IL FILM "IL ROSA NUDO" DEL REGISTA SARDO GIOVANNI CODA IL 7 SETTEMBRE ALLA MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA DI VENEZIA

il regista sardo Giovanni Coda

di Gian Piero Pinna

Il 7 settembre prossimo, all’interno della 70 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, inserito quale Evento speciale, “per il suo valore artistico, storico e morale” all’interno della settima edizione del Queer Lion Award 2013,  premio collaterale riconosciuto ufficialmente dalla Biennale di Venezia quale tributo al miglior film con tematiche GLBT, verrà presentato un film del regista sardo Giovanni Coda, Il Rosa Nudo, ispirato alla vita di Pierre Seel, per una produzione ReindeerCatSolutions Labor Cinema, La proiezione avverrà nel Cinema Astra- Sala 2 del Lido di Venezia, per il V-art Festival Internazionale Immagine d’Autore. Quello di Coda è un film  intenso e originale, un punto di vista innovativo su uno degli eventi più drammatici che coinvolsero la comunità omosessuale europea. Precederà la proiezione, la presentazione dei trailers dei due nuovi lungometraggi dello stesso Giovanni Coda, che con Il Rosa Nudo, costituiscono la Trilogia: “appunti, storie, parole e immagini: ricerca e visioni sulla violenza di genere”. Sono La donna di carta, contro la violenza sulle donne, sceneggiato da Francesca Falchi e It gets better, ispirato alla storia di Jamey Rodemeyer, adolescente americano suicidatosi dopo aver denunciato pubblicamente, con un messaggio postato su Youtube, atti di bullismo in quanto omosessuale,  sceneggiato dallo stesso Coda. Il film, sarà presentato dallo scrittore e critico cinematografico Vincenzo Patanè e dal regista sardo.

La proiezione de Il Rosa Nudo, precederà la cerimonia di premiazione che attribuirà il Queer Lion Award 2013 al miglior film con tematiche GLBT, individuato tra quelli presenti nelle varie sezioni del festival della 70 Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.

La Donna di Carta, non è la storia di una morte femminile “annunciata”: è la storia di una resurrezione “voluta” che nasce non dalla debolezza ma dalla forza; che vuole raccontare una vittoria (su di sé, sull’altro da sé) e non una sconfitta; che vuole essere testimonianza di anime ritrovate e non di corpi perduti. Perché non è la morte a dover far notizia, ma la vita. Mentre il Rosa Nudo è un lavoro di cinematografia sperimentale ispirato alla Vita di Pierre Seel e alla autobiografia scritta in collaborazione con Jean Le Bitoux, che a sua volta è stato uno dei più importanti attivisti per i diritti GLBT in Francia e in Europa. Questo toccante testo letterario non è stato mai tradotto in italiano. Parlare della vicenda traumatica di Seel, significa rimarcare gli orrori compiuti dai nazisti anche nei confronti di chi era schedato come omosessuale. Il Rosa Nudo si concentra soprattutto su un episodio doloroso e terribile che segnerà per tutta la vita l’emotività di Seel che, all’epoca dell’internamento, aveva solo 17 anni. Deportato nel campo di Schimerck, assisterà all’atroce morte del suo compagno. Pierre Seel, era una delle milioni di vittime colpite dalla follia nazista nel periodo della seconda guerra mondiale, il 13  maggio 1941, fu deportato dai tedeschi e internato nel campo di concentramento di Schirmeck a 30 km da Strasburgo , dove subì torture e violenze a causa del suo orientamento sessuale. Sopravvissuto a questa esperienza terrificante, Seel, dopo la fine del conflitto, nel tentativo di dare un nuovo senso alla sua vita,  si sposò e divenne padre. Nel 1982, però, fu il primo a denunciare le terribili vicende che lo accomunarono  a migliaia di altri omosessuali, marchiati come lui con il triangolo rosa: un coming out clamoroso che aggiunse altro orrore all’orrore. Il Rosa Nudo, prendendo spunto dalla sua autobiografia Moi, Pierre Seel, déporté homosexuel, racconta in maniera teatrale ed evocativa l’Omocausto, soffermandosi anche sulle teorie scientifiche per la cura dell’omosessualità di Carl Peter Veernet, che aprirono di fatto  la strada alle persecuzioni naziste.

Il Queer Lion Award, è un premio collaterale riconosciuto ufficialmente dalla Biennale di Venezia, quale tributo al miglior film con tematiche GLBT della 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica e nasce nel 2007 per volere di Daniel N. Casagrande, presidente dell’associazione culturale CinemArte, e di Marco Müller, allora direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica, quale riconoscimento per il “Miglior Film con Tematiche Omosessuali & Queer Culture”.

Il premio, grazie ad un attento lavoro di giuria, individua il titolo più meritevole, per contributo artistico, impatto sociale ed impegno civile, tra tutte le opere GLBT presenti trasversalmente nelle sezioni del festival: Concorso, Fuori Concorso, Orizzonti, Giornate degli Autori, Settimana Internazionale della Critica.

L’attenzione della stampa internazionale di cui il Queer Lion Award gode sin dalla sua nascita, rende il premio uno degli eventi più seguiti e prestigiosi all’interno del corposo programma della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Giovanni Coda, è un videoartista, fotografo e regista cinematografico, che nasce artisticamente nel 1990. Nel 1995 fonda l’Associazione Socio Culturale Labor e nel 1996 il V-art (Festival Internazionale Immagine d’Autore). Ha 45 opere video all’attivo, diverse collezioni fotografiche e una vasta attività espositiva suddivisa fra pittura, fotografia e videoinstallazioni. Negli ultimi anni ha realizzato mostre e performance di video arte, presentate e premiate in Italia e all’estero. Le sue opere sono state esposte a Madrid, Huelva, Assuncion, Siviglia, Barcellona, Francoforte, Berlino, Londra, Parigi, Tokyo, Kyoto, Beijing, New York, Amsterdam, Colonia, Roma, Milano, Venezia, Bergamo e altre città.

Dopo la realizzazione de “Il Rosa Nudo”, è impegnato nella pre-produzione del suo nuovo film “La Donna di Carta” e in contemporanea con l’ultima parte della trilogia cinematografica sulla violenza, il film “Good As You” entrambi in uscita per il 2014. Il prossimo progetto è previsto per il 2015 è porta il titolo provvisorio di   “Five  Lives on a Frame”, opera video ispirata alle vite e alle opere di Francesca Woodman, Diane Arbus, Claude Cahun, Tina Modotti e Gerda Taro.

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