
di DANIELA MARCHETTI
Dalle ferite ambientali del passato industriale alle nuove frontiere della transizione ecologica. La Regione Sardegna è sbarcata in Australia per partecipare all’IMARC 2026 (International Mining and Resources Conference), il summit di riferimento per il comparto estrattivo e le risorse naturali dell’area Asia-Pacifico.
La spedizione sarda – condotta dal capo di Gabinetto dell’Assessorato dell’Industria, Guido Portoghese, affiancata dalla funzionaria tecnica Francesca Tolu – si inserisce nell’ambiziosa strategia dell’Isola per il rilancio del proprio bacino minerario, l’attrazione di capitali esteri e l’avvio di filiere produttive basate su sostenibilità, riuso ed economia circolare.
La missione isolana ha fatto squadra con il sistema Paese, integrando una rappresentanza istituzionale di alto profilo guidata dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), affiancati dai tecnici e ricercatori di ISPRA, ENEA e Invitalia.
Il momento centrale della trasferta è stato il forum bilaterale Italia-Australia “Securing the Future – The State of Italy–Australia Relations in Critical Minerals”, a cui hanno preso parte anche l’ambasciatore italiano a Canberra, Nicola Lener, il sottosegretario agli Esteri Massimo Dell’Utri e il responsabile dell’Unità per l’Internazionalizzazione del Mimit, Alberto Castronovo.
«Riconvertire un problema storico in un volano di crescita verde: è questa la vera scommessa per la Sardegna», ha dichiarato l’assessore regionale dell’Industria, Emanuele Cani. «Il recupero dei materiali dagli scarti minerari, combinato con i progetti di bonifica e la ricerca sui minerali rari, è una leva cruciale per rendere competitivo il nostro territorio e contribuire all’indipendenza energetica richiesta dall’Unione Europea».
Durante le sessioni di lavoro, i delegati sardi hanno posto l’accento sulla ricca eredità estrattiva dell’Isola, proponendola come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto per l’economia circolare. I depositi e i residui delle vecchie miniere, da tempo criticità sul piano ecologico, si candidano a diventare una miniera urbana da cui estrarre metalli preziosi e materie prime strategiche indispensabile per le tecnologie digitali e la decarbonizzazione.
Sotto i riflettori di Sydney sono finiti soprattutto i progetti di ricerca applicata sostenuti dalla Regione. L’obiettivo delle sperimentazioni in corso è mettere a punto soluzioni tecnologiche avanzate per estrarre piombo, zinco e materie critiche dai residui storici, assicurando al contempo la bonifica e la messa in sicurezza definitiva dei territori coinvolti.
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