LA GRANDE GUERRA SULL’ALTIPIANO DI ASIAGO

di DARIO DESSI’

Sull’altipiano di Asiago, oltre a questo sacrario esiste il Cimitero Militare di Casera Zebio, dove sono custodite virtualmente  le salme di 212 fanti della Brigata Sassari, caduti nel corso dei combattimenti tra il 1916 e il 1917. Di costoro non venne mai ritrovata traccia dei loro resti. Il cimitero era stato distrutto dalle cannonate austroungariche dirette contro le trincee italiane. Nel 2007,  ebbe termine il restauro  di questo cimitero grazie all’impegno dei comuni di Foza e di Asiago, dei comuni della Sardegna dai quali provenivano i fanti caduti, del comando della Brigata Sassari e dei Comuni di Sinnai e di Tempio Pausania, dove vennero formati i due reggimenti della Brigata Sassari (151° e 152°).  In pratica ogni croce sistemata simmetricamente nello spazio  cimiteriale rappresenta, ciascuno dei 212 fanti caduti per difendere l’unità e la dignità del popolo italiano.

Per iniziativa dell’Associazione del Fante e delle Amministrazioni Comunali dell’Altipiano di Asiago, alcune  lapidi sono state incastonate nella roccia lungo i percorsi di due   itinerari della memoria:  una tra Monte Fior e Monte Castelgomberto e l’altra  nei pressi del cimitero di Casera Zebio.

Da alcuni anni, utilizzando i fondi della Comunità Europea, le Amministrazioni Comunali dell’Altipiano dei Sette Comuni e le Associazioni d’Arma procedono attivamente al restauro di forti in rovina, di trincee e di altri monumenti siti nei luoghi dove fu combattuta  la Grande Guerra.

Sono stati, in tal modo, realizzati degli autentici itinerari di memoria e di cultura all’interno di parchi ricchi di realtà boschive e produttive.

Tutte queste realtà storico-cultuali e ambientali contribuiscono ogni anno ad attirare l’interesse di parecchi visitatori italiani e stranieri.

 

TERZO ANNO DI GUERRA 1917Fronte dell’Altipiano di Asiago 

2 maggio del 1917Monte Zebio.  Ed ecco per la prima volta  seimila sardi schierati tutti insieme in Val Ronchi; i due Reggimenti  rendono gli onori alle bandiere. Il 151° scende a Marostica, il 152° a Bassano.

Dopo venti giorni la Brigata è nuovamente su a Val di Piana per completare l’armamento e l’equipaggiamento delle truppe.

10 giugno 1917Azione  KLa domenica che precedette la battaglia oltre seimila fanti della Sassari sono schierati lungo i tre lati di un quadrato.

Nel quarto lato padre TODDE, cappellano del 151°, celebra la messa davanti a un altare improvvisato.

 

In attesa della battaglia un  poeta canta per incitare i fanti:

 

Amigos, ponzo fine a su cantare.

Bosammento:crassemus de battaglia.

Isco, sezisvalorosos in gherrare

No timides né bombas né mitraglia;

Aiò, bortulade sa canaglia

Austriaca! Faghide aumentare

Sosrujosdiaulosfortes che ferru.

A nois sa gloria,aissos s’inferru.

 

La brigata adesso è  pronta all’offensiva.

La mattina del 10 giugno nessun fante presenta richiesta di  visita medica.

Ma, subito dopo, poco prima dell’assalto, ecco i proietti della artiglieria italiana  che incominciano a devastare le trincee della Brigata causando enormi perdite e disastrose ripercussioni sul morale dei combattenti.

Granate  e bombe si abbattono anche sulle modeste tombe di un cimitero di guerra dove erano sepolti i fanti della Sassari,  caduti durante le azioni belliche precedenti. Chiunque a quel punto si sarebbe messo in salvo.  Quei fanti ostinanti e incuranti del pericolo  invece restano.  Forse vogliono dare una mano ai fratelli, ai parenti, agli amici che giacciono morti o feriti tutt’ attorno.  Per tutti quanti  niente sarebbe stato più desiderabile  dell’ ordine dell’assalto. Meglio morire sotto il fuoco delle mitragliatrici nemiche piuttosto che  aspettare inermi il colpo di grazia delle nostre artiglierie. Ma quando arriva l’ordine la situazione è ormai critica; gli attacchi ripetuti delle agguerrite  schiere avversarie vengono respinti a fatica.

Alla sera, viene sospesa qualsiasi azione  e la Brigata, per fortuna, mantiene ancora la linea, ma permangono cocenti il dolore per le inutili perdite umane e la delusione e la rabbia per l’incoerente sviluppo iniziale dell’offensiva. In un solo giorno di battaglia, le perdite dei due reggimenti della Sassari sono rilevanti: il 151° 45 morti, 415 feriti e 109 dispersi.

Tra i caduti 2 medaglie  d’Oro.

 

Sergente Maggiore  151° Podda Ferdinando da Loceri.

 

“Comandante di un plotone zappatori formante parte della prima ondata d’assalto, si slanciò alla conquista di una trincea avversaria, penetrandovi per primo. Ferito alla testa, mentre con pochi uomini tentava di catturare un gruppo di nemici, continuò a combattere incitando con l’esempio e con la parola i suoi uomini alla lotta. Ferito una seconda volta alla gamba, dopo essersi fatto medicare tornò al suo posto d’onore e col vigore che ancora gli restava cooperò a respingere gli attacchi avversari, finché, ferito nuovamente ed a morte, cadde alla testa del suo plotone.

Fulgido esempio delle più alte virtù militari”.                 Monte Zebio 10 giugno 1917.

 

Caporal Maggiore 151° Reggimento Pintus Giuseppe da Assemini.

“Costante e fulgido esempio d’ indomito coraggio, prese parte a tutti i combattimenti dall’inizio della guerra e benché varie volte leggermente ferito non volle mai abbandonare il suo posto.

Sotto il violento bombardamento nemico che arrecava alla sua compagnia perdite gravi, coadiuvò con fermezza i propri ufficiali nel tenere ordinata la truppa.

Si offrì poi a far parte della prima ondata d’assalto e incitando i suoi dipendenti sotto il tiro delle mitragliatrici avversarie, benché ferito gravemente ad un braccio, arrivò sull’obbiettivo e vi sostenne un intensa lotta corpo a corpo.

Una seconda volta ferito, continuò a combattere,  finché venne nuovamente mortalmente ferito”. Monte Zebio 10 giugno 1917.

In quello stesso giorno, le perdite del  152° Reggimento assommarono a 29 morti, 328 feriti e 25 dispersi.

Nel corso del mese si susseguono attacchi e contrattacchi senza alcuna sostanziale modifica delle posizioni.

L’ordine era immancabilmente sempre quello di andare avanti ad ogni costo e di attaccare  per conquistare le posizioni del Monte Zebio, che continuavano a rimanere in mano nemica.

 

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