della spada.

I pollicioni no. Si limitano a socializzare nello sfogatoio, appagando il proprio impegno condividendo un link, accompagnato da qualche frase.

La protesta vive anche di sudore, di camminate, di chilometri per raggiungere le manifestazioni, di fondi per partecipare, di sacrifici in famiglia, di studio.

La Sardegna sta vivendo il più grande esproprio di terra della sua storia, che comporterà una trasformazione radicale del suo ambiente e dell’economia.

La bruttezza sarà la caratteristica del futuro paesaggio sardo. Da questo punto, che rapporto hanno i sardi con la loro terra? Qualcosa sta cambiando nel rapporto con l’ambiente e la sua difesa?

“Sardegna fatti bella” era una campagna di Soru di venti anni fa, ma non abbiamo fatto progressi.

La Sardegna è una discarica a cielo aperto, i sardi pur di risparmiare pochi euro gettano immondizia nelle campagne e ai bordi delle strade, alcune imprese incendiano i rifiuti, inquinando la terra e le falde acquifere. È Balentia sarda? La redenzione sta in un gruppo di resistenti, una parte della popolazione che detta la linea ambientalista-paesaggistica-estetica.

Sono i pochi movimenti indipendentisti, i partiti non compromessi, i comitati, gli attivisti, le associazioni, i gruppi giuridici che riescono a opporre resistenza dal basso, che lottano a mani nude, senza fondi economici, senza padrini politici: difendono la Sardegna, l’ambiente, il patrimonio culturale, i sardi tutti.

La categoria della bellezza è entrata nella aspra lotta sarda, con le chiacchierate serali del Presidio degli Ulivi, le poesie scalze recitate che bloccavano i lavori, i canti di lotta, e continua ancora oggi con l’abbraccio di Saccargia e le voci di Ittiri e di Lu Fenosu.

Il 7 luglio era l’anniversario dell’iniziò del Presidio degli Ulivi, durò per quattro mesi e fu sgomberato da una quantità spropositata di forze dell’ordine. Nelle campagne di Selargius, la Terra dei Fuochi sarda, dove esiste un sistema di discariche abusive che incendiano i rifiuti, che molto spesso fuggono di mano, stanno preparando le stazioni per il Tyrrhenian Link, il Sardinian Link, le batterie BESS Whysol. Gli abitanti non sono più graditi nell’agro.

L’8 luglio un gigantesco incendio ha devastato 100 ettari e le vite di alcuni residenti nelle campagne di Selargius. Accerchiati dal fuoco, hanno perso animali, alveari, coltivazioni, capanni con dentro attrezzi e viveri: “Abbiamo perso tutto”. Serve urgentemente una Paradura.

Il 9 luglio nella zona Su Petzu Mannu, sono stati messi i sigilli a una discarica abusiva da 8mila metri quadri a ridosso della 554. Lo scorso 29 giugno era stata scoperta con un drone un’altra discarica-inceneritore abusiva ed erano stati arrestati due imprenditori proprietari del terreno.

In questo dramma, i sindaci di Monserrato (Locci) e Selargius (Concu) si sono fatti ritrarre in una foto in cui “gettano” acqua sulle ceneri del fuoco ormai già spento. Questa farsa è voluta dagli elettori di Monserrato e di Selargius, non ha più senso prendercela con i politici: dobbiamo prendercela con chi li sostiene e li vota.

https://www.sindipendente.com/

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Un commento

  1. Massimo Zedda

    Sempre GRANDI NOI SARDUS 👍

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