
Giovanni Deiana
di GIANRAIMONDO FARINA
La notizia è stata dirompente. Quasi un “fendente” arrivato mentre, forse, già si presagiva che la “tempesta” sarebbe passata. Un “fulmine a cielo sereno” si direbbe. Invece no, Giovanni Deiana, figura integerrima di funzionario e dirigente pubblico, del Comune di Nuoro, della Provincia di Nuoro e della Regione Autonoma della Sardegna, non ce l’ha fatta. Prima che uno stimato professionista, ed un esempio di civil servant, Giovanni è stato un amico, di quelli veri e fraterni. E per noi sardi il valore dell’amicizia è sacro. Lo sappiamo. Prima di essere quello che è stato, ossia alta figura di funzionario e dirigente, è stato un uomo profondamente legato alle sue radici, dotato di una straordinaria intelligenza e cultura, accompagnate da umiltà e forte senso dell’ironia. Con una solida Fede alle spalle. Maturata tutta nel mitico oratorio della Parrocchia del Sacro Cuore di Nuoro, la “chiesa dell’allora periferia”, retta, per oltre trent’anni, dal sacerdote anelese don Giovannino Puggioni, figura importante e decisiva per la sua formazione e vocazione. Dalle mura di quell’ oratorio che, allora, negli anni Ottanta, delimitava gli estremi confini di una città ancora in espansione, uscirà una nidiata di giovani studenti che affronterà, decisa, la strada dell’emigrazione universitaria, profondamente legata alle radici cattoliche ed all’insegnamento, in Azione Cattolica, che don Giovannino era riuscito ad imprimere loro, i “suoi ragazzi”. E Giovanni era uno di loro. Dopo il liceo classico “Asproni”, quindi, la scelta dell’Ateneo dei Cattolici italiani, facoltà di Giurisprudenza, sarà decisiva. Ed, all’interno dell’Università, ancora più determinante sarà il collegio, il caro Augustinianum, “terra d’approdo” , di comunione e di confronto di tanti studenti fuorisede. Luogo dove, per molti di noi, sardi, siciliani, calabresi, pugliesi, piemontesi, veneti, abruzzesi e di ogni parte, si imparerà, veramente, “a fare l’Italia”. E quello, però, non era ancora il mio e nostro Augustinianum, dirimpettaio della sede centrale. Ma era la sede di “Porto Mare”, quasi quindici fermate di metro di distanza. In periferia, direzione Piacenza, dove, per la storia milanese, sorgeva l’antico porto di Milano sui navigli. Quella scelta di fissare la sede del collegio maschile della Cattolica in un luogo così periferico era dettata dalla volontà di “punire” il fulcro delle rivolte sessantottine. E, come tale, viveva ancora negli anni Ottanta. Giovanni arriva a Milano a metà di quel decennio ed, in questo clima, convive e riesce a cogliere l’essenza dell’essere studente dell’ Augustinianum. Uno studente modello. Ed, all’interno della piccola ma presente comunità sarda del collegio, diventa presto un punto di riferimento. Un “Capo”, come lo era al liceo. Esempio di serietà, di dedizione e di studio. “Studio matto e disperato”, ma con un fine preciso: la crescita e la realizzazione professionale. In breve tempo arriverà la laurea, conseguita brillantemente in diritto costituzionale, sotto la guida del suo maestro Vittorio Angiolini, cui seguirà, nella prima metà degli anni Novanta, il dottorato, sempre in Costituzionale, a Ferrara. Nel frattempo non mancava mai di venire meno alla sua mission: fungere da guida per i giovani studenti sardi che affrontavano la “sfida” della Cattolica. Io ho conosciuto Giovanni proprio in quest’occasione. A Nuoro, però, in quell’ oratorio della parrocchia del Sacro Cuore. L’idea di iscrivermi, per la verità, mi balenava già da tempo ed era maturata in Gocéano, a Bono, dalla frequenza, conoscenza e testimonianza di signorina Maria Cabras, una delle “figlie laiche” dell’ Opera della regalità di Armida Barelli, collaboratrice di Carlo Carretto, quando, direttore didattico, fu esiliato dal Fascismo in Sardegna. L’incontro con Giovanni, favorito dalle indicazioni del suo parroco (e mio zio, cugino di mio padre) don Giovannino Puggioni, sarà decisivo per mettere, da parte mia, via ogni dubbio, dopo l’importante e decisivo quinquennio nel liceo classico di Ozieri. Siamo nell’ ottobre 1995 e Giovanni fungerà, per me, da maestro e da amico nel primo periodo di ambientamento sia in Università che in collegio. Come non dimenticare le infinite passeggiate di