
Tomaso Medde
di LUCIA BECCHERE
Primogenito di tre figli di Antonio Luigi, ferroviere e Giovanna Garippa rinomata ricamatrice, l’artista Tomaso Medde è nato ad Oliena nel 1950.
Ha dovuto interrompere gli studi liceali a Nuoro per adempiere al servizio militare a Oderzo (Treviso). Durante i permessi di libera uscita girava per musei e gallerie del Veneto per immergersi nell’arte di Palladio, Giorgione, Tiziano, Tintoretto e Veronese, ritrovando il suo amore per la pittura.
Con carboncini e cartoncini realizzava disegni per commilitoni e ufficiali. Questa sua passione si rivelò così forte da pensare di sostenere, al suo rientro, un esame integrativo all’Istituto d’arte appena istituito a Nuoro. Con allievi molto bravi dell’artistico modellava i metalli lavorando di sbalzo e cesello mentre le lezioni private del prof. Franco Solinas, insegnante al liceo scientifico, gli hanno trasmesso una forte passione per la storia dell’arte. Con il diploma di maestro di oreficeria, ha intrapreso l’insegnamento alle scuole serali CRACI e conseguita l’abilitazione ha insegnato alle scuole medie di diversi paesi della Barbagia concludendo nell’anno scolastico 2013-2014 la sua quarantennale carriera ad Oliena dove ha prestato servizio per sette anni.
“La mia passione per l’arte – ha confessato -, è nata con me. Raimondo Catte, il mio insegnante delle elementari, avendo notato la mia naturale inclinazione per la pittura fin da bambino, mi chiamava simpaticamente Giotto. Avevo sempre i pastelli fra le mani e anche nella scuola media ho continuato a scarabocchiare sui fogli”.
La sua figura di riferimento? “Tanti del passato, soprattutto del Rinascimento. Tuttavia è stato mio padrino Salvatore Pirisi, direttore dell’ISOLA, di cui oggi sento tanto la mancanza, ad avermi illuminato la strada e grazie anche a mia madre Giovanna Garippa che ha avuto la possibilità di lavorare per lui. Ho avuto modo di conoscere anche Giovannatonio Sulas che ha frequentato la bottega di mia madre ancor prima di Pirisi e per il quale ha eseguito dei lavori per la scenografia del film L’Edera”.
Ricorda le sue esposizioni? “Prima personale nel 1974 nella galleria “Indice” di Nuoro con la presentazione del Preside Nicolò Mascia, dove esponevo una pittura astratteggiante, pur mantenendo vaghi legami con la realtà figurativa, ero appena uscito dall’istituto d’arte pieno di forme e colori. Sottolineo che negli anni 70 erano anni di fermenti culturali e di ricerche nel mondo e gli artisti si tenevano ben lontani dal figurativo. Ho realizzato esposizioni a Nuoro, Sassari, Oristano, Cagliari, Porto Rotondo, Oliena naturalmente ma anche oltre Tirreno. Autorevoli artisti e uomini di cultura hanno scritto per me molte recensioni”.
Come è giunto al figurativo? “Ci sono arrivato per gradi. Con l’esercizio ho curato il disegno, approfondito il chiaroscuro. Ma anche guardandomi intorno, grazie anche a tanti ragazzi che allora frequentavano l’istituto d’arte, il meglio di quanto offriva Nuoro e dintorni: Mario Adolfi, Maria Conte, Franco Manconi e Nietta Condemi, per citarne alcuni. L’ultima mostra l’ho allestita di recente al PICASS’ART di Nuoro dove ho esposto opere sia figurative che astratte afferenti all’introspezione, al surreale, all’inconscio e all’animo umano ma anche alla nostra storia, alla tradizione e al nuragico”.
“Una pittura avulsa da mode d’oltremare – ha detto di lui l’illustre saggista di Oliena Dolores Turchi -, che si ispira all’ambiente locale e in esso affonda radici solide. L’artista possiede la capacità di trasporre in immagini un mondo che va sempre più scomparendo in una sorta di nostalgico desiderio di rivolgersi al passato, non però disancorato dal presente. Paesaggi dai colori intensi dove traspare una certa carica di ottimismo non scevro di leggera ironia”.
“È una Sardegna contemplata – ha scritto Marcello Serra -, soprattutto interpretata con animo sereno ed affettuoso, quella che ci offre e vive attraverso immagini molteplici e persuasive nei quadri di Tomaso Medde. Un’isola luminosa nella ricchezza del suo cromatismo, nella limpidezza tersa e solare dei suoi paesaggi”.
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Complimenti