RICONCILIAZIONE DELL’UOMO CON LA NATURA: UN’OPERA DI MICHELE CIACCIOFERA AL MUSEO DELLA CERAMICA DI NUORO

Michele Ciacciofera

Con l’installazione “The Hand of Nature” (La mano della natura) ritorna a Nuoro l’artista Michele Ciacciofera. L’opera che rimarrà esposta sino al 4 ottobre presso il museo della ceramica di p.zza su Connottu, è un grande tappetto circolare in lana irlandese e tencel, dal diametro di 230 centimetri contenente 163 creazioni in ceramica smaltata. Opera simbolo di un rispecchiamento fra uomo e natura in un vicendevole scambio di forme, colori, storie e memorie.

Laurea in scienze politiche con specializzazione in antropologia e sociologia, nato a Nuoro da madre santupredina e padre siciliano, Ciacciofera ama la sua isola e come tutti gli artisti sardi non si sottrae al fascino della sua storia, dei suoi miti e delle sue tradizioni, al pari della letteratura in quanto legato per linea materna a Grazia Deledda e Salvatore Cambosu.

Trascorre la prima infanzia a Palermo, vince un concorso all’Inps e ritorna nella sua città dove entra a far parte della squadra di pallacanestro “Gennargentu Nuoro”. Frequenta lo studio di Giovanni Antonio Sulas, amico di famiglia che avendo ravvisato in lui doti particolari lo indirizza all’arte. “Un gran talento nel guardare e reinterpretare le cose. Mi ha insegnato a leggere il lavoro degli altri”. Dirà in seguito del suo maestro.         

Vive a Parigi dove lavora nel suo atelier nel cuore della ville lumière. La sua brillante carriera artistica lo porterà a viaggiare nel mondo intero senza perdere i contatti con la città che nel 1969 gli ha dato i natali. Eclettico e raffinato, geniale e innovativo coltiva con passione disegno, pittura, scenografia e scultura. Arricchisce le sue installazioni con materiali da recupero e naturali. Vissuto fra Sicilia e Sardegna, la sua arte è rappresentativa di queste due isole, annoda trame e fili di queste esperienze proiettando la realtà in una più vasta dimensione.

Ha partecipato alle più importanti mostre al mondo. Nel 2017 la sua prima al MAN con “Emisferi sud” allestita da Bonaventure Ndikung scienziato camerunense curatore d’arte contemporanea, con grande successo di critica e di pubblico.

Cosa rappresenta “La mano della natura”?  Il tappetto è un manifesto ecologico, una sorta di mandala simbolo di alcune culture orientali e rappresenta l’universo cosmico che contiene tutte le sue molteplicità.

Tutte le ciotole in ceramica hanno impressa la forma della mia mano quale comune denominatore alla ricerca di una riconciliazione dell’uomo dominante con la natura affinché si ricostituisca un rapporto paritario per evitare che gli ecosistemi e il genere umano collassino definitivamente.

Dove attinge il senso delle sue creazioni? Dal Mediterraneo simbolo della mia identità sarda, da una visione del mondo che non sia antropocentrica ma parte di un tutto e dal concetto di tempo e di memoria borgesiana dove l’accumulo dei ricordi cancella il confine tra realtà e finzione, dove passato e presente si fanno futuro.

In una intervista a Christine Marcel ha dichiarato: “Sono un artista figurativo se mi sveglio figurativo, sono astratto se mi sveglio astratto” Ci vuole spiegare? Un artista deve esprimere una creatività illimitata mai ingabbiata in uno schema. L’artista non è tale se, condizionato da vincoli formali, ideologici o da pregiudizi, pone dei limiti alla propria creatività.

Quale opera la rappresenta maggiormente? “Janas code”, opera centrale del mio lavoro e grande installazione identitaria. Una sorta di mosaico dove con elementi simbolici cerco di rappresentare tutto ciò che significa essere mediterraneo. L’altra è “La densità del vento trasparente”, titolo ossimorico di un’opera sempre legata al Mediterraneo ma con connotazione politica. Una critica alla società dei consumi retaggio delle società colonialiste dove il vento e il mare sono simboli di una libertà fluida.

La sua prima esposizione a Nuoro era realizzata con la terra cruda (terra, paglia e argilla). Oggi è cambiato qualcosa? No. Di recente ho partecipato alla biennale in San Paolo in Brasile con un’opera ispirata ad un poema epico persiano del medioevo, interamente costruita in terra cruda, materiale identitario a cui non rinuncio mai in quanto trattasi del mio DNA.

Quali i prossimi appuntamenti? A fine settembre la mia grande scultura in bronzo con un nido e un uovo di vetro dal titolo “Albero della vita” verrà installata al centro della Galleria dei Presidenti a Montecitorio per gli 80 anni della costituzione italiana.  A gennaio esporrò due grandi mostre istituzionali, la prima alla Biblioteca Braidense della Pinacoteca di Brera, la seconda alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma.

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