
Elena Monni
di LUCIA BECCHERE
Come il padre Mauro, Elena Monni (Oliena 1901-1982) era maestra elementare e così pure la sorella Antonina con la quale condivideva anche la passione per il ricamo.
La sua prima sede è stata Orgosolo e per un certo periodo si sono trovati ad insegnare padre e figlie insieme. Elena, dopo qualche anno di servizio a Mamoiada, ottenne il trasferimento ad Oliena dove insegnò fino al 1967, anno del pensionamento.
“Nel 1966 sono stato suo alunno in terza elementare – ricorda Tore Congiu -. Era severa ma molto preparata e premurosa nei nostri confronti. Mentre tutti portavano il grembiule nero, alla mia classe aveva chiesto di indossare quello blu e questo ci aveva reso oggetto di scherno da parte di tutta la scuola ma lei, nel voler smorzare i toni, ci aveva accompagnato alla messa della domenica col grembiule e il collettino bianco di plastica mentre i ragazzini ci venivano dietro sghignazzando. Finita la funzione religiosa ci aveva accolto nel cortile di casa sua e offerto dolci e bibite, per noi un lusso, lasciando fuori dal portone i dileggiatori che da quel momento desistettero dal ridere di noi”.
La sua presenza nell’Azione Cattolica e in Parrocchia, aveva dato un forte contributo al parroco, Canonico Pietro Bisi, protagonista assoluto e indiscusso della vita spirituale, sociale e politica della comunità olianese per sessant’anni, dal 1905 al 1965, e sempre attento a non allontanare nessuno dalla vita della chiesa.
“Nel dopoguerra – racconta il nipote Giuseppino Monni -, quando tutta l’AC era stata mobilitata a prendere posizione a favore della DC che dopo la vittoria del ‘48 aveva avuto la maggioranza assoluta, lei lavorò tantissimo per il partito. Pur rifiutando la candidatura per l’amministrazione locale, fine anni 50 e metà anni sessanta ha ricoperto il ruolo di segretaria della locale sezione della DC, carica non usuale per una donna in quel periodo.
È rimasta nubile – prosegue -. Sempre molto ispirata dalla sua religiosità voleva che gli alunni oltre la grammatica e l’alfabeto acquisissero il valore della vita associativa della chiesa. Nel pomeriggio invitava spesso a casa sua le alunne di maggiore talento che frequentavano più assiduamente la chiesa, sia per imparare il ricamo che per ripassare il catechismo, mettendo in piedi una sorta di doposcuola, coadiuvata dalla giovane Maddalena sempre al suo fianco preposta a coinvolgere le persone, e da una serie di collaboratrici-assistenti che abitualmente transitavano in quella casa e di cui lei poteva disporre”.
Era alta, capelli neri lunghi raccolti sulla nuca con una scriminatura laterale. Molto determinata, quasi rigorosa e autoritaria non si concedeva agli scherzi. Sempre attenta a che le ragazze avessero un abbigliamento castigato in quello che era il modo di vivere di allora.
Erano i fiori ad appassionarla maggiormente -. Nel suo cortile, oltre un enorme pergolato, un melo, un nespolo e un melograno, si potevano ammirare rose, calle, gerani e ortensie. In qualche modo lei era la sola custode di questo patio fiorito, luogo di accoglienza di tutta la grande famiglia allargata e dove confluivano anche gli amici”.
Poiché anche la campagna era rimasta in capo a lei, compreso un appezzamento di terreno, una sorta di giardino alla periferia del paese, signorina Elena disponeva di due collaboratori: Antonio Fadda che in seguito sposò la fedelissima Maddalena e Giuseppe Cattide. Entrambi si occupavano delle coltivazioni e in particolare della potatura del vigneto mentre un altro collaboratore stagionale provvedeva alla vendemmia e alla lavorazione del vino.
La campagna custodiva tutta la storia familiare. La madre Leonigia Puligheddu, per la coltivazione avveduta aveva avuto un premio dalle cosiddette Cattedre ambulanti di agricoltura, uffici esecutivi del Ministero, in seguito trasformate in Ispettorati Provinciali dell’Agricoltura.
Tutta la famiglia amava la campagna. Elena aveva ereditato la passione dal padre che aveva innestato perfino un leccio con un castagno, pianta sporadica nell’agro di Oliena. Era stato lui ad accompagnare il botanico Ugolino Martelli (1860-1934) al monte di Oliena per censire essenze e piante rare come il tasso (ribes sardoum).
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