ISTINTI A COLORI: IL VIAGGIO ARTISTICO DI LINDA RIEFOLO

Linda Riefolo

Abbiamo incontrato Linda Riefolo all’inaugurazione della mostra Istinti a Colori – Il respiro degli animali e la loro voce espressa con il colore, a Quartu S. E., presso lo Spazio Culturale Michelangelo Pira.

Una mostra che segna una svolta significativa nel percorso creativo di Linda.

Dopo una lunga fase dedicata all’iperrealismo in bianco e nero, infatti, l’artista cagliaritana ha abbracciato l’uso di tinte forti e violente per rappresentare il mondo animale. Questa transizione non è casuale, ma nasce dal desiderio di utilizzare gli animali come veicolo comunicativo per esprimere emozioni primarie. La tecnica adottata prevede la preparazione di tele nere con un composto di acrilico, vinilico e gesso, su cui il colore viene applicato per esaltarne la densità, la corposità e l’impatto visivo. L’arte di Linda si propone come un antidoto allo stress quotidiano, con l’obiettivo di offrire al visitatore un momento di sospensione e felicità.

Durante l’intervista, è emersa una profonda riflessione sul ruolo dell’arte nell’avvicinare le nuove generazioni, spesso distratte dalla dipendenza tecnologica. L’artista sostiene che, attraverso esperienze sensoriali che integrano pittura, mindfulness e movimento consapevole, sia possibile stimolare nei giovani una maggiore attenzione verso la realtà e le piccole gioie quotidiane.

Nelle tue precedenti mostre: “Smetti di respirare” (2006), “Ascoltami, ascoltami, ascoltami” (2009), “Oicsnocni” (Inconscio letto al contrario – 2012) tutte le tue opere erano in bianco e nero. Perché in “Istinti a colori” hai scelto di rappresentare animali con tinte forti ed irreali? Dopo tanti anni di bianco e nero, ho pensato di esprimermi in maniera diversa. Tutti mi conoscevano come la ragazza dell’incidente, in seguito al terribile incidente che ebbi con lo scooter da adolescente. Così ho deciso di cambiare la mia visione del mondo. Ho scelto gli animali perché mi hanno aiutata moltissimo, a superare tante cose. Molte volte si dice degli animali che gli manca la parola: non è vero. Quindi, magari, questo è il mio modo di comunicare, perché no, che gli animali usano il colore, le forme.

Non è corretto né possibile etichettare l’arte, ma è un’esigenza rassicurante farlo. C’è uno stile che senti vicino, a cui ti sei ispirata, o no? Sì, assolutamente. Mi ricordo una persona che mi diceva: “A volte dicono che noi copisti siamo meno bravi di altri e invece non è così, perché un copista forse deve essere anche più bravo”. E quindi ho lavorato molto su questa frase e molto sul fatto di rendere più del reale: Iperrealismo. Questo mio nuovo stile, forse, si è tramutato in qualcosa di più pop art, in qualcosa di più art street, un po’ più ribelle. Qualcosa che fosse come il Sud Proibito: alla portata di tutti.

Comunque tu vieni da lontano, vieni dall’Accademia di Brera, dall’Art School di Firenze: hai fatto un bel percorso di studio e ricerca. Questa tua pulsione a dipingere, questo tuo desiderio di arte, quando è diventato proprio improrogabile per te? Io non so se sono molto brava a rispondere a questa domanda, perché c’è sempre stato. Fin da quando ero molto piccola, ho avuto bisogno di esprimermi con il colore. Poteva magari non esserci il pennello, ma il colore ci doveva essere. Con le mani, con la carta. con le spugne, con qualsiasi texture. Penso che la pittura sia una possibilità incredibile di comunicare e di far bene anche agli altri. Ogni colore ha il suo significato, rappresenta un’emozione, rappresenta una sensazione. Ho abbandonato il bianco e nero (non per sempre) perché voglio che alle persone guardare i miei quadri dia un senso di superiorità, di felicità, come staccare la spina da ogni cosa. Tu guardi un quadro e dici: “Che bello! Sono felice”. Non voglio essere arrogante, lo dico perché ho fatto un lunghissimo percorso con i bambini, per capire come avvicinarmi alla felicità primaria.

Hai un progetto o un sogno artistico che vorresti realizzare nei prossimi anni? Come immagini la tua arte, ad esempio, tra dieci anni? ìÈ un po’ difficile rispondere a questo, perché la cultura è un’emozione e non so quali emozioni avrò, ma sicuramente vorrei sempre tenere una pittura gioiosa, perché la vita è già fatta di tante cose tristi. E allora dico, perché no? Gli animali sono qualcosa che io adoro: adoro i cani. E quindi quando finirò di dipingerli tutti, allora forse farò un salto. Adesso, ad esempio, sto cercando di dipingere il bongo.

Al termine di questa Mostra terrai un laboratorio, di cosa si tratta? Sarà un laboratorio esperienziale, che unisce l’arte, il mindfulness e il movimento consapevole. Io sono istruttrice di Pilates posturale funzionale e mindfulness e quindi vorrei avere un piccolo specchio dove ognuno dei partecipanti al laboratorio, metterà il nome del quadro che gli piace di più. Questo quadro poi verrà tolto e anche gli altri verranno tutti nascosti, e io farò un lavoro sensoriale, dove voglio portare le persone a rallentare il battito cardiaco, respirare meglio e tenere questo quadro più a lungo possibile nella testa. Questo è l’obiettivo: portare la persona a non pensare a niente. È un tentativo. Conosco persone che non hanno un gusto artistico e che pagherebbero qualsiasi cosa per averlo. A volte siamo immersi e abbattuti da questo strano mondo e perdiamo veramente la possibilità di viverci. Forse parlare in questo modo con le persone, sperimentare con loro queste cose può aiutarli. E’ una bella sfida!

Perché non firmi i tuoi quadri?  Rispondo in modo molto semplice. Vorrei essere riconosciuta non dal nome, ma che fosse l’emozione suscitata dal quadro a parlare di me, che quando qualcuno vede un mio quadro dica: “Questa è Linda!” I quadri sono comunque firmati dietro.

Quali saranno le prossime tappe della Mostra? È prevista una prossima esposizione a Monserrato, ancora da confermare, tra luglio e settembre, che presenterà un corpus di decine di opere. Parallelamente avvierò laboratori esperienziali. Il mio impegno rimane quello di esplorare nuove forme di espressione, mantenendo sempre al centro il potere comunicativo del colore.

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