AFFITTI BREVI E PREZZI RADDOPPIATI, SULLE COSTE DELLA SARDEGNA LA CASA E’ UN LUSSO: IL TURISMO CHE DEFORMA L’ISOLA

Il rapporto della Banca d’Italia sull’economia della Sardegna 2025 fotografa un mercato immobiliare sempre più polarizzato: quasi 50mila case destinate agli affitti brevi, prezzi più che doppi nelle aree turistiche e una crescente difficoltà per i residenti di accedere a un’abitazione nelle zone costiere. Per quanto riguarda la spesa, sono i turisti, soprattutto gli stranieri, a trainare i consumi interni

Il turismo sardo non è solo una macchina da record che macina presenze e ricchezza, è anche come un potente magnete che sta deformando i contorni dell’Isola. L’ultimo rapporto della Banca d’Italia sull’economia della Sardegna nel 2025, presentato a Cagliari, scatta una fotografia impietosa del mercato immobiliare regionale, con un approfondimento interamente dedicato: un’Isola divisa a metà, dove il boom degli affitti brevi sta rendendo l’accesso alla casa un miraggio per i residenti, soprattutto dove il mare è più vicino.

All’inizio del secondo trimestre del 2026, la Sardegna contava ben 47.217 immobili destinati ad affitti brevi. Un numero enorme che rappresenta il 96 per cento delle strutture turistiche totali dell’Isola, una quota sensibilmente superiore alla media nazionale del 91 per cento. La Sardegna detiene così un primato nel Mezzogiorno: la più alta incidenza di alloggi turistici sulla popolazione, con circa tre unità abitative a uso turistico ogni cento abitanti. Ma la distribuzione è tutto meno che uniforme. Questa “armata” di case vacanza è quasi totalmente arroccata sulle coste: i comuni a vocazione turistica ospitano il 98 per cento delle presenze totali della regione. In queste aree, la quota di alloggi ricettivi sullo stock complessivo di abitazioni balza al 7,5 per cento, contro una media regionale del 5,1.

Il fenomeno della diffusione degli immobili per affitti brevi ha un effetto collaterale pesante: sottrae fisicamente case a chi in Sardegna vorrebbe viverci tutto l’anno. Nei comuni turistici, la quota di case non occupate (perché vuote o abitate solo da non residenti) raggiunge il 38 per cento, contro il 26 per cento delle zone non turistiche. A peggiorare la situazione c’è la rigidità dell’offerta. Tra il 2011 e il 2023, lo stock di case è cresciuto appena dell’1 per cento annuo. Tra vincoli ambientali, normativi e limiti fisici, costruire nuove case sulla costa è diventato quasi impossibile, e quelle che ci sono vengono “mangiate” dal mercato degli affitti brevi, facendo schizzare i prezzi alle stelle.

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