LA GRANDE EREDITA’ DI ANTONIO GRAMSCI ED EMILIO LUSSU, TRA GHILARZA ED ARMUNGIA: L’INIZIATIVA A CIAMPINO CON IL CIRCOLO ‘GRAZIA DELEDDA’

da sinistra il musicista Stefano Magneco, lo scrittore Sandro Dessì, la sindaca Emanuela Colella e il presidente del circolo Pierluigi Frigau

Come nasce un eroe? Forse una risposta l’abbiamo avuta esplorando due vite in parallelo di due eroi sardi, pilastri della nostra Repubblica: Emilio Lussu e Antonio Gramsci.

Lo abbiamo fatto non come si fa coi libri di scuola, nascita, vita ed eventi importanti, piuttosto scrutando i dettagli della vita privata, il nascere dei loro valori negli episodi dell’infanzia, le scelte che li hanno resi quello che sono: eroi.

Questo è successo Sabato 28 febbraio 2026, alle 17,30, presso la Sala Consiliare “Pietro Nenni” di Ciampino, alla presenza del Sindaco Emanuela Colella di Ciampino e con il suo Patrocinio, con il supporto della Regione Autonoma Sardegna, e grazie all’Associazione Culturale Grazia Deledda APS di Ciampino che ha invitato Sandro Dessì, scrittore, docente in materie letterarie e Storia dell’Arte, Illustratore, fumettista premiato e Promotore Culturale, che ci ha portato nel vivo dei dettagli delle vite di questi due padri fondatori della nostra Nazione. Il racconto, estremamente coinvolgente e ricchissimo, è stato accompagnato dalla chitarra e dalla voce di Stefano Migneco, cantautore e compositore già pubblicista. Il suo ambito è la musica folk cantautorale, per cui conduce un progetto di tributo a Fabrizio De Andrè, chiamato “Il testamento di Faber”.

Queste vite, di Lussu e Gramsci, allineate e al tempo stesso all’antitesi, dalla culla alla lapide, ci vengono raccontate da “Sandru” con un susseguirsi di episodi.

Gramsci nasce in povertà ad Ales, il padre è arrestato quando lui è piccolo e resta con un numero rilevante di fratelli cresciuto solo dalla mamma, Giuseppina Marcias. Una donna che fa la differenza. Mentre il piccolo Antonio, dal fisico cagionevole, non resta insensibile ai sacrifici economici della mamma, portando scarpe bucate senza dirglielo per non farle spendere soldi, lei non smette di incoraggiarlo a studiare, nonostante le grandi difficoltà, mostrando egli fin da piccolo una grande intelligenza, fuori dal comune. Per Giuseppina e Antonio, l’istruzione è un mezzo di riscatto ma soprattutto di crescita intellettuale personale. La povertà segna il pensiero politico di Gramsci e la sua ossessione per la lotta alle ingiustizie sociali.

Emilio, invece, nasce molto benestante tanto da avere servi d’aiuto nei possedimenti del padre. La parola servo in sardo non sta per “schiavo”, ne è spregiativa come si può intendere. Indica semplicemente un ruolo, un lavoro nella maggior parte dei casi più che dignitoso nella casa del proprietario terriero o di bestiame, (certo dipendeva sempre dalla persona). Il “padrone“ non possiede il servo come persona, come schiavo, ma gli impartisce lavori, compiti e oltre la paga gli dà spesso l’alloggio e il vitto.

Una sera Emilio, ragazzino, torna dalla campagna insieme ad uno dei servi del padre. Il servo, molto stanco e per accelerare le operazioni chiede ad Emilio di essere aiutato (non era inusuale). Emilio risponde male “sei tu il servo, finiscilo tu il lavoro”. Il padre, poco distante, ascolta queste parole e si avvicina con una “ferula”, un fusto di legno elastico ma non troppo sottile. Emilio pensa che il padre voglia dare una lezione al servo ma la lezione la prende lui: il padre lo batte con la ferula e poi si rivolge al servo: “domani porterai Emilio in campagna con te, resterete lì una settimana e lui dovrà fare tutti i lavori che tu gli impartirai. Questo è il bastone, se non ti ascolta puoi usarlo e poi dovrai dirmelo. È un ordine”

Invece che con risentimento Emilio accoglie e ricorderà quella punizione come la prima lezione di democrazia ricevuta dal padre.

Anche l’atteggiamento verso la guerra è antitetico tra i nostri due protagonisti: Antonio la rifiuta mentre Emilio la brama. Antonio ed Emilio si conoscono in Parlamento. Dopo il primo attentato a Mussolini, inizia la caccia ai suoi detrattori.

