DALL’INCARICO AFFIDATO NEL 1910 ALL’INIZIO DELLA COSTRUZIONE NEL 1927: LA STORIA DELLA SCUOLA FERDINANDO PODDA A NUORO

La costruzione del caseggiato scolastico “Ferdinando Podda” risale al 1927 quando Nuoro, neonata provincia del Littorio, era chiamata a rivestire un ruolo importante dal punto di vista amministrativo, politico e culturale.

Quando nel 1935 il duce aveva ordinato che tutte le opere pubbliche intitolate a suo nome venissero intestate ai caduti in guerra, la Scuola Elementare Benito Mussolini divenne Scuola Elementare Ferdinando Podda, medaglia d’oro alla memoria, sergente maggiore del 151° Reggimento Fanteria Brigata Sassari, nato a Loceri nel 1892 e caduto nel 1917 a Monte Zebio (Altipiano di Asiago).

Fino agli anni sessanta, il Podda fu unico luogo di studio, di attività ricreative e sportive per i bambini nuoresi, ancora oggi accoglie una nutrita popolazione scolastica. Dal 1928, dall’ex Convento dei Frati Osservanti sono stati trasferiti documenti risalenti al secondo 800, pagelle e registri di grande interesse storico di personaggi noti della cultura nuorese (Grazia Deledda, Francesco Ganga, Menotti Gallisay, Mariangela Maccioni e tanto altro). Un prezioso archivio che ricostruisce il percorso di quasi 100 anni di storia.

Nel 1910 il Consiglio Comunale diede l’incarico agli Ingg. Pietrino Nieddu e Luigi Mura Floris di redigere il progetto del caseggiato da edificare nella tanca del vescovo il cui acquisto per pubblica utilità venne firmato nel 1883 dal sindaco Pietro Mastino e il vescovo Demartis. Tale progetto che prevedeva la realizzazione di 16 aule per 800 alunni, non venne mai realizzato per lo scoppio del primo conflitto mondiale. Nel 1922 venne sottoposto a revisione,date le mutate condizioni sociali post belliche, per accogliere 1400 alunni previsti. Nel 1925, per carenza di finanziamenti, un nuovo aggiornamento fu affidato all’Ing. Luigi Valentino e poiché nel 1926 all’’ing. Nieddu veniva revocato ogni incarico pubblico in quanto antifascista, il Podda venne edificato dall’Ing. Bruno Cipelli, uomo di punta del Genio Civile e dall’ing. Angelo Satta, fratello di Salvatore. La consegna del piano terra da parte dell’impresa Galeazzi avvenne nel 1929, l’anno successivo fu consegnato il 1° piano con la Palestra coperta e varie parti accessorie mentre la consegna definitiva fu effettuata nel 1931/1932.

L’opera, sulla quale sono stati in seguito attuati altri interventi di ristrutturazione, risulta comunque fedele al progetto realizzatonel 1910.

Come da relazione tecnica, il primo dei 2 piani, sollevato da terra di m 0,80 nella parte a monte, con i sotterranei a vista, era destinato ai maestri che accedevano dal viale centrale per mezzo di un cancello in ferro. L’ingresso della sezione maschile era separato da quello femminile con porta chiusa a chiave dal custode, con vetrata superiore apribile, per usufruire di luce e aria mentre difronte all’atrio e vicino alla scala si trovava l’alloggio della famiglia del custode. Il piano superiore, con ingresso posto nella via nord-ovest, strada fra mezzo alla casa di Mastino, era destinato alle femmine. La realizzazione di una pensilina metallica, del pianerottolo in capo alla rampa di accesso dell’ingresso a valle, oggi inesistente, avrebbe formato uno spazio coperto per evitare gli inconvenienti dell’acqua e del vento.

Nell’altro corpo avanzato e sollevato dal suolo stradale di m 2,80 a causa della differenza di livello, si trovavano la sala per la direzione e una vasta stanza illuminata per gli insegnanti con tavolo, librerie e museo didattico.

Le aule femminili godevano di un altro vano ampio e illuminato per lavori donneschi, ricamo, cucito, destinato anche ad altre grandi occasioni.

Per la pavimentazione potevano essere utilizzare piastrelle esagonali grandi per evitare gli interstizi ma da preferire il pavimento in asfalto artificiale in pani e formelle, più economico, liscio senza essere sdrucciolevole per non produrre rumore e neppure polvere, lavabile con alcali senza essere danneggiato. Le pareti rivestite di intonaco lucido in cemento per m 1,80 dal pavimento, gli angoli arrotondati, le finestre di almeno uno spazio di 10 metri. Le aule tinteggiate di verde chiaro, i corridoi di giallo paglia.

Non esistendo a Nuoro fognature bisognava ricorrere ai pozzi neri. I “cessi” dovevano essere illuminati e ventilati, in gres senza sedile per gli scolari, in legno col sedile per gli insegnanti.

Ogni idea di lusso era bandita per non eccedere la somma fissata dal consiglio. Il riscaldamento non era previsto in quanto le aule esposte a sud e a levante, che contenevano 50/60 scolari, avrebbero raggiunto facilmente i 14 gradi. Le aule rivolte a sud guardavano un’aperta campagna, le aule del corpo centrale che davano sul cortile si trovavano difronte l’orto sperimentale adibito alla scuola.

La ringhiera in ferro alta 1,20 doveva essere costituita da ornati semplici senza punte acuminate per evitare d’impigliarsi dei vestiti. Ogni metro del mancorrente, doveva avere dei pomi in ottone per impedire agli scolari di correre a cavalcioni sulla ringhiera. La scala doveva essere realizzata in granito.

Anche la struttura esterna doveva ripropone decorazioni già esistenti nell’adiacente Palazzo Mastino realizzato dal Nieddu ai primi del 900.

Avrebbero contribuito a dare un’area di gravità all’edificio delle paraste poste agli angoli dei corpi avanzati, un fascione in rilievo sopra le finestre e tra una finestra e l’altra in entrambi i piani. Così come il cornicione dell’attico ornato di mensole sottostanti, lo zoccolo delle facciate esterne a grandi bugne e un’elegante cancellata di ferro angolare sostenuta da uno zoccolo in muratura e pilastri in granito, posta fra i due corpi avanzati prospettanti alla P.zza d’Armi, a loro volta avrebbero reso l’edificio più imponente.

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Un commento

  1. Marina Moncelsi

    Foto?

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