UNA STORIA SULLA PELLE: PER MICHELA ARTIZZU, SUPERARE I TRAUMI LASCIANDO LO SPORT PER LE PASSARELLE DELLA MODA

Fotografi: Riccardo Mocci e Katiuscia Sias (FotoRikarte)

Michela, come nasce la tua passione per la moda? Inizialmente la mia passione era un’altra: ho sempre praticato pallavolo dall’età di 5 anni, diventando agonista fino ad arrivare in squadre molto importanti. Sono praticamente cresciuta in questo ambiente, una vera famiglia nello sport e nella vita. A 14 anni, però, ho dovuto abbandonare per un intervento importante alla schiena. È stato difficile lasciare la mia passione e reinventarmi, ma fin da bambina ero affascinata dalla moda (Con mia mamma seguivo in televisione Miss Italia, provando a camminare con i tacchi alti) e questo settore poteva essere la soluzione per aiutarmi a dimenticare. La moda mi piaceva, ma non avevo mai pensato di lavorare nel settore. La cicatrice non era solo sulla schiena, ma anche psicologica: non accettavo quella parte del mio corpo, soprattutto d’estate, quando facevo crescere i capelli per nasconderla. Così, a 18 anni, per superare il trauma, mi iscrivo al concorso di Miss Italia e da lì inizio una serie di esperienze nel mondo della moda in Sardegna.

Mi racconti questa esperienza? Era la prima volta che salivo in passerella davanti a un pubblico. Ho fatto molte lezioni per migliorare il portamento. Non ho vinto Miss Italia, ma è stata un’esperienza importante. Successivamente ho partecipato a Miss Mondo, dove ho vinto due fasce.

A quanti anni? A 19 anni: fascia Miss Web e seconda in semifinale a Miss Mondo. È lì che mi sono chiesta: “È davvero quello che voglio fare?”.

Quindi è lì che nasce la passione? Sì, a 19 anni decido di inserirmi in un’agenzia per cercare lavoro nel settore. In breve tempo entro nell’agenzia di Francesco Locci.

Ricordami il nome della sua agenzia. “Fashion Squad Agency”. Inizio a lavorare con loro, partecipando ai primi eventi, che sono completamente diversi da una competizione di bellezza.

Ci spieghi meglio? In un concorso sei in competizione e ognuno pensa al proprio percorso. In un’agenzia, invece, partecipi a eventi e sfilate indossando abiti di stilisti. Il tuo compito è portare in passerella ciò che lo stilista ti chiede.

Quindi ti sei sentita più “a casa”? Certamente. Non sei più in tensione, non hai paura di vincere o di sentirti fallita perché non vieni considerata. Quando c’è di mezzo la bellezza, un fallimento apre mille domande.

Le belle si possono vedere brutte? Sì, perché si parte da una base in cui ci vediamo oggettivamente belle, ma cerchiamo sempre la perfezione. Non sempre la troviamo subito e, conoscendo i nostri difetti, finiamo per vederci imperfette. Credo che capiti a molte ragazze.

Quindi una ragazza bella cerca una conferma continua? Esatto. Può avere momenti di bassa autostima. I concorsi hanno pro e contro: a volte diventano tossici, perché sembra sempre che ci sia qualcosa da migliorare. Uscendone, ho capito che ognuna è bella a modo suo.

Quanto conta il carattere? Il carattere è fondamentale: se non lo hai, ti mangiano viva.

Ci racconti un’esperienza che ti ha fatto crescere? La competizione tra donne, soprattutto in ambienti poco sereni come i concorsi di bellezza. Devi stare sempre attenta a ciò che ti propongono. È un ambiente un po’ tossico, in cui possono entrare in gioco compromessi.

Però se una ha carattere e si impone, può evitarli? Devi comunque mettere in conto tutto questo: è un lavoro in cui ti esponi e puoi ricevere complimenti e critiche da chiunque. Devi restare centrata su te stessa.

Mi racconti la tua emozione più grande? Ho appena vissuto la Milano Fashion Week. Non ho sfilato perché non avevo l’altezza richiesta, ma sono stata portata dalla mia stilista.

Non sei abbastanza alta? Sono alta 1,68 (1,78 con i tacchi), ma alla Milano Fashion Week richiedono modelle tra 1,80 e 1,90. Quelle più basse vengono scelte solo in casi eccezionali.

Come sei arrivata all’evento? Grazie alla mia stilista, Claudia Cinzia Atella, con il suo brand Claude Couture Creation. Abbiamo un rapporto consolidato da anni, non solo lavorativo, così per farmi vivere un sogno ha chiesto di portare una modella dalla Sardegna a cui teneva molto.

Qual è la tua grande ambizione? Il mio sogno è semplice: sposarmi, avere una famiglia, tanti figli e vivere una vita serena, quasi da favola.

E dal punto di vista lavorativo? Sfilare per brand di altissimo livello, come Armani o Guess.

Hai qualche tatuaggio Michela? Si, ho tatuaggi sulle mie cicatrici.

Che musica ascolti? Principalmente street, anche pop.

Chiudo sempre con questa domanda: qual è il tuo colore preferito? Il lilla. Non sempre mi dona nei vestiti, ma per il resto lo adoro: ho perfino la camera di questo colore.

È il colore che indossi di più? Dipende dalle stagioni: d’estate, ad esempio, preferisco il bianco e il celeste.

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