
di GIANRAIMONDO FARINA
Ci sono manifestazioni che appartengono al calendario e altre che, invece, appartengono alla memoria e all’identità di una comunità. Il Redentore di Nuoro è certamente tra queste. È una festa che porta con sé la forza della tradizione, il sentimento religioso, la cultura popolare e quel particolare senso di appartenenza che lega i nuoresi ed i sardi dell’interno alla propria città e alla propria terra.
Ma una comunità non si riconosce soltanto nella capacità di custodire le proprie tradizioni. Si riconosce anche nel modo in cui accoglie le persone, soprattutto quelle che, per ragioni di mobilità o di disabilità, possono incontrare maggiori difficoltà nella partecipazione alla vita collettiva ed anche, quindi, a questa sagra che è, per importanza e centralità religiosa, la seconda della Sardegna. Solo dopo Sant’ Efisio e prima delle due sassaresi. Perché questo? Perché sebbene i Candelieri mantengono la loro intatta origine religiosa, relegata però al contesto territoriale di Sassari, e non potendo considerare la Cavalcata di maggio, sempre nel capoluogo turritano, di matrice religiosa, con Sant’ Efisio a Cagliari e con il Redentore a Nuoro, siamo veramente su un altro “piano”. Entriamo nella vera religiosità e nell’ “idem sentire” di un popolo, quello sardo. Si tratta, innanzitutto, come è risaltato bene quest’ anno proprio a Nuoro, nell’edizione numero 126 del Redentore, di un cammino, più che una sfilata. E’ stato, in effetti, non negando tutte le criticità, un “riappropriarsi”, da parte dei circa cinquanta gruppi partecipanti in rappresentanza di tutte le subregioni storiche della Sardegna, dell’originario percorso di Fede che, nel 1900, aveva voluto Papa Leone XIII dedicando l’appena iniziato “secolo breve” che, poi, purtroppo, diverrà quello delle più grandi tragedie, al Cristo Redentore, Salvatore dell’Umanità. Per cui, in ogni monte centrale, “cuore” delle allora diciannove regioni italiane, si sarebbe dovuta erigere una statua al Redentore. Per la Sardegna la scelta è ricaduta su Nuoro e sul suo monte sacro, l’Ortobene. E la statua scelta è stata quella monumentale dello scultore calabrese Vincenzo Ierace, ai cui piedi rimangono scolpiti i versi eterni di Grazia Deledda, racchiudenti anche la profonda religiosità dei sardi. Di tutti i sardi. Che è religiosità includente e non escludente. In tutti i sensi. Anche dal punto di vista organizzativo. Come, peraltro, abbiamo avuto modo di constatare in quest’ ultima edizione che si è svolta nei Giardini di Nuoro. Accanto alla festa, agli appuntamenti e alla presenza di cittadini e visitatori, c’è stata infatti un’attenzione concreta verso le persone con disabilità, con soluzioni che hanno consentito loro di raggiungere più agevolmente l’area della manifestazione.
In particolare, è stata data la possibilità a chi ne aveva necessità di accedere alla zona riservata e di usufruire anche dei parcheggi sotterranei. Una scelta organizzativa che, a prima vista, potrebbe apparire come un dettaglio. Non lo è affatto. Per chi vive quotidianamente le difficoltà legate alla mobilità, poter parcheggiare in un luogo accessibile e raggiungere senza ostacoli l’area di una manifestazione significa molto. Significa poter partecipare. Significa non dover rinunciare. Significa, soprattutto, non sentirsi esclusi da un appuntamento che appartiene all’intera comunità.
L’inclusione, in fondo, passa anche da qui. Non dalle parole, ma dalla capacità di trasformare un principio in un gesto concreto. Una festa popolare è davvero tale quando riesce ad essere una festa per tutti. E il Redentore, con la sua storia e il suo significato per Nuoro, rappresenta proprio una di quelle occasioni nelle quali la città si ritrova, si riconosce e si apre all’esterno.
Per questo l’attenzione riservata alle persone con disabilità assume un valore che va oltre la singola giornata. È il segnale di una sensibilità che dovrebbe diventare sempre più parte integrante dell’organizzazione degli eventi pubblici.
Non si tratta di concedere privilegi. Si tratta di garantire pari opportunità di partecipazione. Ed in modi diversi.
La distinzione è importante. Una persona con disabilità non chiede di essere messa davanti agli altri, ma di poter superare quegli ostacoli che gli altri normalmente non incontrano. Un parcheggio vicino, un accesso agevolato, la possibilità di utilizzare uno spazio sotterraneo quando la situazione lo richiede possono fare la differenza tra poter partecipare a una manifestazione e dovervi rinunciare.
Sono esigenze semplici, ma che troppo spesso non vengono comprese subito.
