LE COLLINE DI VILLANOVAFORRU SOTTO ATTACCO DELLE PALE EOLOCHE: L’APPELLO PER SALVARE IL TERRITORIO

Le colline di Villanovaforru, cuore pulsante del paesaggio e della storia della Marmilla, rischiano di cambiare volto per sempre. Progetti energetici invasivi prevedono l’installazione di giganti di ferro alti fino a 200 metri, una minaccia diretta alla biodiversità locale, ai preziosi siti archeologici e all’identità di una comunità intera. Non si tratta di rifiutare la transizione ecologica, ma di fermare una speculazione industriale che calpesta la volontà dei cittadini e devasta l’ambiente in nome del profitto. Per bloccare questo scempio è nata una mobilitazione popolare: una petizione online per dire no all’eolico selvaggio e chiedere un futuro sostenibile, basato sulla tutela del suolo e sul turismo rispettoso. Difendere Villanovaforru significa difendere l’anima della Sardegna.

In questi giorni è stata lanciata una petizione online che spiega nel dettaglio il problema.

PETIZIONE ONLINE: Salviamo le nostre colline 

Tre nuovi progetti per la produzione di energia eolica rischiano di compromettere irrimediabilmente il nostro paesaggio collinare. Parliamo dell’installazione di 21 aerogeneratori alti oltre 200 metri, che saranno accompagnati da un impattante reticolo di cavidotti, enormi plinti in cemento armato, strade di servizio, cabine elettriche e accumulatori. Un’opera mastodontica che trasformerà per sempre l’identità di questo territorio.

L’impatto più grave si concentrerà a ridosso della storica chiesetta di Sant’Antiogu Becciu: ben quattro nuove pale si aggiungerebbero alle quattro già installate nel 2013, soffocando un sito di immenso valore storico e culturale.

I punti critici del progetto: è previsto l’esproprio di circa 350 mappali in tutta l’area, senza che i proprietari possano abiettare alcunchè; danni al patrimonio locale: Il progetto presentato da Marte Srl (società di Enel Green Power) prevede anche la realizzazione di una strada di servizio e cavidotti che attraverserebbero longitudinalmente il parco della chiesa.

I promotori della petizione denunciano, inoltre, gravi omissioni, nei documenti progettuali, infatti, non viene menzionata l’esistenza della chiesetta di Sant’Antiogu Becciu né delle opere comunitarie realizzate intorno ad essa; gli spazi comuni, andrebbero completamente distrutti. Il passaggio dei mezzi e degli scavi distruggerebbe l’area verde piantumata dagli alunni delle scuole locali, l’impianto di irrigazione, il muretto a secco appena ripristinato e la nuova area picnic in fase di ultimazione.

Non possiamo permettere che una speculazione industriale, mascherata da finta transizione ecologica, privi la nostra comunità della sua bellezza e della sua storia senza portare alcun reale beneficio al territorio ed alle comunità, continuano i promotori invitando a firmare la petizione

Firma anche tu per fermare questo progetto. Puoi esprimere il tuo dissenso presso i Comuni coinvolti, presso i promotori o direttamente online al seguente link: https://c.org/GGd4S6dMjb

Tra i promotori della petizione Maurizio Onnis, sindaco di Villanovaforru, prima tra le amministrazioni a lanciare la petizione. Lo abbiamo sentito per cercare di capire quali economie muovano l’operazione.

Maurizio, quanto denaro gira attorno a questa operazione? “Pochissimi lo sanno. Il quadro economico del progetto di Enel sul nostro territorio, prevede 12 pale da 200 metri per 72 MW si sommano a 35 MW di batterie e valgono un investimento da 230 milioni di euro.Adesso pensiamoci: chi mette sul piatto 230 milioni di euro se non è sicuro di recuperare quei soldi e di guadagnarci sopra?”

Nessuno. E infatti per chi investe in eolico e fotovoltaico il guadagno è assicurato. La certezza viene dal meccanismo con cui gli impianti sono remunerati.  Le aziende prendono soldi dallo Stato per ogni megawattora prodotto. Ma quell’energia, anche, la vendono sul mercato. Dice la legge: se il prezzo di vendita è superiore all’incentivo statale, le aziende incassano il ricavato della vendita e rinunciano all’incentivo. Se, al contrario, il prezzo di vendita è inferiore all’incentivo statale, le aziende incassano l’incentivo e rinunciano al ricavato della vendita. Questo fa sì che la base del loro guadagno sia sempre certa.È un meccanismo che lo Stato ha messo in piedi per spingere le aziende a investire. Senza soldi pubblici, le gare andrebbero deserte, come è accaduto lo scorso anno in centro Europa. Nessuno vorrebbe affrontare il rischio di mercato. Così noi siamo inondati da progetti, che fronteggiamo da soli. E tutto passa sulle nostre teste, soldi compresi. Montagne di soldi.”

Non possiamo restare a guardare mentre il nostro futuro viene cementificato. Ogni firma è uno scudo per proteggere Villanovaforru da una speculazione che vorrebbe cancellare millenni di storia e bellezza in nome del profitto privato.

La transizione energetica non può esistere senza il rispetto dei territori e delle comunità che li abitano. Lasciare che queste pale colossali deturpino la Marmilla significa accettare la fine della nostra identità agraria, archeologica e culturale.

Il momento di agire è adesso, prima che sia troppo tardi e che le ruspe aprano ferite insanabili sulle nostre colline. Firma subito la petizione online e condividi questo appello: la tua firma è la voce di una Sardegna che non si piega e che sceglie di difendere la propria terra

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Un commento

  1. Non ho trovato il link alla raccolta di firme…

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