
di DANIELA MARCHETTI
La Sardegna si presenta alla vigilia della stagione balneare con una veste radiosa e una certificazione scientifica che ne attesta lo straordinario stato di salute: il 96,8% delle acque monitorate lungo le coste dell’Isola rientra stabilmente nella classe di qualità eccellente.
Questo eccezionale risultato è stato ufficializzato a Roma in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente e della Giornata Mondiale degli Oceani, durante l’evento “Ambiente e Oceani” promosso dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e dal SNPA (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente), in prima linea con l’associazione Marevivo.
Il monitoraggio fotografa un litorale in condizioni superbe, tutelato da una rete di sorveglianza tra le più estese e costanti d’Europa. Su un totale di 664 aree di balneazione controllate, che coprono ben 1.410 chilometri di costa, la ripartizione dei giudizi europei non lascia spazio a dubbi: Eccellenti: 645 acque di balneazione. Buone: 14 tratti costieri (pari al 2,6%). Sufficienti: Soltanto 3 aree. Scarse: Ridotte a una sola unità.
Il restante tratto dei circa 2.200 chilometri di perimetro costiero sardo (al netto delle isole minori) è costituito da zone storicamente interdette o non adibite alla balneazione per ragioni logistiche o strutturali, quali porti, insediamenti militari, foci fluviali o aree permanentemente inaccessibili. In totale, la campagna ha visto l’esecuzione e l’analisi di 4.261 campioni, esaminati nei laboratori specializzati Arpas di Sassari e Cagliari.
Il confronto storico tra le ultime stagioni evidenzia un trend di costante miglioramento. Il numero delle acque classificate come “Eccellenti” è salito, portando nel club della purezza assoluta sette specifici tratti di mare che fino allo scorso anno erano considerati semplicemente “Buoni”: Aglientu: Foce Rio Vigola e Riservato; Arzachena: Cannigione; Cabras: Su Siccu Baracche; Capoterra: Su Spantu II; Siniscola: Foce Canale Vivarelli; Sorso: Pedramincina.
I dati Arpas non descrivono soltanto una risorsa naturale di inestimabile valore, ma testimoniano l’efficacia di un sistema di protezione ambientale che in Sardegna è attivo stabilmente fin dal 1985.
La distribuzione geografica dei punti di controllo segue lo sviluppo morfologico e la vocazione turistica dei diversi territori, confermando la grandissima capillarità della sorveglianza su ogni versante dell’Isola.
La campagna di salvaguardia coordinata dai tecnici regionali non si esaurisce nella pur fondamentale ricerca dei marcatori microbiologici di sicurezza sanitaria (quali Escherichia coli ed enterococchi intestinali). La sorveglianza Arpas si spinge ben oltre, prendendo in esame un ventaglio complesso di indicatori ambientali: Parametri meteo-marini, rilevazione costante delle temperature dell’aria e dello specchio acqueo, dinamica dei venti, stato del moto ondoso e andamento delle correnti superficiali: ispezioni visive sul campo: monitoraggio predittivo volto a intercettare tempestivamente eventuali fioriture algali anomale, presenza di rifiuti marini, sversamenti di reflui o qualsiasi altra alterazione dell’ecosistema.
Questo rigido calendario di controlli, che si snoda regolarmente dal 1° aprile al 30 settembre con scadenze mensili inderogabili, garantisce una trasparenza totale a beneficio dei cittadini e dei flussi turistici, veicolata in tempo reale attraverso i canali istituzionali. La Sardegna si conferma così una regina del turismo mediterraneo, forte di un mare che è, prima di tutto, un monumento alla salute ambientale.
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