
di PAOLO LOI
Il docufilm “Camminantes sulla Via dei Santuari” varca i confini dell’Italia e approda a Brisbane, nel continente australiano, portando con sé il racconto di una Sardegna profonda, fatta di cammini, santuari, comunità, memoria e accoglienza.
L’idea di portare il progetto del Cammino “La Via dei Santuari” fino in Australia è stata di è stata di Kikki Oggianu della FILEF Sardegna, che ha proposto l’iniziativa a Fausto Zanda, presidente del Queensland Sardinian Culture Club. Una proposta che ha trovato immediatamente la convinta adesione del Comitato di governo del Club e che si è tradotta, il 23 agosto, nella presentazione a Brisbane del cammino “La Via dei Santuari” e nella contestuale proiezione del docufilm.
Il Queensland Sardinian Culture Club “Ulisse Usai”, presieduto da Fausto Zanda, opera nel Queensland dal 1992 e da oltre trent’anni rappresenta un punto di riferimento per la promozione della cultura e dell’identità sarda in Australia. La sua attività non si limita a mantenere vivo il legame con l’isola all’interno della comunità degli emigrati, ma è da sempre orientata ad aprire la cultura sarda al confronto con il più ampio contesto italiano e australiano, facendo delle iniziative culturali un’occasione di incontro, conoscenza e scambio.
È in quest’ottica che il Club ha accolto la Via dei Santuari, aprendo uno spazio, dall’altra parte del mondo, nel quale la Sardegna ha potuto raccontarsi al di fuori degli stereotipi più consueti, attraverso uno dei suoi patrimoni più intimi e meno conosciuti: quello dei novenari, delle feste lunghe, dei cammini e delle comunità che ancora oggi custodiscono e tengono vivi questi luoghi.
La Via dei Santuari nasce dall’esperienza compiuta nel 1996 e nel 1997 sul Cammino di Santiago da Paolo Loi ed Elisabetta Pintor, con il supporto dell’Associazione Camminantes Onlus, creata come strumento per favorire lo sviluppo del progetto.
Fin dall’inizio la volontà è stata quella di creare in Sardegna un cammino capace di raccontare qualcosa di realmente caratteristico dell’isola. L’attenzione si è così concentrata sui santuari campestri e, in particolare, su quei santuari detti novenari, che costituiscono una delle espressioni più originali della cultura religiosa e comunitaria sarda e un elemento pressoché unico nel Mediterraneo.
I novenari sono piccoli villaggi temporanei, edificati al di fuori dei centri abitati, spesso in contesti paesaggistici di straordinaria bellezza. Per gran parte dell’anno restano silenziosi, quasi sospesi nel tempo, per poi animarsi pienamente una volta all’anno in occasione della novena e della festa dedicata al santo al quale il luogo è intitolato.
Accanto alla chiesa sorgono le piccole abitazioni chiamate, a seconda delle diverse zone dell’isola, muristenes, cumbessias o, in alcuni casi, lozzas, destinate ad accogliere i novenanti che scelgono di vivere per alcuni giorni all’interno del villaggio e di partecipare alla novena residenziale.
I novenari raccontano così l’antica tradizione delle “feste lunghe” di Sardegna, descritta dall’antropologa Clara Gallini nel suo fondamentale lavoro Il consumo del sacro. Feste lunghe di Sardegna, completato nei primi anni Settanta.
Proprio i novenari rappresentano lo snodo centrale nella costruzione del cammino.
Da una parte raccontano una storia importante, quella della novena residenziale seguita dalla festa, durante la quale le comunità ritornano nei propri luoghi sacri e vivono un autentico processo di rigenerazione dei legami. Dall’altra costituiscono una preziosa base logistica per i Camminantes.
Grazie al supporto dei comitati che custodiscono e si prendono cura di queste strutture, chi percorre La Via dei Santuari può trovare un luogo per trascorrere la notte, i servizi necessari, uno spazio nel quale cenare, fare colazione l’indomani e riprendere il cammino.
Ma ciò che i novenari offrono non può essere misurato soltanto in termini di ospitalità materiale.
Nei secoli sono diventati i luoghi nei quali vengono custoditi i ricordi sacri di una comunità. Il calore di quei ricordi, trasmesso attraverso le persone che aprono le porte, accolgono i camminatori e raccontano le storie dei luoghi, rappresenta il vero tesoro intangibile che La Via dei Santuari consegna a chi sceglie di percorrerla con lo zaino in spalla.
