MEZZO SECOLO DI RISCALDAMENTO GLOBALE IN SARDEGNA E L’AUMENTO MEDIO DELLE TEMPERATURE FINO A +15 GRADI

Non ci sono più le mezze stagioni, signora mia. C’era caldo anche ai miei tempi, però la notte si stava al fresco. Non si tratta di impressioni nostalgiche, né di chiacchiere da bar: i dati della rete meteorologica storica della Sardegna dicono con la precisione clinica di un referto medico che la febbre della Sardegna non è un’invenzione ma è una realtà misurabile. Le temperature stanno salendo, e nell’arco di appena mezzo secolo hanno ridisegnato il profilo geografico ed esistenziale dell’Isola.

Per capire la portata di questo ribaltamento climatico basta mettere a confronto la fotografia di una giornata estiva di cinquant’anni fa con la realtà odierna. Il 21 luglio del 1976 l’Isola viveva un’estate mediterranea classica, mitigata dalle brezze e rientrante in standard termici perfettamente sostenibili. A Cagliari la massima toccava i 29°C, Sassari registrava un gradevole 28°C, Nuoro si fermava a 27°C grazie alla quota dell’altopiano, mentre Oristano e Olbia non superavano rispettivamente i 30°C e i 29°C. Mezzo secolo dopo, nella stessa identica data del 21 luglio 2026, lo scenario appare irriconoscibile e drammaticamente alterato. A Cagliari la temperatura massima ha raggiunto i 38°C, Sassari ha toccato quota 39°C, Oristano è salita a 40°C, Olbia ha segnato 41°C e Nuoro, tradizionalmente rifugio collinare, si è vista travolta da una massima di ben 42°C. Si tratta di scarti spaventosi, compresi tra i nove e i quindici gradi in più in un solo cinquantennio, che testimoniano l’avvenuta tropicalizzazione dell’estate sarda.

L’analisi dell’evoluzione climatica in Sardegna nell’ultimo cinquantennio, detto in termini scientifici, evidenzia una trasformazione strutturale dei regimi termici regionali in linea con le tendenze di riscaldamento globale registrate nel bacino del Mediterraneo. L’osservazione dei dati meteorologici storici e la loro comparazione con le rilevazioni contemporanee permette di quantificare lo spostamento delle medie stagionali, delineando un quadro in cui la variabilità naturale è stata progressivamente sostituita da un incremento costante delle temperature medie e massime.

L’anomalia termica non si limita ai mesi estivi, ma si riflette in modo omogeneo anche nella stagione invernale. La comparazione dei dati registrati il 25 dicembre 1976 con quelli del 25 dicembre 2026 evidenzia una contrazione marcata delle temperature rigide. Nel Natale del 1976, i valori massimi si attestavano su 12°C a Cagliari e Olbia, 11°C ad Oristano, 10°C a Sassari e 6°C a Nuoro. Nel 2026, la medesima ricorrenza ha fatto registrare massime pari a 19°C a Cagliari, 20°C ad Olbia e Oristano, 18°C a Sassari e 15°C a Nuoro. Si riscontra pertanto un innalzamento termico invernale compreso tra i +6°C e gli +9°C.

Dal punto di vista scientifico queste variazioni comportano alterazioni rilevanti negli equilibri idrologici ed ecologici regionali. L’aumento delle temperature superficiali del mare e dell’atmosfera altera i cicli di evaporazione e precipitazione, aumentando la frequenza di eventi meteorologici estremi, prolungando i periodi di siccità e riducendo l’apporto nevoso sui rilievi interni, con dirette ripercussioni sulla disponibilità delle risorse idriche e sulla gestione del territorio.

Di fronte a un quadro climatico ormai segnato da dinamiche irreversibili nel breve periodo la comunità scientifica internazionale e gli esperti di climatologia indicano una doppia linea d’azione basata su mitigazione e adattamento sistemico. Sul fronte della mitigazione la priorità resta la drastica e rapida riduzione delle emissioni di gas a effetto serra tramite la transizione verso fonti energetiche rinnovabili e la decarbonizzazione dei trasporti e dei comparti industriali. In Sardegna, è bene ricordarlo, abbiamo ancora le centrali a carbone e girano ancora le auto euro zero.

A livello regionale e locale la ricerca scientifica individua nella gestione sostenibile delle risorse idriche una misura chiave: l’ammodernamento delle infrastrutture di distribuzione per abbattere le perdite di rete, l’adozione di tecniche di agricoltura di precisione e il riutilizzo delle acque reflue depurate per l’irrigazione rappresentano interventi prioritari. Parallelamente si rende indispensabile l’attuazione di strategie di forestazione urbana e il ripristino degli ecosistemi naturali, con particolare attenzione alle zone umide e alle foreste interne, le quali svolgono una funzione fondamentale di stoccaggio del carbonio, regolazione microclimatica e prevenzione del dissesto idrogeologico.

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Un commento

  1. Rosa Muggianu

    Niente di buono… sotto il sole

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