
Giuliana Musso
di RITA ATZERI
. E’ uno spettacolo-concerto straordinario che trasforma la biografia storica in pura poesia teatrale, guidando lo spettatore alla scoperta dell’incredibile e poco conosciuta vita di Lev Termen, lo scienziato sovietico inventore del theremin, il primo strumento elettronico della storia suonato senza alcun contatto fisico.
La drammaturgia si distingue per una delicatezza magnetica. La voce recitante si muove tra i fatti storici e l’intimità dei sentimenti con la precisione di un chirurgo e la grazia di un poeta. La narrazione non si limita a spiegare la musica, ma la prepara e la fa risuonare dentro le pieghe di una vicenda umana tormentata, creando un perfetto equilibrio tra la razionalità della scienza e l’irrazionalità delle passioni.
Il cuore dello spettacolo risiede nel valore della divulgazione di una storia dimenticata. Restituire al pubblico la figura di Lev Termen significa esplorare le origini della tecnologia moderna attraverso una parabola biografica epica, fatta di improvvise sparizioni, brevetti industriali, spionaggio e grandi amori. È un recupero storico necessario che arricchisce lo spettatore, svelando i retroscena della nascita del primo strumento elettronico al mondo.
Sul piano sonoro, l’esecuzione di Leo Virgili al theremin (accompagnato dal pianoforte di Giovanna Pezzetta) è semplicemente magistrale. Suonare l’invisibile, modulando le frequenze solo attraverso il movimento millimetrico delle mani nell’aria, richiede un controllo e una sensibilità fuori dal comune. Virgili riesce a far dialogare lo strumento con la voce narrante, traducendo l’elettromagnetismo in una melodia vibrante che evoca la voce umana e crea un’atmosfera sospesa e quasi magica.
Lo spettacolo ha il grande pregio di non isolare la figura dello scienziato, ma di immergerla nelle dinamiche politiche del Novecento. Attraverso i viaggi di Termen – dalla Russia degli anni Venti all’incontro con Lenin, fino al successo nella New York capitalista – emerge chiaramente la complessa politica della relazione dell’Unione Sovietica con il resto del mondo. La narrazione evidenzia come la scienza e l’arte siano state costantemente tese e contese tra le due superpotenze, evidenziando il ruolo della tecnologia sovietica sia come strumento di propaganda e di fascino internazionale, sia come gabbia geopolitica per i suoi stessi creatori.
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