OCEANI SOTTO ASSEDIO: A NEW YORK, L’O.N.U. LANCIA L’ALLARME CON IL RAPPORTO SU CLIMA, PESCA E INQUINAMENTO

L’oceano copre oltre il 70% della superficie del pianeta, produce gran parte dell’ossigeno che respiriamo, assorbe enormi quantità di calore e anidride carbonica e sostiene economie, culture e sistemi alimentari in ogni continente. Eppure, secondo le Nazioni Unite, non è mai stato sotto una pressione così intensa.

In occasione della Giornata Mondiale degli Oceani, l’ONU ha presentato a New York i risultati della terza edizione del World Ocean Assessment, il più ampio studio scientifico mai realizzato sullo stato di salute degli oceani. Un rapporto monumentale di oltre 1.600 pagine, elaborato in quasi cinque anni da 550 esperti provenienti da 86 Paesi, che descrive con dati e analisi una realtà sempre più preoccupante.

Nel suo messaggio per la Giornata Mondiale degli Oceani, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha ricordato che, in un periodo segnato da tensioni e conflitti, il mare continua a rappresentare uno degli elementi che uniscono l’umanità. “L’oceano modella il nostro clima, sostiene ecosistemi ed economie e nutre miliardi di persone”, ha affermato. Ma ha anche avvertito che il mare è “in grave difficoltà” a causa dei cambiamenti climatici, della pesca eccessiva, della perdita di biodiversità e dell’inquinamento.

Citando proprio il Terzo World Ocean Assessment presentato all’ONU, Guterres ha sottolineato che non possiamo più considerare gli oceani una risorsa illimitata e ha chiesto un nuovo rapporto con il mare, fondato sulla scienza, sul diritto internazionale e su una responsabilità condivisa tra governi, imprese e cittadini. Il Segretario Generale ha inoltre indicato come segnali positivi il successo della Terza Conferenza ONU sugli Oceani e l’entrata in vigore dell’accordo sulla biodiversità nelle acque internazionali, concludendo con un appello ad agire “con l’ambizione e la determinazione che questo momento richiede”.

“Gli oceani del pianeta sono sottoposti a uno stress crescente e a pressioni sempre maggiori. Il momento di agire è adesso”, ha dichiarato Steven Hill, Assistente Segretario Generale dell’ONU per gli Affari Legali, aprendo la conferenza stampa al Palazzo di Vetro.

Il rapporto documenta una serie di trasformazioni che stanno cambiando rapidamente l’ambiente marino. L’innalzamento del livello del mare, causato dallo scioglimento dei ghiacci e dall’espansione termica delle acque, è più che raddoppiato negli ultimi anni: da circa 1,9 millimetri annui prima del 2015 a 4,3 millimetri nel 2023. Nell’Artico le temperature aumentano a una velocità quattro volte superiore alla media globale, mentre le cosiddette “zone morte”, aree marine con livelli di ossigeno troppo bassi per sostenere la vita, coprono ormai circa 4,5 milioni di chilometri quadrati.

Le conseguenze per la biodiversità sono drammatiche. I coralli dei Caraibi sono diminuiti di circa l’80% dagli anni Settanta e gli scienziati avvertono che fino al 90% delle barriere coralline mondiali potrebbe scomparire se il riscaldamento globale supererà la soglia di 1,5 gradi rispetto all’era preindustriale. Anche mangrovie e praterie marine continuano a ridursi, mentre molte specie si stanno spostando verso i poli alla ricerca di temperature più favorevoli.

A peggiorare il quadro contribuisce l’inquinamento. Ogni anno circa 52 milioni di tonnellate di plastica finiscono negli oceani, alimentando una presenza stimata di 24 trilioni di microplastiche. Secondo il rapporto, oltre 4.000 specie marine risultano ormai esposte agli effetti di queste particelle. A ciò si aggiunge la crescente contaminazione chimica dovuta a farmaci, prodotti per la cura personale e sostanze industriali rilevate nelle acque marine di tutto il mondo.

Ma l’allarme non riguarda soltanto l’ambiente. Gli oceani forniscono circa il 20% delle proteine animali consumate dall’umanità e sostengono milioni di posti di lavoro. Eppure il 37% degli stock ittici mondiali risulta oggi sovrasfruttato, mentre la pesca illegale continua a sottrarre ogni anno tra gli 8 e i 14 milioni di tonnellate di pesce, generando miliardi di dollari di profitti illeciti.

Tra i protagonisti della conferenza stampa c’era anche Fabien Cousteau, esploratore oceanografico e nipote del leggendario Jacques Cousteau. Con parole semplici ma efficaci, ha ricordato il ruolo centrale del mare per la sopravvivenza dell’umanità.

“L’oceano è vita. È molto semplice. Ci collega tutti. È il sistema circolatorio universale di tutta la vita che conosciamo e da cui dipendiamo”, ha detto.

Cousteau ha però insistito anche su un punto spesso trascurato: il problema non è soltanto scientifico, ma culturale e politico. “Celebriamo l’oceano un giorno all’anno, ma dipendiamo da esso tutto l’anno”, ha osservato, sottolineando come la vera sfida sia riuscire a coinvolgere l’opinione pubblica e trasformare la consapevolezza in azione concreta.

Nonostante il tono severo del rapporto, gli esperti non parlano di una situazione senza speranza. Soluzioni esistono: riduzione delle emissioni, protezione degli ecosistemi marini, gestione sostenibile della pesca, lotta all’inquinamento e maggiore cooperazione internazionale. Ma il tempo si sta riducendo rapidamente.

“La conoscenza c’è. Ora dobbiamo agire”, ha affermato l’ambasciatrice dei Paesi Bassi presso l’ONU, Bahia Tahzib. Un messaggio che riassume l’intero rapporto e che arriva in un momento decisivo per il futuro degli oceani e, di conseguenza, per il futuro del pianeta.

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