
Elena Bucci
di RITA ATZERI
Elena Bucci porta in scena un’opera straordinaria incentrata sul legame tra Oriana Fallaci e Alekos Panagulis. “Nella lingua e nella spada” è andato in scena, in prima assoluta regionale al Nurarcheofestival, sabato 25 luglio 2026, nell’area archeologica di Pinn’e maiolu a Villanovaforru.
“Nella lingua e nella spada” è un’opera totale che scuote le coscienze, trasformando la biografia in un potentissimo atto di accusa politico. Sul palco, Elena Bucci evoca e incarna i fantasmi magnetici di Oriana Fallaci e Alekos Panagulis. Non c’è spazio per il reducismo storico: lo spettacolo si impone come un rito civile urgente e necessario, un ponte drammatico tra la dittatura dei colonnelli greci degli anni ’70 e le derive autoritarie che minacciano il nostro presente.
Elena Bucci, nella messa in scena, intraprende un vero e proprio corpo a corpo con la storia, la politica e la libertà. Uno spettacolo capace di risvegliare le coscienze assopite degli spettatori. Li interroga fin dal principio con domande dirette, cos’è la democrazia, la libertà, la politica.
Non c’è spazio per il mero intrattenimento, la Bucci usa le parole per denunciare il potere oppressivo, di ieri e di oggi. La recitazione vibrante restituisce la ferocia della verità.
La forza drammaturgica risiede nella sua spaventosa attualità. La tirannide dei colonnelli greci degli anni ’70 non è un fossile del passato, i regimi autoritari stringono la morsa in troppi paesi oggi. La democrazia occidentale si scopre fragile e vulnerabile. Il ritorno del fascismo è visibile dietro l’angolo di casa nostra. L’indifferenza collettiva spiana la strada ai nuovi dittatori. La Bucci ci ricorda che la perdita dei diritti fondamentali è un rischio concreto, quotidiano e vicinissimo
Sul palco si consuma il dramma di due anime incendiarie: Panagulis, il martire solitario che sfida la giunta militare con la poesia; Fallaci, la giornalista che usa la macchina da scrivere come un’arma. L’opera dimostra come i meccanismi della censura e del conformismo siano pronti a riemergere anche nelle democrazie occidentali.
La struttura dello spettacolo poggia su un impianto sonoro monumentale, firmato da Luigi Ceccarelli. Le partiture elettroniche non fanno da semplice sfondo, ma aggrediscono lo spazio scenico. Il suono si fa drammaturgia, dialogando, scontrandosi e fondendosi con la parola recitata. Frammenti vocali e respiri digitali evocano l’isolamento del carcere e il frastuono delle piazze.
La lingua: la parola scritta e detta diventa l’unica arma di resistenza per Panagulis.
La spada: il potere militare e la violenza dello Stato che tentano di spezzare l’intelletto.
“Nella lingua e nella spada” è un’opera che non concede sconti. È un’esperienza teatrale che costringe lo spettatore a uscire dalla passività, ricordandoci che l’indifferenza è la prima complice di ogni tirannia.
Questo spettacolo è un rito civile indispensabile. Elena Bucci non si limita a ricordare due giganti del Novecento. Ci costringe a guardare lo specchio del nostro tempo, ricordandoci che la libertà si difende ogni giorno.
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