LA DAMA DI QUIRRA: STORIA E LEGGENDA AI PIEDI UN CASTELLO SOSPESO NEL TEMPO

Chi vive tra il Sarrabus e l’Ogliastra sa bene che il Castello di Quirra non è soltanto un rudere medievale arroccato sulla montagna. È una presenza che accompagna il paesaggio e la memoria di chi abita queste terre. Lo si incontra con lo sguardo percorrendo le strade dell’interno, quando appare tra le pieghe delle montagne, oppure quando il sole del tramonto illumina le sue pietre antiche facendole risaltare sul profilo dei rilievi.

Attorno a quel castello sono passati secoli di storia, ma insieme alla storia sono rimaste anche le voci della gente. Racconti tramandati nelle case, nelle campagne, durante le lunghe giornate di lavoro e nelle sere d’inverno, quando gli anziani affidavano ai più giovani le vicende di cavalieri, contesse, amori impossibili e tragedie consumate tra quelle mura.

A Quirra il confine tra realtà e leggenda è sottile. Le cronache ci parlano di un importante feudo medievale, appartenuto a nobili famiglie spagnole e governato dai Carroz, uno dei casati più potenti della Sardegna aragonese. Le leggende, invece, ci restituiscono volti e passioni: donne bellissime e misteriose, uomini accecati dall’amore o dall’ambizione, promesse impossibili e destini segnati.

Tra tutti i personaggi legati alla storia del castello, nessuno ha alimentato più racconti di Violante Carroz.

Donna realmente esistita, appartenente a una delle famiglie più influenti dell’isola, Violante è rimasta nella memoria popolare con un’immagine molto diversa da quella che emerge dai documenti. La tradizione l’ha trasformata in una figura quasi leggendaria, una donna potente, orgogliosa e temuta, tanto da essere ricordata con l’appellativo di sa Sanguinaria.

Secondo alcuni racconti, la sua indole sarebbe stata segnata dalla crudeltà e dalla vendetta. Una delle storie più conosciute riguarda il cappellano di corte che ebbe il coraggio di condannare apertamente la relazione della contessa con Berengario Bertran. Quel giudizio gli sarebbe costato la vita: il religioso sarebbe stato condannato all’impiccagione e il suo corpo lasciato esposto come avvertimento per chiunque avesse avuto il coraggio di sfidare il potente casato dei Carroz.

Da quel momento la figura di Violante entrò definitivamente nella leggenda. Alcuni narrano che sia precipitata dalla rupe più alta del castello, altri che abbia scelto volontariamente la morte, altri ancora che il suo spirito continui a vagare tra le rovine della fortezza.

La storia, tuttavia, segue un percorso diverso. Le fonti raccontano che Violante Carroz morì nel 1511 nel convento di San Francesco di Stampace, a Cagliari, dove si era ritirata negli ultimi anni della sua vita. Ma il fascino dei personaggi storici non nasce soltanto dai documenti: spesso sono proprio i racconti tramandati dal popolo a conservarne il ricordo più profondo.

Alla figura della contessa si lega anche la leggenda del tesoro nascosto. Si racconta che nelle profondità della montagna fosse custodito un prezioso telaio d’oro, nascosto in un luogo segreto e destinato a rimanere introvabile. Una storia comune a molte antiche dimore, dove il tesoro non rappresenta soltanto ricchezza materiale, ma il mistero di un passato che nessuno è mai riuscito completamente a svelare.

Ma la leggenda che più appartiene a queste montagne è forse quella di Sa Scala ‘e sa Contissa, un nome che ancora oggi conserva il ricordo di una storia d’amore e di ostinazione.

Le diverse versioni tramandate nei paesi vicini cambiano alcuni particolari, ma tutte hanno come elemento centrale una strada impossibile e una promessa fatta quasi per gioco.

Si racconta che un potente signore si innamorò di una giovane dama e le chiese di diventare sua moglie. La ragazza, non ricambiando quell’amore e convinta di poter evitare le nozze, gli impose una condizione che riteneva irrealizzabile: sarebbe salita sulla sua carrozza soltanto se lui fosse riuscito ad arrivare fino a lei con un cocchio trainato da quattro cavalli bianchi.