accompagnamento in centro alla sua pensione dei Barnabiti o le ore passate in mensa o in collegio a discutere di tutto, avendo al centro l’attenzione allo studio. Poi le strade si sono divise, dal momento che vinse il concorso al Comune di Nùoro come dirigente, ma non vennero mai meno i contatti. Sempre continui, sempre utili, sempre prolifici. Sempre ricchi di indicazioni. A Nùoro, poi, dal comune, ancora con ruoli apicali, passerà alla Provincia. Ed, in quell’occasione, essendo anche io tornato come tutor- docente della Facoltà di Scienze dell’Amministrazione del Consorzio Universitario, avrò modo di riallacciare i contatti. Sarà per lui un momento decisivo e difficile, ma, allo stesso tempo, arricchente. Giovanni era uno che non si arrendeva facilmente. Era uno tenace, come la parte migliore dei sardi, e, soprattutto, aveva una grande Fede. Nel periodo di permanenza a Nùoro, coinciso fra il 2004 ed il 2008, avevo dato una mano a lui ed agli altri amici della Cattolica a “rianimare” il Centro Culturale Lazzati del Sacro Cuore, invitando relatori del calibro del mio carissimo prof. Mario Taccolini su Paolo VI e monsignor Edoardo Bressan sul Concilio Ecumenico Vaticano II. Questo a conferma del fatto che, sebbene lontani, la Cattolica, continuava ad essere, per ogni suo ex allievo, un importante stimolo di confronto e di paragone con le realtà in cui ci si trovava ad operare. E questo suo modo d’essere, unito sempre alla forte volontà di formarsi e di studiare, avevano aperto a Giovanni altre nuove possibilità: la collaborazione universitaria con la Facoltà di Giurisprudenza di Cagliari a Nùoro, la laurea in Scienze politiche a Sassari e la docenza in alcuni Master di diritto amministrativo e Scienza dell’Amministrazione. Tutto quello che la Sardegna non era riuscita ad averglielo dato prima, con l’Università, lo stava ottenendo ora. “Corollato” dalla famiglia, costruita con Carla, unico amore nato anch’esso al “Sacro Cuore” ed arricchito dai figli Francesco, Ludovica e Giacomo. Senza, però, mai dimenticare il legame con la Cattolica. E, quando, ci trovavamo o ci sentivamo, era un continuo scambio di pareri ed un confronto. Su tutto. Sia quando io fui amministratore ad Anela ed in Gocéano, sia quando lui fu consigliere comunale e capogruppo al Comune di Nùoro, più recentemente. Sia quando venne, invitato, al seguito di don Giovannino, al mio matrimonio a Caltanissetta, animando e dando vita ad una piccola “rimpatriata” di ex agostini. Sia quando, da qualche tempo, accompagnava don Giovannino annualmente ad Anela in occasione della ricorrenza di Sant’ Antioco, il patrono del nostro parentado.
Sia, soprattutto, quando, da ultimo, era assurto alla carica di direttore generale della Presidenza della Giunta Regionale. Per lui, certamente, visti suoi studi e la sua solida formazione giuspubblicistica, il massimo raggiunto. Il compimento di un lungo, arricchente, difficile e stimolante percorso da civil servant. Ma Giovanni non era solo civil servant nella professione, lo era nella vita intera. Al servizio completo dell’amata famiglia, dei cari genitori (il padre deceduto di recente), della sorella, suora laica a Bergamo, del fratello e della comunità di Nùoro. Il male, però, ce lo ha portato via. Vi lottava da tempo. Una “lotta feroce”, senza esclusione di colpi. Una battaglia che, purtroppo, il 18 luglio 2026, è stata persa. Giovanni Deiana, il dott. Deiana, non c’é più. L’ultimo messaggio che gli ho inviato è stato quello di cordoglio per la morte del padre. Mi rimane ancora la sua breve frase di risposta: “Grazie infinite caro Gianraimondo, un abbraccio forte a te, Alessia e Mario”. Avrei dovuto richiamarlo. Non l’ho fatto. Sapevo che era giunto, purtroppo, allo “stadio” finale della sua “corsa” terrena. A cinquant’otto anni. Mi rimarranno le sue ultime parole e queste mie considerazioni verso una persona che ha vissuto in pieno la vita e che, per sempre, rimarrà d’esempio, come umile servitore della sua (e nostra) terra di Sardegna.
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Grazie di cuore Gianraimondo per la tua testimonianza . Ho conosciuto Giovanni in “Augustinianum ” ed ho un caro ricordo…proprio come da te egregiamente descritto.
Pace alla sua anima.
Antonio Micelli
Il vax
cuore