
di MASSIMILIANO PERLATO MURA
La Sardegna punta sul suo immenso patrimonio ancestrale per ridisegnare le mappe del turismo internazionale. Con la prima Borsa Internazionale del Turismo Archeologico ad Olbia dedicata ai siti patrimonio mondiale Unesco, l’Isola si candida ufficialmente a diventare la capitale del turismo culturale e lento nel Mediterraneo.
L’evento, fortemente voluto dall’assessorato del Turismo, rappresenta il palcoscenico ideale per presentare una nuova e coordinata strategia di sviluppo economico e identitario.
La scommessa della Regione parte da un dato oggettivo: l’eccezionale densità monumentale del territorio sardo, una ricchezza che attende una strutturazione commerciale definitiva.
«La nostra regione vanta probabilmente un primato mondiale per densità di monumenti preistorici, ma finora non siamo riusciti a commercializzare efficacemente questo prodotto, che pure suscita un enorme interesse all’estero», ha spiegato l’assessore regionale al Turismo, Franco Cuccureddu. «Oggi, con il riconoscimento del sito seriale delle Domus de Janas e l’inclusione di 18 nuovi siti, abbiamo finalmente ottenuto la massa critica necessaria per intercettare i principali tour operator mondiali specializzati nel segmento culturale».
Un’opportunità che mira a due obiettivi storici per l’economia isolana: la delocalizzazione dei flussi, distribuire i visitatori oltre le rotte tradizionali; la destagionalizzazione, attrarre flussi turistici durante tutto l’arco dell’anno, superando il vincolo del solo turismo balneare.
La visione della giunta regionale punta a un modello in cui la tutela dell’ambiente e lo sviluppo delle comunità camminino di pari passo. Un concetto ribadito con chiarezza dalla presidente della Regione, Alessandra Todde: «La Regione sta strutturando una strategia che fa perno sulla qualità dell’offerta, sulla sostenibilità e sulla valorizzazione profonda dei territori. In questo cammino, il sigillo dell’Unesco è la leva fondamentale per tessere nuovi itinerari e distribuire i benefici economici del turismo in modo più equilibrato. Le Domus de Janas hanno la straordinaria peculiarità di unire l’intera Sardegna: si trovano nelle zone interne come nelle aree costiere, spesso a ridosso di altri insediamenti. Siamo convinti che l’Isola debba essere scoperta dodici mesi all’anno, svelando la ricchezza delle sue comunità e l’anima dei suoi paesaggi interni».
Il patrimonio archeologico non è inteso come un’eredità statica, ma come un’infrastruttura generativa per le nuove generazioni. L’assessora della Pubblica istruzione e Beni culturali, Ilaria Portas, ha dettagliato lo sforzo finanziario profuso dall’esecutivo: un pacchetto di oltre 15 milioni di euro destinato ai Comuni custodi delle Domus de Janas.
Le risorse saranno impiegate su tre direttrici strategiche: digitalizzazione e tutela, per rendere i siti accessibili e protetti con tecnologie d’avanguardia; formazione, per creare un’economia delle competenze legata ai beni culturali; contrasto allo spopolamento, per generare occupazione qualificata nelle zone interne dell’Isola.
«Il riconoscimento Unesco è un traguardo, ma non può essere il punto di arrivo», ha sottolineato l’assessora Portas. «È, al contrario, un punto di partenza. Il turismo lento può unire l’offerta balneare alla profondità culturale dell’interno. Il nostro impegno è trasformare questo immenso patrimonio storico in una vera e propria banca di competenze, integrando il mondo della scuola e il tessuto sociale affinché i nostri giovani possano costruire un futuro concreto nella propria terra».
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