
La Sardegna raccontata come un paradosso contemporaneo: terra simbolo mondiale della longevità ma allo stesso tempo regione che perde abitanti, giovani, servizi e lavoro. È il ritratto tracciato dal Financial Times in un lungo reportage dedicato all’isola, pubblicato con un titolo che già contiene il cuore della questione: “Long live Sardinia”. Il punto di partenza è la contraddizione tra l’immagine internazionale della Sardegna – soprattutto quella della Blue Zone, le aree dell’Ogliastra e della Barbagia dove si concentra un numero eccezionale di centenari – e la realtà di una regione che affronta crisi demografica, spopolamento delle aree interne e trasformazioni economiche profonde.
Il reportage si apre in Costa Smeralda, tra Porto Cervo, yacht e voli in elicottero organizzati per i turisti più ricchi. Negli anni, racconta il quotidiano britannico, concierge e agenzie specializzate avrebbero ricevuto richieste di escursioni verso le zone interne dell’isola associate alla longevità. Ma il mito della Blue Zone viene subito ridimensionato da Gianni Pes, il medico e statistico che insieme al demografo belga Michel Poulain individuò proprio in Sardegna la prima Blue Zone al mondo. “Non esiste una formula magica della longevità”, spiega Pes al Financial Times. La vita lunga, sostiene, nasce da un insieme complesso di fattori: attività fisica quotidiana legata al lavoro, alimentazione, relazioni sociali e sostegno della comunità. “Bisogna considerare tutti questi elementi insieme”.
Ma dietro il mito internazionale dell’isola dove si vive più a lungo emergono i dati della crisi. Il Financial Times ricorda che la popolazione sarda è passata da 1,66 milioni di abitanti nel 2010 a circa 1,55 milioni nel 2025. Meno del 10 per cento dei residenti ha meno di 14 anni e l’età media è salita a 49 anni. La natalità è la più bassa d’Italia per il sesto anno consecutivo. Il quotidiano sottolinea anche il progressivo impoverimento del tessuto produttivo: dal 2008 la Sardegna ha perso circa un quinto delle imprese artigiane e nel 2024 ben 32 paesi non hanno registrato neppure una nuova attività economica. La disoccupazione giovanile viene indicata al 27,8 per cento, mentre il lavoro disponibile resta spesso stagionale e sottopagato.
A questo si aggiungono le criticità della sanità territoriale: secondo il reportage mancano circa 400 medici di base e 300 mila residenti non hanno più accesso a un medico di famiglia. Il Financial Times insiste poi sul ruolo dei cambiamenti climatici. Siccità frequenti, raccolti agricoli messi in difficoltà e rischio erosione per una parte consistente delle spiagge sarde entro il 2050. Ma il reportage non si limita a descrivere la crisi. Una parte consistente è dedicata ai tentativi di risposta messi in campo nell’isola. Tra questi il caso di Ollolai, diventato noto a livello internazionale per il progetto delle case a un euro e per le iniziative rivolte ai lavoratori da remoto. Il sindaco Francesco Columbu racconta al quotidiano britannico di aver ricevuto oltre 40 mila candidature per il programma “Work from Ollolai”, pensato per attrarre remote workers interessati a sperimentare la vita nei paesi della Blue Zone. “Dal 1967 a oggi abbiamo perso metà degli abitanti”, dice Columbu. “Da soli non basta”.
Ampio spazio viene dedicato anche alla presidente della Regione Alessandra Todde, che rivendica gli investimenti contro lo spopolamento: contributi per chi si trasferisce nei piccoli centri, incentivi per le imprese, bonus bebè e misure per attrarre medici nei territori più fragili. “Siamo fortunati a vivere in un paradiso dal punto di vista paesaggistico, ambientale e climatico. Però tutto questo deve essere sostenuto dai servizi”, afferma Todde. Secondo la presidente, “le donne e gli under 35 sono i primi a lasciare i paesi, ma sono anche quelli più capaci di rigenerarli”.
Nel reportage trova spazio anche l’Einstein Telescope, il gigantesco osservatorio sotterraneo candidato a sorgere nell’ex miniera di Sos Enattos, a Lula. Per il Financial Times il progetto potrebbe rappresentare una svolta storica per le aree interne, portando migliaia di posti di lavoro e nuovi investimenti infrastrutturali nel Nuorese. La Sardegna viene raccontata anche attraverso chi ha scelto di trasferirsi o tornare nell’isola. C’è la scrittrice e cuoca britannica Letitia Clark, che vive a Baratili San Pietro e che descrive come elemento prezioso della Sardegna la vicinanza tra le famiglie e il senso di comunità. Ma anche lei lancia un allarme: “Ci sono pochissimi bambini e i servizi stanno gradualmente sparendo. Il bonus bebè è positivo, ma non basta”.
Il reportage affronta poi il tema del mercato immobiliare e del ritorno di interesse verso l’interno dell’isola. Secondo diverse agenzie citate dal quotidiano, cresce la domanda di proprietà rurali lontane dalla costa, anche grazie alla diffusione del lavoro da remoto e ai prezzi ancora relativamente bassi rispetto ad altre aree italiane. L’architetto Stefano Boeri, intervistato dal Financial Times, difende apertamente il Piano paesaggistico regionale del 2006: “Credo che abbia salvato intere porzioni della costa”. Ma aggiunge anche che il futuro dell’isola si giocherà soprattutto nei paesi dell’interno.
Resta però la domanda finale, quella che attraversa tutto il reportage: l’arrivo di nuovi residenti può davvero salvare la Sardegna senza alterarne l’identità? Pes invita alla cautela. “La curva della longevità in Sardegna continua a crescere e servono molte generazioni per costruire una cultura integrata”, osserva. Il rischio, secondo lo studioso, è che lo spopolamento e i nuovi flussi migratori producano comunità separate e frammentate. “La composizione della Sardegna potrebbe cambiare completamente. E allora cosa ne sarà della longevità?”.
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