IL RACCONTO GIOIOSO DI UNA VITA SEMPLICE CON ANEDDOTI CUSTODITI GELOSAMENTE: GLI SPLENDIDI CENT’ANNI A DORGALI DI TZIA TOTONA DEIANA

Giovanna Antonia Deiana

“Sono contenta che siete venuti a trovarmi”. Ci accoglie con queste parole tzia Totona (Giovanna Antonia) Deiana, cento anni il 13 giugno, secondogenita di Antonio e Sebastiana Testone, felice di ripercorrere per noi il suo secolo di vita.

Interamente vestita di nero, col sorriso stampato sul viso, sguardo vivo e profondo, la nostra nonnina racconta di avere frequentato le elementari e due classi di avviamento.

In quinta elementare aveva chiesto al nonno materno cinque lire per acquistare il sussidiario e quando gliele ha date l’ha resa felice.

“Con mia sorella Pina– racconta -, i nostri due fratelli erano ancora piccoli, raggiungevo i campi a piedi, con la falce mietevo il grano maturo e dopo averlo legato a mannucros (mazzetti) lo portavo a trebbiare”.

A dodici anni le è stata imposta sa vardetta (gonna sarda) e sos cuccos, due trecce attorcigliate ai lati della testa, fermate da un lembo di fazzoletto (sa perrighedda), acconciatura tipica dorgalese. Una sorta di investitura che segnava lo spartiacque fra l’età dei giochi e l’età della ragione inchiodandola a maggiori responsabilità.

Con altre ragazze, sotto la stretta sorveglianza di un’adulta, andava a lavare i panni a Santu Juanni, al fiume Cedrino e a Cadharis. “Si partiva di buonora – continua -, quando ancora era buio e si rientrava di sera. A pranzo si consumava pane e formaggio”.

Dopo aver individuato il masso idoneo ad offrire la frizione necessaria a rimuovere lo sporco, con le pietre si delimitava un cerchio di circa 40 cm di diametro su cui poggiare il paiolo con acqua e cenere, all’interno un fuoco alimentato con le frasche portava l’acqua all’ebollizione per ottenere sa lissia (la lisciva), disinfettante naturale per la biancheria. I panni lavati venivano stesi sui cespugli ad asciugare.

“A cadenza regolare – prosegue -, in casa si faceva il pane bianco di grano e il pane nero d’orzo. Nel cortile, per garantire il latte giornaliero alla famiglia, custodivamo una capretta che ogni giorno su mannalitharju conduceva al pascolo. Il suono della campanella annunciava il suo rientro serale. Era fantastico.

Il maiale allevato a casa garantiva le provviste per un anno. Le salsicce erano poche e finivano subito mentre il lardo abbondava e si consumava allo spiedo per fare il pane guttiau”.

Poiché allora non si conoscevano giochi, tzia Totona si costruiva la bambolina con due pezzi di legno e stracci. Con la carta stagnola oro e argento delle caramelle e dei cioccolatini, riproduceva i gioielli del costume e quanto suggerito dalla sua creatività. 

La sera le ragazze si ritrovavano in un cortile del vicinato dove una donna anziana raccontava loro la vita di San Francesco e di Sant’Antonio ma anche storie antiche di paese che le trasportava in mondi lontani. Nessun altro divertimento.  

A 24 anni ha sposato Francesco Piga di 27, suo vicino di casa. Un marò della Brigata Marina San Marco, arruolato nel ’40, che aveva combattuto su vari fronti. Catturato dal nemico aveva fatto ritorno nel ‘48.

“C’è voluto poco ad accorgerci che ci volevamo”, confessa. Nel pronunciare queste parole arrossisce e si nasconde il viso con le mani.

Il giorno delle nozze lei vestiva il costume tradizionale, lui un abito cucito da Pietrino Capozzi rinomato sarto dorgalese. Da quella unione sono nate due figlie: Maria che l’ha resa nonna e bisnonna e Tanuccia.

“Mio marito – conclude -, è scomparso nel 2002 a 83 anni. Faceva il falegname come il padre e i fratelli. A Cala Gonone riparava le barche; ha realizzato il leggio, due poltrone e la via Crucis per la chiesa di Santa Lucia; il tabernacolo per la beata Vergine Assunta di Lula. Costruiva e intagliava calci per fucili e preziose cassapanche”.

Tzia Totona usa gli occhiali solo per leggere, deambula agevolmente, la mattina si alza molto presto e va a letto tardi. Mai contratto alcuna malattia, soltanto una sciatalgia prontamente curata e l’unico farmaco che oggi assume è la pastiglia per la pressione. Mangia di tutto anche se il suo piatto preferito è su pane cottu, una sorta di zuppa con pane formaggio e brodo.

A celebrare la messa del suo centesimo compleanno è stato il parroco don Gianfranco Nieddu. Ha ricevuto la visita di don Filippo Fancello Ungredda e della sindaca Angela Testone che, a nome dell’amministrazione comunale, le ha regalato un mazzo di fiori e una targa ricordo.

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6 commenti

  1. Buongiorno Lucia. Complimenti

  2. Tanuccia Bacchitta

    cuore

  3. ·
    👏♥️ auguroni ! Un abbraccio

  4. Giovanna Monni

    Auguroni! Zia Tottona! 🩷🍀🎂🥂🍾🎉 A cantu bos precaisi!

  5. Antonia Pessei

    Un bacio, zia Tottona…

  6. Bell’articolo . Il marito però era Francesco Pira 🤗 non Piga

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