
Pietro Costa
di LUCIA BECCHERE
La mostra di sole maschere “La mia grafica” di Pietro Costa, allestita nel marzo scorso nella sua casa de su contone, ha regalato al visitatore quell’enorme carico di emozioni, vibrazioni e contrasti che fanno di ogni artista un poeta. “Il disegno è la base di tutto – ha dichiarato l’artista -, solo la grafica mette a nudo la poetica del racconto. Le maschere rappresentano diversi volti del mio stato d’animo e niente hanno a che vedere con il carnevale barbaricino”.
Nato a Nuoro nel 1949 da padre pastore e mamma casalinga, terzo di sei figli, scuola d’arte a Sassari, è stato allievo di Stanis Dessi (1900-1986) maestro del colore e delle tecniche e del preside Mauro Manca (1913-1969) portatore della pittura informale in Sardegna. Abilitato all’insegnamento, qualche breve supplenza fra Cuglieri, Bolotana e Ortueri, ha ottenuto la nomina in discipline pittoriche presso l’Istituto d’arte di Nuoro. A soli 42 anni ha lasciato la scuola per dedicarsi all’arte in tutte le sue declinazioni.
Cosa le è rimasto dell’insegnamento? “Il contatto coi ragazzi che mi ha arricchito enormemente”.
Quando ha esposto per la prima volta? “Nel ’68 una collettiva a Sassari, tutti studenti che dormivamo e dipingevamo in un’unica stanza. È stato Ninetto Corona, insegnante di lettere, uomo di grande cultura e amante dell’arte ad aprirci la strada all’arte contemporanea. Tuttavia il mio mentore è stato Goya. Nell’estate del ‘75 la prima personale all’aperto in p.zza Veneto a Nuoro, volevo che la gente fosse costretta a guardare le mie opere esposte su una struttura di tubi che la notte smontavo. Un enorme successo”.
Cosa vuole comunicare coi colori forti del giallo, rosso e blu? “Esterno la rabbia contro le costrizioni. Le mie figure umane sono molle in tensione pronte a esplodere, sprigionano molta forza e vogliono liberarsi dalle imposizioni. È un invito alle nuove generazioni a non sottostare passivamente”.

Nella parte alta di una parete esterna della sua casa di Santu Predu ha realizzato un enorme orologio solare ben visibile e perfettamente funzionante. Perché? “Ho sempre avuto interessi diversi e quest’opera mi ha messo in contatto con l’universo. Ho studiato gnomonica, disciplina che comprende astronomia, geometria, arte e le meridiane mi hanno sempre affascinato. È l’ombra dell’asta (gnomone) proiettata dai raggi solari che segna le ore”.
Fra i suoi lavori installati a Nuoro, in piazza Veneto troviamo la Collana megalitica realizzata con tronchi di olivastro innestati a blocchi di pietra con un avvolgimento di fili di rame, richiamo al nuragico e alla natura e il Monumento ai caduti di tutte le guerre; nel rione di Santa Croce Il pastore e la luna. “Un omaggio a mio padre – ha spiegato -. Raccontava quando pastorello, le notti d’estate conduceva le pecore al pascolo mentre di giorno nelle ore più calde meriggiavano all’ombra. Per non farsi sopraffare dal sonno leggeva a voce alta le poesie in sardo di Pippinu Mereu, appoggiandosi al muretto perché gli arbusti spinosi lo tenessero sveglio. L’ho sempre immaginato leggere le poesie al chiarore della luna anche se in quel contesto il pastore viene rappresentato mentre mostra con orgoglio la sua pecora ad un ipotetico compratore in fiera”.
All’esterno della Polifunzionale di via Roma troviamo Diegu, omaggio agli ultimi e ai derisi, opera donata al Comune dall’autore, mentre nella nuova cappella del Cimitero possiamo ammirare il Cristo sofferente.
Nel 2016 il monumento a Grazia Deledda collocato nella parte alta del corso Garibaldi ha suscitato commenti contrastanti. Ce ne vuole parlare? “La statua di Deledda mi è stata commissionata dal Comune di Nuoro per l’80esimo anniversario della sua morte. Simbolo di donna che lotta, ho voluto rappresentare la sua forza con la carenatura di una barca e i suoi spigoli che fendono le acque verso altri lidi, sfidando tutti, e poiché doveva essere collocata all’ingresso di via G. Deledda, la sua mano aperta vuole essere l’invito all’accoglienza, all’ospitalità, come da consuetudine nuorese. Io mi ritengo soddisfatto di quel lavoro”.
Dietro il pittore in apparenza burbero, in Pietro Costa si cela un animo gentile e sensibile. “Quello che ammiro in lui è la bontà e la generosità. In ogni difficoltà, mai è venuto meno il suo sostegno”, ha confessato la moglie Silvana al suo fianco da 50 anni.
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L’articolo intervista di Lucia Becchere delinea con accuratezza il profilo umano, professionale e artistico di Pietro Costa. Un artista poliedrico il cui talento spazia dalla pittura alla grafica, dalla scultura alla installazione, con forme espressive forti, potenti e sorprendenti, coniugando arte e impegno politico-sociale.