COME HO SCALATO IL MANASLU: PAOLA LICHERI PORTA LA SARDEGNA SULLA CIMA HIMALAYANA

ph: Paola Licheri

di CRISTINA SERRA

Montagna per me è libertà” dice Paola Licheri quando inizia a raccontare la sua esperienza. Paola, giovane oristanese (34 anni), terminata con successo la carriera universitaria, anni fa ha lasciato l’Isola e gli affetti per cercare la sua strada. Dopo esperienze lavorative in America, Germania e Svizzera è approdata in Spagna e ha letteralmente piazzato le tende. Pare proprio che lei la sua strada l’abbia trovata: non solo professionale (oggi è direttrice di una nota catena alberghiera spagnola), ma soprattutto personale. Infatti, il 27 settembre 2018 ha issato la bandiera italiana e quella della nostra terra sarda sulla cima del Manaslu, che in nepalese significa “Montagna dello spirito”. È l’ottava cima più alta del mondo, con i suoi 8.163 metri, e si trova nella catena dell’Himalaya. Per arrivare alle pendici, al piccolo villaggio di Samagaon, è necessario percorrere il Trekking del Manasluun itinerario di 130 km tra i più selvaggi e remoti del Nepal. “Insieme a tre compagni, abbiamo iniziato questo cammino da Darapani, a 1.900 metri, e dopo 5 giorni, attraversando il Larke Pass, abbiamo raggiunto Samagaon, dal quale si raggiunge il campo base a 4.700 metri.”

Il Manaslu è una montagna molto tecnica, con pareti rocciose verticali e corde fisse in parete. Perciò è necessario non solo saper scalare in roccia, ma anche utilizzare materiale come ramponi e picozze. “È una montagna impegnativa, per cui ci vuole un addestramento fisico di alto livello, e una notevole preparazione mentale e psicologica.”

Fondamentale è l’acclimatamento dell’organismo: abituarlo alla riduzione di ossigeno sempre crescente a causa della bassa pressione per evitare l’ipossia, grave carenza di ossigeno che al di sopra degli 8.000 metri può essere letale. Per questa ragione, in tutte le montagne lungo il percorso si trovano i campi d’alta quota, veri e propri villaggi allestiti in punti considerati sicuri, lontani dal rischio valanghe, attrezzati con tende, viveri e tutto il necessario per avere un po’ di comfort. La salita si effettua a tappe: si sale fino ad un campo superiore per poi ridiscendere a un campo inferiore, pernottare, e nei giorni successivi salire via via verso campi a quote superiori. Ma torniamo al racconto di Paola: “Arrivati ai piedi del Manaslu il 4 settembre, abbiamo iniziato la scalata. Abbiamo superato quattro campi dove a volte è difficile dormire. Sei chiuso nella tua tenda e, oltre a evitare la dispersione del calore, stai attento a ogni segnale esterno, ma anche interno del tuo corpo. È necessario ascoltarsi per capire se l’indomani mattina è bene alzarsi e continuare la salita oppure decidere di abbandonare e tornare giù. Dopo quasi 30 giorni, finalmente la vetta!”

E qui gli occhi di Paola diventano rossi e lucidi per l’emozione e il ricordo di quei momenti: “Lassù non c’era Paola Licheri! In quel momento ero la prima donna sarda che aveva portato la Sardegna in cima al mondo.”

E quando le viene chiesto di ricordare le emozioni di quel momento, risponde: “Felicità… Immensa felicità. È vero che durante la spedizione siamo in tanti, ma la salita e poi la discesa sono un percorso individuale. Ci sei tu: il tuo corpo e la tua mente. Anche volendo, non è fisicamente possibile aiutare un compagno in difficoltà. Il corpo è debilitato, soprattutto nella discesa. È privo di forze. Perciò, rendersi conto di avercela fatta è un’emozione inspiegabile. È una soddisfazione personale enorme.”

Un’esperienza davvero al limite dell’esistenza. E per Paola questi ottomila metri non arrivano certo dal nulla. Da anni si allena scalando altre vette, di minore altezza: nel 2017 il Mutztag Ata in Cina (7.545 m), l’Ighil M’goun in Marocco (4.070 m) e il Mera Peak nell’Himalaya (6.476 m); nel 2016, la cima più alta del continente africano, il Kilimangiaro (5.893 m) e la vetta più alta del continente oceanico, la Piramide Carstensz (4.884 m). Ancora, nel 2015, la spedizione nella più grande estensione continentale ghiacciata, in Patagonia e a Ushuaia, la città più australe del mondo. Sulla cima del Jbel Toubkal (4167 m), la più alta del Nordafrica, Paola si sofferma: “È stata la mia prima vera e propria montagna. Ho affrontato tante paure e vissuto notevoli emozioni. In quella vetta mi sono innamorata della montagna. Ogni volta che la scalo, l’emozione è sempre enorme.”

A soli 34 anni ha già raggiunto grandi risultati. Conciliare lavoro e passione non sempre è semplice. Allenamenti costanti e intensi, tanti sacrifici personali ed economici, ma Paola lo fa con il coraggio, la forza e la grinta che l’hanno sempre contraddistinta. È l’orgoglio della famiglia e degli amici; per chi le vuole bene è l’esempio da seguire nella vita e nello sport. La montagna ti porta a riflettere e ti fa capire il vero senso della vita, il valore delle cose: “Incontri tante persone. Ti relazioni con tante vite e diverse culture e sopra la montagna capisci cosa vuol dire essere una persona fortunata, molto fortunata. Ho una famiglia che mi vuole bene e mi sostiene, nonostante le preoccupazioni e le tensioni nel sapere una figlia in un luogo pericoloso. Ho la salute e la possibilità di viaggiare. Ho amici che mi pensano. E questo è tutto!”

La giovane non ha alcuna intenzione di appendere al chiodo ramponi e picozze. Segue il progetto delle Seven Summits, le montagne più alte dei sette continenti, e ovviamente non manca il suo grande sogno: l’Everest, con i suoi 8.848 metri. Se questi sono i traguardi raggiungi finora, che la rendono l’orgoglio dell’Oristanese e della Sardegna, pare ci siano tutte le condizioni perché la giovane Licheri un giorno realizzi il suo grande sogno e porti i quattro mori ancora più in alto. Alla prossima impresa!

per gentile concessione de https://www.arborense.it/

3 risposte a “COME HO SCALATO IL MANASLU: PAOLA LICHERI PORTA LA SARDEGNA SULLA CIMA HIMALAYANA”

  1. Paola Licheri piano piano se ne và sulle vette più alte del Mondo accompagnata dai quattro Mori con grande entusiasmo ed emozioni e molto coraggio e determinazione e resistenza. Tanti auguri raccontaci le tue grandi emozioni.

  2. Per me non è facile ogni volta che parti per una nuova impresa, so che stai facendo quello che più desideri e rispetto i tuoi desideri. Quando parti fingo che non sia vero e ti immagino a dirigere il tuo hotel nells tua seconda Patria che è la Spagna fino a quamdo, tua mamma non mi dice, ha chiamato Paola, obiettivo raggiunto!
    Ti voglio un bene infinito nipotina carissima e ti auguro ogni bene. Non ci sentiamo spessissimo ma quando lo facciamo mi riempie di gioia immensa. Sono fiera di te !

  3. Quando si dice che nessuno è profeta in patria! Vai sulla tua strada carissima e non ti curar di chi, forse per invidia non ti riconosce i tuoi meriti. Sei una grande perchè credi in quello che fai a dispetto di chi non ha saputo o voluto riconoscere quello che sei. Tvb

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