La richiesta sembrava assurda. La montagna non concedeva spazio alle carrozze. I sentieri erano stretti, accidentati, interrotti da rocce e precipizi.

Ma proprio ciò che sembrava impossibile diventò realtà.

Secondo la tradizione, lo spasimante chiamò uomini dai paesi dell’Ogliastra e dell’entroterra. Abitanti di Tertenia, Bari Sardo, Arzana, Lanusei, Villagrande, Osini e Loceri avrebbero contribuito a rendere praticabile quel percorso, lavorando la pietra con pochi strumenti e molta fatica.

Nacque così quella strada che ancora oggi porta il nome della Contessa.

Quando la carrozza comparve davvero davanti al castello, la giovane comprese di non poter più sfuggire alla promessa pronunciata con leggerezza. Da quel momento, però, la leggenda si divide.

C’è chi racconta che partì verso il suo destino e che, durante il viaggio, il dolore per aver lasciato la propria terra fu così grande da spezzarle il cuore. Altri raccontano che, arrivata davanti al castello o poco prima di raggiungerlo, preferì gettarsi nel vuoto piuttosto che accettare una vita che non desiderava.

In alcune versioni quella donna è proprio Violante Carroz, in altre è una fanciulla senza nome. Poco importa quale sia quella più vicina alla realtà: tutte hanno contribuito a dare un’anima a questi luoghi.

Lungo questo stesso mondo di rocce e acque si trova anche Su Fossu de su Para, la cascata del rio Buddidorgia. Un luogo nascosto, raggiungibile attraverso sentieri oggi poco frequentati, dove la natura sembra aver voluto aggiungere un altro elemento di mistero.

Il nome stesso della cascata nasce da una particolare formazione calcarea che, secondo alcuni, ricorda la figura di un frate incappucciato. Secondo un’altra interpretazione, invece, quella forma sarebbe l’impronta pietrificata dello zoccolo di un cavallo della carrozza della Contessa, rimasto impresso nella roccia durante l’impresa che diede origine a Sa Scala ‘e sa Contissa.

Sono racconti diversi, ma appartengono allo stesso paesaggio. Perché in questi luoghi la natura e la memoria sembrano dialogare continuamente.

Il fascino del Castello di Quirra nasce proprio da questo intreccio. Non è soltanto ciò che resta di una fortezza medievale, ma un luogo dove ogni pietra sembra avere una storia da raccontare. È il risultato di secoli di passaggi, di incontri, di paure e speranze che hanno attraversato queste montagne.

Forse è proprio questo il motivo per cui, ancora oggi, queste storie continuano a essere raccontate. Non perché abbiamo bisogno di stabilire con certezza dove finisca la realtà e dove inizi la fantasia, ma perché fanno parte del nostro modo di guardare questi luoghi.

Chi conosce il territorio sa che il Castello di Quirra non è soltanto un insieme di pietre antiche. È un punto di riferimento, qualcosa che appartiene al paesaggio e alla memoria di intere generazioni. Ogni volta che lo si guarda da lontano viene naturale pensare alle persone che hanno vissuto lassù, alle strade percorse nei secoli, alle vicende che si sono intrecciate attorno a quelle mura.

Le storie della Dama di Quirra, di Sa Scala ‘e sa Contissa e di Su Fossu de su Para forse hanno cambiato forma molte volte, passando da una voce all’altra. Ma è proprio grazie a questo continuo passaggio che sono arrivate fino a noi.

Una leggenda non vive perché è scritta su un libro, vive perché qualcuno continua a raccontarla. E finché ci sarà qualcuno che, guardando verso il castello, ricorderà la storia della Contessa e di quella strada scavata nella roccia, Quirra continuerà ad avere la sua voce.

Una voce fatta di pietra, di vento e soprattutto di memoria.

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2 commenti

  1. Marco Bernardini

    Ci sono stato ma molti anni, tanti, troppi forse….correva l’anno 1985

  2. Storie e leggende fanno parte integrante del nostro territorio e del nostro DNA non possono essere dimenticate ma vanno tramandate alle nuove generazioni, ti faccio i miei complimenti per la tua determinazione nel divulgare queste storie 👏

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