
l'incontro al circolo Ichnusa di Mestre
di MARCO BERNARDINI
Poche sedie messe in cerchio e la comunità dei soci ad aspettarlo, insieme ad alcuni compagni di squadra della Reyer che lo hanno accompagnato per condividere con lui questa serata al circolo dei sardi Ichnusa di Mestre Venezia. L’intento della serata era chiaro fin da subito: accoglierlo tra conterranei e farlo sentire davvero a casa. E, a giudicare dall’atmosfera, l’obiettivo è stato centrato in pieno.
A fare gli onori di casa e ad accoglierlo a nome di tutta l’associazione è stato il presidente del circolo, Saverio Vidili. L’incontro non ha avuto niente a che fare con le solite conferenze stampa ingessate: è stato un dialogo semplice, informale e caloroso, di quelli che ti lasciano addosso una bella sensazione.
Quando Sasha è entrato dalla porta della sede, l’impatto visivo è stato netto: con i suoi due metri e passa si notava eccome. Poi, però, gli è bastato sorridere e salutare con garbo per sciogliere ogni distanza. Mi aspettavo un atleta con la testa altrove, invece mi sono trovato davanti a un ragazzo di ventiquattro anni davvero fuori dal comune. Pacato, calmo, ascoltava e rispondeva con una maturità che ti conquista al primo secondo, ben diversa da certi cliché sui giovani d’oggi.
Il suo percorso lo conosciamo in tanti: i primi tiri a Dolianova, il passaggio all’Esperia Cagliari e poi quella scelta coraggiosa di volare in Germania a soli quindici anni per entrare nel vivaio del Bayern Monaco. Una strada che lo ha portato fino alla Serie A con l’Umana Reyer e alla maglia della Nazionale.
Eppure, ricordando quei primi tempi all’estero, Sasha non ha nascosto i momenti più duri: “Quando a quindici anni ti trovi da solo in una città come Monaco, la cosa che ti spiazza di più è il silenzio della sera. Quando spegni la luce in camera, capisci che sei lontano da casa e che devi cavartela da solo. In Germania ho imparato una disciplina feroce, ma nei momenti difficili la tenacia resta quella sarda: è una caparbietà che ti porti dentro da dove sei nato”.
Ad un certo punto gliel’ho chiesto direttamente, proprio per capire quanto battesse ancora forte il legame con la sua terra: “Sei nato a Dolianova, ti senti sardo a tutti gli effetti, vero?”.

La sua risposta è stata immediata e profondamente touching: “Sì, decisamente. E soprattutto con i miei nonni, in modo speciale con mia nonna Giovanna, a cui voglio un bene dell’anima. È lei che mi ha cresciuto perché la mamma e il papà lavoravano, quindi posso dire che devo a lei tutto quello che sono oggi. E ogni volta che l’aereo atterra in Sardegna, la prima cosa che voglio fare è correre da lei per stringerla in un forte abbraccio”.
Un racconto d’altri tempi, pronunciato con una dolcezza che ha fatto un po’ commuovere tutti i presenti.
Il ponte con la Sardegna non è stato fatto solo di parole e ricordi, ma ha attraversato anche i sensi e le “papille gustative”. Per farlo sentire a casa fino in fondo, non potevano mancare i prodotti della nostra tradizione: pane carasau, pecorino sardo, salsiccia e le immancabili olive del Parteolla, proprio le olive della sua Dolianova. Un viaggio nei sapori natii che ha reso il clima ancora più familiare.
Nel corso della serata si è parlato di basket, della responsabilità di rappresentare una comunità intera quando si gioca lontani dall’Isola e di come guardare al futuro. Alla domanda su dove si veda tra vent’anni, Sasha non ha avuto esitazioni: “Sulle colline di Villasimius, in una casa con la mia fidanzata, affacciato alla finestra a guardare il mare”.
A conclusione della serata, il presidente Saverio Vidili ha voluto omaggiare Sasha con alcuni pensieri a nome dell’associazione: la t-shirt ufficiale del circolo e il libro Pretas di Antonio Marras. Un dono pensato con affetto, perché leggendolo nei momenti di pausa o durante le trasferte possa sentirsi sempre un po’ a casa e ritrovare l’essenza della sua terra.
A fine serata si è fermato ancora a lungo a scambiare battute e impressioni con i soci e gli amici presenti, senza la minima fretta.
Insomma, un grande. Sotto tutti i punti di vista. Un ragazzo vero, con la testa sulle spalle e il cuore ben piantato nelle sue radici, capace di calcare i parquet d’Europa senza mai dimenticare da dove è partito.
Views: 170






































































































Questi sono i giovani che vogliamo vedere oggi. Con la testa attaccata alle spalle e pronti, come i loro nonni o genitori, ad affrontare la vita con l’animo sereno, tenendo vive le proprie tradizioni senza dimenticare da dove si arriva. La nostra terra è stata una vera e propria fornace di uomini e donne, che pur staccandosi da essa per questioni di vita,sono sempre rimasti attaccati alle loro origini facendosi onore in ogni angolo del mondo. Complimenti all’amico Saverio per la bella iniziativa ed a Marco per la sua precisa enunciazione di questo bell’evento. A nos biere sanos e forza paris. Con affetto Gianni Denti
Grazie Gianni! Ti ringraziamo per il tuo commento che ci emoziona particolarmente. sei sempre presente e fedele!
Complimenti siete stupendi e bellissimi 🤩🤩🤩
Ciao Roberto! un grazie di cuore!
Quando leggi queste notizie è come affacciarsi alla finestra e respirare una boccata d’ossigeno.
Non è vero che i giovani son tutti uguali;
ci son quelli che per carattere, disciplina, determinazione, radici salde,
fanno ha differenza e rendono il mondo migliore.
Auguro a Sasha un cammino ricco di gioie e soddisfazioni, un abbraccio alla sua nonna e un saluto a quanti erano presenti alla serata, in particolare a Marco Bernardini e ad Antonio Marras.