IL PRIMO CONGRESSO DEI ‘SARDI EMIGRATI UNITI’: FIRENZE, IL LUOGO SIMBOLICO PER UNA NUOVA STAGIONE

La scelta di Firenze come sede del Congresso fondativo della SEU non è soltanto una scelta logistica, né può essere ricondotta alla disponibilità di una sede o alla centralità geografica della città. È una scelta che porta con sé un significato simbolico preciso.

Firenze è, nella storia europea, il luogo nel quale un’epoca ha saputo interrogare se stessa e, attraverso una straordinaria stagione culturale, aprire la strada a un tempo nuovo. Dal Medioevo al Rinascimento si afferma una diversa idea dell’uomo: la persona torna al centro della riflessione, vengono valorizzate la conoscenza, la creatività, la ragione e soprattutto la dignità dell’individuo. È una rivoluzione culturale che non si limita alle arti, ma investe il modo stesso di guardare alla società, alla politica e alle relazioni tra le persone.

È proprio questo, a nostro avviso, il primo parallelismo con la nascita della SEU.

Anche l’associazionismo sardo si trova oggi ad affrontare la necessità di attraversare una fase di cambiamento. Non siamo chiamati a rinnegare ciò che siamo stati, ma a trasformare l’esperienza maturata in cinquant’anni in una nuova capacità di interpretare il presente. Come il Rinascimento non cancellò ciò che lo aveva preceduto, ma seppe trarne gli elementi migliori per costruire una nuova visione, così la nuova Federazione deve saper raccogliere il patrimonio dei Circoli, della loro storia, della loro solidarietà, delle loro battaglie e delle loro relazioni, aprendolo però a nuove forme di partecipazione e di organizzazione.

Il parallelismo non è soltanto storico e culturale. È anche un parallelismo nei valori.

Firenze è la città di Giorgio La Pira, della pace, del dialogo, dell’accoglienza e della fraternità tra i popoli. La Pira ha interpretato la politica come responsabilità verso la persona e verso la comunità, mettendo al centro la dignità umana, il confronto e la costruzione della pace.

E questi sono valori che devono appartenere anche alla nuova Federazione: la dignità delle persone, il rispetto delle differenze, il dialogo, la partecipazione e la capacità di costruire relazioni invece di alimentare contrapposizioni.

Firenze è anche la città di Don Lorenzo Milani e del suo “I care”: mi sta a cuore. Una frase semplice, ma capace di racchiudere un’idea profondissima di responsabilità. Prendersi cura degli altri, dei problemi della comunità, soprattutto di chi rischia di rimanere ai margini. E ancora una volta il parallelismo con ciò che vorremmo fosse la SEU è evidente.

Una Federazione non può limitarsi a rappresentare interessi o a gestire strutture. Deve prendersi cura dei Circoli, soprattutto di quelli più fragili; deve prendersi cura delle nuove generazioni, dei territori, delle relazioni tra le comunità sarde e la Sardegna. Deve fare propria l’idea che i problemi degli altri riguardano tutti e che le soluzioni più importanti si costruiscono insieme.

Da Firenze, quindi, non vorremmo soltanto far partire una nuova organizzazione. Vorremmo far partire una nuova cultura associativa. Se il Rinascimento ha rimesso l’uomo al centro, la SEU deve rimettere la persona e i Circoli al centro della Federazione.

Se Firenze è stata luogo di incontro tra culture, saperi e linguaggi diversi, la SEU deve diventare luogo di incontro tra territori, generazioni, esperienze e competenze diverse.

Se La Pira ha fatto del dialogo e della fraternità uno strumento di politica e di pace, la SEU deve fare del dialogo e del rispetto uno strumento permanente della propria vita interna.

Se Don Milani ci ha insegnato che “I care” significa assumersi la responsabilità dei problemi degli altri, la nuova Federazione deve interpretare il proprio ruolo come servizio ai Circoli e alla comunità sarda, non come esercizio del potere.

Ed è forse proprio qui che il significato di Firenze incontra più profondamente quello della SEU.

Firenze rappresenta storicamente il coraggio di uscire da un’epoca e di aprirne un’altra. La SEU nasce oggi con la stessa esigenza: uscire da un modello organizzativo che mostra i suoi limiti e costruire un modo nuovo di stare insieme.

Non una rottura con la nostra storia, ma una sua evoluzione, non la cancellazione del passato, ma la capacità di trasformarlo in futuro non la centralità dei dirigenti, ma la centralità dei Circoli non la contrapposizione delle differenze, ma la loro valorizzazione, non una struttura che decide dall’alto e una periferia che esegue, ma una rete nella quale il centro è al servizio dei suoi nodi.

Per questo partire da Firenze è già una scelta di metodo. Significa dire che la nuova Federazione vuole mettere al centro la persona, la dignità, la partecipazione, la cultura, il dialogo e la responsabilità. Significa affermare che la modernizzazione dell’associazionismo non è soltanto una questione di strumenti organizzativi o tecnologici, ma prima di tutto una questione culturale.

Il Congresso fondativo del 24 e 25 ottobre può quindi rappresentare qualcosa di più della nascita formale della SEU – Sardi Emigrati Uniti. Può rappresentare l’inizio di una nuova stagione.

Come Firenze seppe trasformare una crisi di passaggio in una straordinaria stagione di creatività, conoscenza e apertura, così la SEU deve saper trasformare le difficoltà dell’associazionismo sardo in un’occasione di rinnovamento, partecipazione e futuro.

È questo il significato che dovremmo dare alla nostra presenza a Firenze: non semplicemente fondare una nuova Federazione, ma provare a costruire un nuovo modo di essere comunità. Una Federazione inclusiva, moderna e trasparente, costruita intorno a valori, regole e obiettivi condivisi e capace di tenere insieme memoria e innovazione, identità e apertura, radici e futuro, ma aggiungerei con una “marcia in più” (una risorsa che altrove pare smarrita): mantenere una capacità critica e riflessiva con la quale confrontarci costantemente su come, attraverso i circoli, essere utili al mondo dell’emigrazione e contribuire al progresso della Sardegna.

La nostra è una “storia in cammino”, fatta di identità molto forti e di uno smisurato amore per la nostra terra, ma anche di una grande capacità di incontro per dare vita a nuove esperienze di condivisione.

E forse non poteva esserci luogo più significativo di Firenze per cominciare questo cammino.

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5 commenti

  1. Un bellissimo articolo

  2. Parole pienamente condivise Elio!
    Su :Bentu Nou” ha soffiato e continuerà a soffiare, spingendoCI nella direzione giusta, INSIEME e UNITI! BUONA STRADA alla nuova Federazione e a tutti i suoi Circoli!
    Dina Meloni

  3. Massimiliano Perlato Mura

    Un commento vergognoso da parte del Presidente della Federazione dei circoli sardi in Germania

  4. Più che uniti sono disuniti

  5. Grande Elio

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