A Cagliari si sente dire il detto “col pizzetto di Lussu faremo spazzolini per pulire gli stivali di Mussolini”. Lui non scappa, li aspetta.

Vanno in 100 a prenderlo e poi anche tutta l’armeria di Cagliari, verrà arrestato ma il giudice lo assolverà. Mussolini però lo esilia a Lipari da dove scapperà in modo così plateale da essere raccontato persino dal New York Times.

Una settimana dopo viene arrestato anche Antonio Gramsci. Nel suo ultimo discorso in Parlamento verrà interrotto da Mussolini ben 18 volte. Il Duce stesso ne temeva la pungente intelligenza. Il Giudice che lo condannò disse: “bisognerà impedire a questo cervello di pensare per almeno 20 anni”.

Persino Sandro Pertini, quando come dirigente del Partito Socialista lo andò a trovare in carcere, lo definì di una rara intelligenza e caratura di valori.

Anche la storia con le loro compagne è diversa ma in parte uguale. Entrambe saranno compagnie leali, fedeli fino alla fine, sia alla persona che agli stessi valori condivisi.

Emilio fugge a Parigi dove conosce Joyce. Lì fonda Giustizia e Libertà, la prima associazione contro il fascismo. Poi dovette fuggire con Joyce a Lisbona e inizia una vita da fuggiaschi sempre per proseguire i progetti politici.

Da anziana Joyce racconterà che in un momento di scoramento disse ad Emilio di voler prendere la pillola di cianuro che tutti i fuggiaschi portano con sé, per non cadere vivi nelle mani del nemico. A questa intenzione egli prese la sua pillola è quella della moglie e le gettò via. Quel gesto fu per la donna un’infusione di tale coraggio e fede che le permise di continuare fino alla fine.

Antonio intanto va Mosca, dove era stato inviato come rappresentante del Partito Italiano nell’esecutivo e internazionale Comunista. Purtroppo la salute lo abbandonò quasi subito e fu ricoverato per un esaurimento nervoso in sanatorio. Li conosce Giulia: colta, elegante, aristocratica e rivoluzionaria.

Diventa sua moglie in un matrimonio spesso interrotto dai frequenti arresti di lui ma dal quale nacquero comunque due figli di cui solo uno Antonio ebbe la gioia di conoscere.

Anche la morte accomuna i nostri eroi, sono entrambi sepolti nel cimitero di Ostiense ma muoiono entrambi lontani dalla Sardegna, da uomini liberi, dopo aver difeso i loro valori e aver lottato contro le ingiustizie per gli uomini e le donne, l’uno tra i fondatori del Partito Sardo d’Azione e poi del Partito Socialista italiano, l’altro tra i fondatori del Partito Comunista, entrambi i filosofi ma comunque uomini d’azione che con loro sacrificio hanno costruito la nostra Repubblica e la nostra Costituzione.

Sembra una storia da film, eppure ancora oggi, in questo momento, molti uomini stanno vivendo vite come queste nella speranza di creare un mondo di giustizia ed è per questo che è importante, anzi fondamentale, non dimenticare chi prima di noi ha già dovuto difendere la società dalla tirannia.

A questo scopo, ad Armungia e a Ghilarza ci sono due bellissimi e nuovi musei, che raccontano la storia di questi eroi. Non so se con questi racconti di Sandru Dessì, anche messi nero su bianco nei suoi fumetti, abbiamo risposto alla domanda iniziale su “come nasce un eroe”.

Certamente abbiamo scoperto che i valori dell’imprinting familiare e della propria terra hanno avuto un’importanza fondamentale.

Per saperne di più si può andare proprio lì, nei musei di Ghilarza e di Armungia, nella terra sarda che ha dato i natali a questi due eroi.

Chissà che lì non ci sia la risposta su come nasce un eroe, o più semplicemente (come insegna Gramsci) come si abbandona l’indifferenza e si partecipa alla vita attiva della storia che stiamo vivendo, anche ognuno nel proprio piccolo.

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4 commenti

  1. Davvero interessante e appassionante! Ripercorrere la storia è scoprire i valori che ispirano ciò di cui studiamo nei libri di scuola è sempre stimolante. <3

  2. Accostare Gramsci a lussu è come Coerenza con tradimento. Ripassatevi la Storia.

  3. Sandro Dessì

    Bellissimo articolo, cara Regina!
    Ad maiora semper!❤️

  4. Barbara Regina

    Grazie, sono contenta che ti piaccia. Complimenti e grazie a te per i racconti appassionati e i libri bellissimi che ci hai portato.

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