Nel 2023 “La Via dei Santuari” ha ottenuto il riconoscimento di cammino religioso da parte dell’Assessorato regionale del Turismo, cui compete la materia dei cammini.
Il riconoscimento ufficiale ha dato avvio a una partnership con l’Assessorato e all’inserimento della Via dei Santuari in un programma di promozione che coinvolge i cammini riconosciuti della Sardegna, le amministrazioni locali interessate e la Conferenza Episcopale Sarda, partner fondamentale nel perimetro dei cammini religiosi.
Attualmente il percorso parte da San Salvatore di Cabras, raggiunge il centro dell’isola attraverso il novenario di San Mauro di Sorgono e prosegue verso l’estremo nord della Sardegna, sino alle soglie del novenario della Beata Vergine del Buoncammino. Da lì il cammino guarda ancora oltre.
Superate le Bocche di Bonifacio, prosegue infatti in Corsica sino all’Hermitage de la Trinità, a pochi chilometri da Bonifacio. La Via dei Santuari si sviluppa complessivamente per oltre 400 chilometri, articolati in 22 tappe, e incontra lungo il suo percorso 20 novenari, in undici dei quali è previsto anche il pernottamento.
La scelta di oltrepassare le Bocche di Bonifacio nasce dalla volontà di aprire una porta a nord verso l’Europa, facendo sì che un cammino nato dall’identità più profonda della Sardegna possa inserirsi in uno spazio mediterraneo e culturale più ampio.
Parallelamente, spinti dall’urgenza del tema identitario rappresentato dai novenari, gli ideatori del cammino hanno costruito un percorso narrativo che ha portato alla realizzazione del docufilm “Camminantes sulla Via dei Santuari”, diretto dal regista Francesco Casu, con musiche originali del maestro Romeo Scaccia e la voce narrante dell’attore Valentino Mannias.
A questo lavoro sono seguite la pubblicazione della Guida del Cammino La Via dei Santuari in Sardegna, edita da Imago, e più recentemente la mostra dedicata al cammino ospitata negli aeroporti di Cagliari e Olbia.
La proiezione del docufilm a Brisbane ha assunto un significato particolare perché è diventata anche l’occasione per ricordare Francesco Casu, scomparso improvvisamente il 31 luglio scorso.
Francesco aveva aderito fin da subito al progetto della Via dei Santuari e si era reso disponibile, con grande generosità, alla realizzazione del docufilm. Anche lui era un Camminantes.
Il film rappresenta pienamente lo spirito del cammino: un andare a fondo nelle radici di una tradizione millenaria, con rispetto ma anche con leggerezza; con l’attenzione di chi cerca delle risposte ma, allo stesso tempo, con lo spirito di chi vuole vivere un momento di festa nella natura, con i propri compagni di viaggio e con gli amici che rendono possibile l’accoglienza lungo il percorso.
Francesco Casu ha saputo raccontare in modo magistrale questa avventura, questo attraversamento senza precedenti del cuore della Sardegna, scandito non soltanto dai paesaggi e dai chilometri, ma soprattutto dal calore dell’accoglienza ricevuta in luoghi capaci ancora oggi di custodire un senso profondo di comunità.
Ed è proprio il risultato di questo lavoro ad essere emerso in maniera evidente durante la proiezione organizzata dal Queensland Sardinian Culture Club.
Come ha commentato il presidente Fausto Zanda, l’impatto emotivo generato dal docufilm ha superato il perimetro della comunità degli emigrati sardi e ha coinvolto con grande intensità anche rappresentanti qualificati della comunità italiana presenti in sala, tra i quali alcuni esponenti della Scuola Dante, spesso partner del Club nelle sue iniziative culturali. È forse questo uno degli aspetti più significativi della giornata di Brisbane.
Il Queensland Sardinian Culture Club non si è limitato a ospitare la proiezione di un film, ma ha trasformato l’iniziativa in un momento di incontro tra mondi diversi, facendo del cammino e dei novenari un linguaggio attraverso il quale raccontare la Sardegna anche a chi non appartiene direttamente alla comunità isolana. Un ruolo che si inserisce pienamente nell’attività portata avanti da anni dal Queensland Sardinian Culture Club: mantenere vivo il rapporto con la Sardegna e, allo stesso tempo, fare della cultura sarda uno spazio aperto di dialogo con la più ampia comunità italiana e australiana
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