IL TRIBUNALE AMMINISTRATIVO DELLA SARDEGNA RICHIEDE NUOVE VERIFICHE E LE BONIFICHE RIMANGONO SOSPESE: NOVE ANNI SUL CASO FLUORSID E IL TAR FERMA TUTTO

Nove anni di inchieste, processi, sequestri, ordinanze e annunci. E oggi, nel 2026, il punto fermo è uno solo: il Tribunale amministrativo regionale della Sardegna ritiene che non vi siano ancora elementi sufficienti per stabilire se i materiali presenti nelle aree di Assemini siano effettivamente rifiuti riconducibili alla società destinataria dell’ordinanza comunale.

La sentenza non definitiva pubblicata il 27 giugno non annulla né conferma il provvedimento del Comune. Fa qualcosa di ancora più significativo: dispone una verificazione tecnica affidata a un collegio di tre esperti del CNR, chiamati a rispondere a domande che, a quasi un decennio dall’inizio della vicenda, risultano ancora prive di una risposta definitiva.

I giudici chiedono di accertare se i materiali rinvenuti siano realmente rifiuti, quale sia la loro natura, la loro consistenza e soprattutto se possano essere ricondotti al ciclo produttivo dell’azienda destinataria dell’ordinanza. Un passaggio che evidenzia come il quadro istruttorio finora raccolto non sia stato ritenuto sufficiente per decidere nel merito.

È un dato destinato a far discutere. Negli anni il caso è stato al centro dell’attenzione pubblica, accompagnato da procedimenti penali, patteggiamenti, dichiarazioni istituzionali e ripetuti richiami alla necessità di bonificare le aree interessate. Oggi, però, il TAR afferma che occorre un nuovo accertamento tecnico indipendente prima di stabilire le responsabilità amministrative.

La decisione non mette in discussione l’esistenza delle precedenti indagini né gli esiti del procedimento penale, ma chiarisce che, ai fini dell’ordinanza impugnata, è necessario verificare con criteri scientifici la natura dei materiali e la loro eventuale provenienza.

La vicenda apre inevitabilmente nuovi interrogativi. Perché, dopo anni di attività amministrativa e investigativa, si rende necessario affidare al CNR accertamenti che dovrebbero costituire il presupposto dell’ordinanza? Per quale motivo la controversia arriva ancora oggi a ruotare attorno all’identificazione dei materiali e della loro origine? E soprattutto, quanto tempo sarà ancora necessario prima che il territorio ottenga una risposta definitiva?

Il TAR ha fissato la prossima udienza al 27 gennaio 2027. Fino ad allora sarà la scienza, prima ancora del diritto, a dover chiarire ciò che nove anni di procedimenti non hanno ancora definitivamente accertato.

Una vicenda che continua a interrogare istituzioni, cittadini e operatori del settore ambientale. Perché, al di là dell’esito finale del giudizio, resta un dato difficilmente contestabile: dopo quasi un decennio, la parola definitiva sulla sorte di quelle aree non è stata ancora scritta.

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Un commento

  1. GIANRAFFAELE USAI

    Chi e senza peccato scagli la prima pietra, una busta paga per molti, diversamente ricchi, ha creato tanti dissapori, ci si doveva lamentare prima.

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