PARLANDO CON EMMA BONINO: UNO SGUARDO ALLA POLITICA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE

nella foto Emma Bonino con Moreno Pisano

di Moreno Pisano

 

Nei giorni scorsi ho avuto l’occasione di scambiare qualche opinione con Emma Bonino, più che un’intervista è stata una chiacchierata dove ho cercato di conoscere meglio alcune tappe del suo impegno politico andando oltre i partiti e le polemiche di stagione.

Lei è diventata deputato a 28 anni anni dopo le battaglie sull’aborto, senza la militanza in un grande partito e senza essere fagocitata da una partecipazione autoreferenziale di cui spesso è vittima la nostra classe dirigente, è possibile oggi per i giovani replicare questo tipo di esperienza di lotta e partecipazione? “Non so se sia possibile, ma è sicuramente auspicabile, tanto più in questo periodo storico. Negli anni 70  La determinazione e le necessità individuali e personali sono esplose per cui ad un certo punto per via carsica le battaglie sono state sostenute non solo da chi scendeva in piazza ma da interi pezzi di società. La scienza ci consente di curare la sterilità ma in Italia siamo costretti ad andare in Marocco, Francia, Svizzera, perché il nostro Paese non ci permette di avere questa cura.  Che poi questo è a parole il Paese della famiglia  ma se non puoi procreare non ti permette di farlo con le cure che esistono. La scienza mi consente di abortire in modo meno traumatico, ma per la questione della Ru 486, se ci allontaniamo dal clima italiota e lo vediamo dal panorama europeo, molti dei nostri concittadini rimarranno increduli, oppure tutto il dramma dei pacs, noi siamo circondati da Paesi che da anni hanno previsto questo tipo di unioni, in primis la Spagna che nonostante sia un Paese cattolico come il nostro non si è lasciata inibire. In questi Paesi la classe dirigente ha preso atto di una realtà ovvero  che in quest’epoca la stragrande maggioranza delle persone si organizzano gli affetti non come vogliono ma spesso come possono. La famiglia che sembra sempre un totem da proteggere in passato era come ora, solamente un pò più ipocrita e gli omossessuali non sono nati tutti adesso.”

Nella sua carriera ha visitato diverse parti del mondo, anche in antitesi tra loro, in quale terra bisogna oggi continuare a seminare democrazia? “Penso all’Egitto, dove ho vissuto alcuni anni. I paesi arabi spesso ci vengono presentati come stati che non amano la democrazia e le scuse usate sono che la povertà e l’essere musulmani siano condizioni antitetiche alla democrazia, ma se guardiamo ad altre esperienze democratiche in paesi poveri e musulmani capiamo che è l’ ennesima bufala raccontata dai media occidentali. Anche in Italia si vive una crisi politica preoccupante, la democrazia infatti non è scontata e soprattutto non può essere percepita come una conquista definitiva infatti va coltivata e protetta sempre e ovunque. “

L’idea di un’Europa politicamente unita è stata proposta 50 anni fa e dopo tanti successi ma anche alcuni passi indietro sembra che quella di De Gasperi, Adenauer e Schuman oggi sia la soluzione alle difficoltà economiche che il nostro continente sta attraversando, E’ l’unica via possibile? “In Italia che ha una tradizione più federalista, pensiamo al manifesti di Altiero Spinelli, rispetto ad altri paesi più nazionalisti, si sta facendo strada, se pur in ritardo, questa ipotesi. La situazione greca dal punto di  vista finanziario era una mini crisi,è come se in Italia ci fosse la crisi dell’Umbria che potesse mettere in difficoltà l’intero Paese, si potrebbe dire che c’è qualcosa che non va in Italia, non in Umbria. Non possiamo rischiare di esserne travolti, sin dall’inizio noi sapevamo che una moneta comune non poteva esistere senza un tesoro, a questa domanda nel 1991 Kohl mi rispose:” lei ha ragione ma per il momento c’è questo accordo sulla moneta, la politica seguirà” In 10 anni di moneta unica il successo dell’Euro ha fatto dimenticare che c’era bisogno di mettere mano ad una governance perchè non abbiamo un tesoro, non abbiamo un bilancio federale, un ministro delle finanze e non abbiamo una rappresentatività democratica come succede invece negli Usa. Ecco perché a me piace la definizione Stati Uniti d’Europa, perché la gente capisce che potranno eleggere direttamente un presidente, avere un bilancio federale, una contabilità democratica. Come in Europa, come tu hai detto, anche In America ci sono gli stati in difficoltà, i cosiddetti “cani”: California, Arkansas, New york, Illinois che in termini di fondamentali economici stanno peggio di Spagna, Grecia, Italia, Portogallo  ma nessuno si sogna di mettere in discussione il dollaro o la loro permanenza all’interno degli Usa.”

