
Giovanni Maria Cherchi
di CRISTOFORO PUDDU
Giovanni Maria Cherchi (Uri 1922 – Sassari 2014) è ricordato come intellettuale (autore di saggi storici e di numerose sillogi poetiche in italiano, in limba logudorese e dialetto sassarese) e per l’impegno politico, originato nella Sardegna degli anni Quaranta/Cinquanta dall’eredità morale, ideale e teorica di Antonio Gramsci.
Attraverso l’analisi fondamentale della “questione sarda” si formarono intellettuali e leader in grado di sviluppare una vera politica delle condizioni estreme dell’Isola e di riscatto sociale per le classi del mondo agro-pastorale ed operaio. E certo, con questa vigorosa volontà d’impegno e idealità, maturò l’attività politica di Giovanni Maria Cherchi che da giovane antifascista, tra il 1944 e il 1946, fece parte attiva del gruppo della rivista democratica sassarese “Riscossa”.
Laureato in Lettera a Cagliari nel 1946, oltre l’impegno scolastico di docente, intensifica la militanza nel Partito Comunista tanto da essere eletto consigliere regionale nella seconda e quarta legislatura, la prima nel 1954. Seguirono diverse elezioni al consiglio comunale a Sassari e a quello provinciale, fino alla guida da Presidente della Provincia dal 1975 al 1980. È ricordato “come un politico rigoroso, formatosi alla scuola del PCI negli anni dell’immediato dopoguerra, e come uomo dal tratto mite e ironico”.
Intellettuale raffinato e di profonda sensibilità lirica dedica l’innato talento e fantasia creativa linguistica al componimento poetico: le iniziali pubblicazioni in italiano sono del 1962 (“Una stagione d’amore”, encomiato al concorso nazionale Gastaldi Editore Milano 1961) e proseguiranno con opere edite dalla Casa Editrice Maia di Siena e dalle sassaresi Gallizzi e Chiarella; le opere incarnano e si definiscono, secondo la lettura critica di Nicola Tanda, “dall’iniziale condensazione lirica che utilizzava le principali istituzioni poetiche degli ermetici, verso una progressiva immersione nella tematica sociale”, fino a plasmare una personale e caratterizzante “scansione ritmica, tra elegia ed epigramma, e giungere a fondere l’intensità lirica della poesia d’amore degli inizi con una dizione pacata e aperta ai modi del surrealismo populista”. Successivamente Cherchi orienta la scrittura lirica verso la parlata sassarese – lingua poetica di “inappartenenza”, essendo nativo di Uri e per parte materna di Cossoine – ma sua città di elezione e d’intensa partecipazione politica, sociale e di luoghi dell’anima. La poetica di ricerca identitaria e di appartenenza si concretizza e avviene con i libri in logudorese (“A disora”, “In atterue”, “S’ora ‘e sa chigula”, “A borta ‘e die”) con un percorso di “parole, immagini, significati, legati alla storia personale e alla storia dell’isola, nell’intreccio tra passato e presente, tra ‘su connotu’ e ciò che, invece, si trasforma nel divenire storico”.
Con la raccolta antologica in sassarese “Sempr’andendi” (1986, Soter Editrice), introdotta da Manlio Brigaglia, rivela “in abbandoni lirici i pudori più segreti” e una miscellanea di paesaggi, di sentimenti, d’amore e riflessioni sulla vita, nella convinzione zavattiana che in dialetto si può – e si deve! – dire tutto perché si presta “alla dicibilità totale”.
L’attenzione e le prefazioni di Paolo Pillonca alle raccolte in logudorese colgono “una voce lirica che culla speranze” e “la nostra storia che oggi ritorna in vita come un germoglio di primavera, giovane e schietta per il nostro futuro. Torna in vita, in mano a Giovanni Maria Cherchi, per cantare virtù e sofferenze, lune e soli, sangue e fiori di un popolo d’acciaio: l’uomo è come la terra, sempre in grado di resistere a quanto gli cade sulle spalle”.
Degli ultimi componimenti, lo stesso Cherchi, chiamato amichevolmente Giommaria, ebbe modo di scrivere del suo intimo scorrere inesorabile “pomeriggio umano letterario” come metafora di esistenza e tempo.
In s’oru ‘e su mare, opera in logudorese, è il componimento con il quale ha conquistato il premio “Ozieri” nel 1991.
Le diverse raccolte di versi, sempre con elaborate copertine d’arte, sono state illustrate da tavole di autorevoli artisti sardi: Antonio Corriga, Nino Dore, Rosetta Murru, Gaetano Pinna, Enrico Piras, Francesco Sogos, Ausonio Tanda, Sisinnio Usai.
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De Giommaria Cherchi apo lézidu solu IN ATTERUE e A DISORA (sunt in sa bibbiografia de su DitzLcs) e chentza connòschere sos datos biograficos chi apo lézidu in sa pàzine de Cristoforo.
A zòvanu bénichi che li at leadu s’ànima su PCI e de sa Sardigna si ndh’est abbizadu a disora (chi puru est sempre ora, ma… su fatu abbarrat fatu e su chentza fatu su matessi ancora chentza fatu!) si ndh’est abbizadu a bartaedie, candho su sole si ch’est betendhe e sas chìgulas puru sessant de cantare.
E bae e busca ite cossizos batint su sero e su sonnu de su note! Ca mancu si torrat a abbrèschere paret un’àtera die, sempre die de libbertade e de responsabbilidade personale e colletiva ma cun pagu e nudha isperàntzia.
E mancari, sos Sardos totu, grusseris, rozzi e raffinat,i sighint a prànghere e iscazare puru in totu sos partidos partidedhos e cambaradas tricolore, colores sempre prus bellos de cussos de sa Sardigna ruju e niedhu de sos bator moros e sempre de prus quattro gatti.