Per questo è giusto riconoscere il lavoro di chi, nell’organizzazione del Redentore, ha saputo prestare attenzione anche a questo aspetto. E in primo luogo va rivolto un ringraziamento al Comune di Nuoro, che ha mostrato sensibilità nel mettere in campo soluzioni capaci di rendere più accessibile la manifestazione. Questo, nonostante le varie altre criticità rilevate. Una città si giudica anche dalla cura con cui tratta le persone che hanno maggiormente bisogno di attenzione. E la cura non è mai soltanto una questione amministrativa. È una scelta culturale, prima ancora che organizzativa.
In questo quadro, un ringraziamento particolare va anche agli uomini e alle donne della Polizia Locale. Il loro lavoro, constatato durante manifestazioni caratterizzate da un forte afflusso di persone, è spesso uno di quei lavori che si notano soprattutto quando qualcosa non funziona. Quando invece tutto procede regolarmente, la loro presenza rischia di diventare invisibile. Eppure dietro una manifestazione ordinata ci sono ore di servizio, attenzione, coordinamento, presenza sul territorio e capacità di affrontare situazioni diverse.
Regolare la viabilità non significa semplicemente fermare o far ripartire le automobili. Significa conoscere il territorio, prevenire i problemi, dare indicazioni, ascoltare le esigenze dei cittadini, intervenire quando necessario e cercare, nel rispetto delle regole, la soluzione più adeguata.
Durante una manifestazione come il Redentore tutto questo assume un peso ancora maggiore. L’arrivo di tante persone comporta inevitabilmente una maggiore pressione sulla viabilità e sulla disponibilità dei parcheggi. E, quando entrano in gioco le esigenze specifiche delle persone con disabilità, la professionalità degli operatori diventa ancora più importante.
La possibilità di accompagnare chi ne aveva bisogno verso un’area riservata o di consentire l’utilizzo di parcheggi sotterranei non è soltanto una soluzione pratica. È una forma concreta di servizio alla cittadinanza.
È il volto migliore della pubblica amministrazione quando riesce ad essere vicina alle persone.
Non sempre servono grandi annunci per dimostrare attenzione. A volte basta un agente che ascolta, una porta che viene aperta, un’indicazione data con disponibilità, una soluzione trovata davanti ad una difficoltà.
Sono questi piccoli gesti che costruiscono la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.
Il Redentore di Nuoro, dunque, ha offerto una riflessione più ampia sul rapporto tra città, servizi pubblici e inclusione. Le manifestazioni non sono soltanto momenti di spettacolo o di intrattenimento. Sono luoghi di socialità, di incontro e di partecipazione. Per questo devono essere pensate tenendo conto delle diverse condizioni delle persone che vi prendono parte.
Una città che organizza una festa accessibile è una città che afferma, concretamente, che tutti hanno diritto a viverla. E questo principio riguarda naturalmente le persone con disabilità, ma non soltanto loro. Riguarda gli anziani, chi attraversa una fase temporanea di difficoltà, le famiglie con bambini piccoli, chi accompagna un familiare e, più in generale, tutti coloro che possono avere bisogno di condizioni di accesso diverse da quelle della maggioranza.
L’accessibilità non è una questione che riguarda una minoranza. È un parametro attraverso il quale valutare la qualità complessiva di una comunità. Per questo le scelte adottate a Nuoro meritano di essere raccontate. Perché raccontare ciò che funziona è importante tanto quanto denunciare ciò che non funziona.
Il Comune di Nuoro e la Polizia Locale, in questa occasione, hanno dato un segnale positivo. Un segnale che riguarda innanzitutto le persone con disabilità, ma che parla a tutta la città. Perché dietro la possibilità di parcheggiare in un luogo adeguato e di raggiungere i Giardini di Nuoro c’è un messaggio più profondo: la partecipazione alla vita della comunità non deve essere condizionata dalla propria condizione fisica. La città appartiene a tutti.
Ed appartengono a tutti anche le sue feste, le sue tradizioni, i suoi luoghi di incontro. Il Redentore è una di quelle ricorrenze nelle quali questo senso di appartenenza emerge con particolare forza. È una festa che unisce fede, cultura e identità. Una festa capace di parlare a chi vive a Nuoro e a chi arriva da fuori, mostrando una parte autentica della città e della Sardegna vera, quella dell’interno. Una Sardegna che accoglie.
Perché questa identità continui ad essere viva, però, deve essere anche inclusiva.
La tradizione non può essere una porta chiusa, ma una porta aperta.
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Bellezze Nuorese👏👏👏
Questa non mi pare di quest’ anno.Qua’ sfilano le 100 donne
questa foto è del 2014, e si eravamo le prime delle 100 donne 🥰
Quest’anno nn erano presenti le 100 donne