Un freno alla nascita degli Stati Uniti d’Europa secondo te è stato causato anche dalle maggioranze di destra che in questo momenti governano gli stati e l’unione? “No, in Europa abbiamo sinistre nazionaliste, un esempio è la Spagna, e la Francia, che avendo un passato imperiale sono legate ad una cultura che non permette una visione di squadra, spero che Hollande cambi idea sulle posizioni caute che sono state prese dalla Francia in questi anni.”

Questi ultimi anni sono stati caratterizzati da una politica debole e dal moltiplicarsi di proteste anche insolite come Occupy Wall street e gli indignados. Che significato hanno avuto nella sua vita quel tipo di battaglie e i conseguenti arresti che ha subito anteponendo i diritti alla sua libertà? “La pratica della disobbedienza civile ha modalità codificate come tutta la non violenza, per veder applicate leggi che lo stato non applica o viola in modo più o meno consapevole. Nel gennaio 1987 manifesto a Varsavia contro la dittatura comunista e in favore di Solidarnosc. Vengo arrestata ed espulsa dalla Polonia. Nel 1990, per denunciare la legge degli USA che richiede la prescrizione medica per la vendita di siringhe, cerco in tutti i modi di farmi arrestare a New York mentre distribuisco siringhe sterili. Per una ricetta medica ci volevano 20 dollari, significava che una sola siringa veniva utilizzata tra i tossicodipendenti  con una conseguente proliferazione dell’aids, anche li un problema ideologico. La promozione dei diritti umani avviene attraverso diversi strumenti, bisogna scegliere quello più efficace e che faccia meno danni.”

Cosa pensa del governo Monti? “E’ un governo emergenziale, meno male che c’è ma non perché io condivida tutto quello che fa ma perché noi eravamo davvero inconsapevoli del baratro in cui eravamo, siamo passati nel giro di un anno dalla negazione della crisi ad esserne quasi travolti. Dobbiamo dare una mano a Monti affinchè eviti la bancarotta del Paese, Monti è costretto a fare riforme in zona cesarini, con l’accetta, riforme che si sarebbero dovute fare 20 anni prima. Spetterà al prossimo governo portare a termine il lavoro di riforma del Paese ma vedo la classe dirigente italiana, non solo quella politica, ma anche quella mediatica, la confindustria, mediocremente inconsapevole di dove va il mondo, quindi della nostra collocazione e dell’importanza europea.”

E’ possibile che il prossimo Presidente della Repubblica sia una donna? “Speriamo sia una donna competente, ma non solo alle donne bisogna chiedere di essere intelligente, in questo strano Paese è pieno di uomini stupidi che fanno politica ma solo alle donne si chiede la competenza. In politica i simboli contano molto, non sottovalutiamoli. l’elezione di una donna a capo di stato significherebbe la rivalutazione della metà dell’Italia, del patrimonio culturale e sociale che offre, il 50% della popolazione è donna e non può essere definita una minoranza. L’elezione di Obama ci insegna che non è stata la vittoria di una minoranza ma di una gran parte della popolazione americana.”

E lei cosa vuole fare da grande? “Spero di avere sufficiente forza salute spirito e determinazione per fare quello che faccio: la politica che è la mia passione, perché di passione ce n’è una, gli hobby invece possono essere tanti”.

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