Un viaggio tra i circoli degli emigrati sardi del Lazio

di Claudio Rigucci *

 

La Sardegna fa breccia anche fuori dalla Sardegna. E i portavoce dell’anima e della cultura sarda sono quei circoli che, sparsi in tutto il mondo – se ne contano 135 riconosciuti dalla Regione – simboleggiano e rappresentano un punto di incontro per tutti quelli che della Sardegna non si vogliono staccare. Nate per aiutare gli emigrati a integrarsi nelle nuove realtà, queste associazioni culturali cercano di tenere vivi i legami con le tradizioni della terra d’origine. E non pochi – ma forse non bastevoli – sono i finanziamenti offerti dalla Regione Sardegna. Soprattutto grazie alla legge 7 del 1991 che "garantisce la parità di trattamento tra sardi residenti e non residenti" e promuove ogni iniziativa rivolta a tutelare e sviluppare legami di identità tra la Sardegna e le comunità sarde extra isolane". Ogni tre anni, quattro milioni di euro da destinare alle Federazioni dei circoli sardi nel mondo, dice Enrica Addis, dirigente del servizio cooperazione, sicurezza sociale, emigrazione e immigrazione della Regione Sardegna. Sovvenzioni che vengono assegnate per la sede, per il funzionamento del circolo e anche per le diverse linee di attività, tra le quali manifestazioni culturali, giornate di studio sulle poesie sarde, convegni sul premio Nobel Grazia Deledda e seminari dedicati ad Antonio Gramsci". E anche musica. Concerti. Alcuni gruppi folk vengono chiamati dalla Sardegna per portare un po’ di atmosfera isolana nel grigiore delle caotiche città italiane. In Italia i circoli frequentati dai sardi (e non solo), raggruppati nella FASI, Federazione delle Associazioni Sarde in Italia, sono circa 60. Solo il Lazio ne ha quattro. L’associazione culturale "Il Gremio" di Roma", il circolo "Acrase", "Quattro Mori", che ha sede nel Lido di Ostia e l’associazione di Civitavecchia "Sarda Domus". Siamo andati a parlare con il presidente di "Sarda Domus" Ettore Serra, di Siligo, il paese che ha dato i natali a Maria Carta. Uomo tutto d’un pezzo, Ettore, da collaboratore di "Ichnusa" (circolo sardo ormai scomparso), fonda nel 1970 il circolo in via Bixio, stradina che costeggia il porto di Civitavecchia. Oggi conta più di 210 iscritti, prevalentemente sardi. Ha grinta da vendere e i progetti non mancano. Ma ciò che viene meno sono i finanziamenti. E’ un disastro, dice il Presidente. Ci mandano 12mila euro l’anno di cui 5mila da dedicare alle attività sociali (manifestazioni e convegni). Prima almeno erano 3.500 e tirare avanti era più semplice. Tra affitto della sede, spese comunali e telefoniche le conclusioni vengono da sole. Ma non si perde d’animo. Si fa avanti e mostra quali sono i suoi propositi. E sono del 2006 le ultime idee presentate prima alla FASI, poi al Presidente della Giunta regionale, quindi ai 3 assessorati regionali (lavoro, agricoltura e trasporti). Tre progetti interregionali sulla floricoltura, sulla pastorizia e sui trasporti che cercano di creare un ponte tra Sardegna e Lazio. Ma non ha avuto nessuna risposta. Né dalla FASI né da mamma Regione. Sono un po’ demoralizzato. Ho molte idee ma non vengono ascoltate, L’unica cosa è aspettare. Ognuno di questi progetti dovrebbe essere sovvenzionato con 45mila euro. Io ne chiedo solo 15mila e non mi danno manco quelli. Quali sono le attività che offre il circolo presieduto da Serra? La nostra associazione offre un servizio di biglietteria  da e per la Sardegna. L’agenzia di viaggio, la Eurotarget Viaggi di Milano offre delle agevolazioni per i sardi e per i figli dei sardi. Per esempio un residente con la macchina che con la compagnia Snav viaggia da Civitavecchia a Olbia in alta stagione, da noi pagherebbe 124euro, rispetto ai soliti 210. Nella sala convegni c’è un’ampia libreria di soli libri sardi che interessano narrativa, storia e cultura della Sardegna. Quasi 1500 testi. I mobili sono tutti di scuro castagno sardo. Il circolo risolve anche, grazie a un nostro amico avvocato, problematiche giuridiche e fiscali. Una grande famiglia, dunque. Da poco c’è stata una sfilata con i Mamuthones a Vetralla, un paesino in provincia di Viterbo, continua il Presidente. Ma il primo circolo in assoluto è quello che ha sede in via Aldrovandi 16. "Il Gremio" dei sardi di Roma, associazione vicino al Bioparco e alla storica Villa Borghese. Il nostro circolo è stato fondato nel 1948, nella tenuta del conte Ticca, a Santa Palomba, vicino Roma. I Presidenti poi, tutte persone eccezionali. Addirittura due parlamentari (Mariano Pintus e Mario Segni) e un generale (Mario Rossi) hanno presieduto l’associazione, dice Giovanni Battista Sotgiu, Presidente de "Il Gremio" dal 2007. Con lui facciamo un giro nell’edificio che dà soggiorno a diverse associazioni regionali italiane. Quasi tutte le regioni qui hanno un circolo continua il Presidente. La vice presidente Maria Vittoria Migaleddu ci racconta il perché della nascita del Gremio: Volevamo costituire un punto di riferimento per la Sardegna. La nostra associazione è stata la prima a porre il problema dell’emigrazione dei sardi in Italia. Ancor prima della Regione, con la legge del 1965, ci siamo occupati di immigrazione già dal 1956, quando abbiamo stilato un elenco delle diverse sedi sarde nelle altre città italiane. Quando si va però a toccare il tasto finanziamenti – Regione un po’ ci si imbarazza e si arriva alle note dolenti: Qualcosa la Regione ci manda. Sono molto limitati  e servono a coprire le spese per affitto e qualche spesa per il funzionamento.

* Lacanas

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