
di DANIELA NAVA
Sette secoli e mezzo di storia, scritti silenziosamente cerchio dopo cerchio, nel cuore nodoso del Sulcis-Iglesiente. Sa Reina, il maestoso olivo monumentale simbolo indiscusso della comunità di Villamassargia, ha finalmente un’età certificata dalla scienza: circa 758 anni.
Il Comune ha ricevuto i risultati di un’articolata ricerca condotta dalla scienziata Maria Azzurra Collu presso il Dipartimento di Agraria dell’Università degli Studi di Sassari, sotto la guida del professor Maurizio Mulas e grazie al sostegno finanziario del Consorzio per la promozione delle Attività universitarie del Sulcis-Iglesiente (Ausi). Un’indagine accurata, i cui obiettivi erano stati originariamente presentati nella suggestiva cornice di Casa Fenu, che oggi restituisce una certezza storica a quello che è a tutti gli effetti un monumento naturale vivente.
Determinare l’età di esemplari plurisecolari di Olea europaea in ambiente mediterraneo è un’operazione di straordinaria complessità scientifica. Come evidenziato nella relazione tecnica, i metodi tradizionali si scontrano con precisi ostacoli biologici: i falsi anelli di accrescimento, generati dall’irregolarità delle stagioni e dai picchi climatici mediterranei; la degradazione del legno interno, i tronchi più vetusti tendono a svuotarsi o a deteriorarsi nella parte centrale, rendendo di fatto impossibile il conteggio diretto degli anelli o l’applicazione del metodo al radiocarbonio.
Per superare queste barriere, la ricerca ha combinato tecnologia digitale e modelli matematici d’avanguardia. Attraverso l’uso di due software specifici, è stata creata un’infrastruttura digitale per mappare e gestire i rilievi. Successivamente, la squadra è scesa concretamente sul campo, campionando prima 21 esemplari storici per rilevarne i dati biometrici fondamentali (altezza complessiva, circonferenza del fusto e della ceppaia) ed estendendo in seguito l’analisi ad altre 15 piante.
«I rilievi indicano chiaramente che Sa Reina è l’esemplare più antico dell’intero complesso», ha spiegato il professor Maurizio Mulas. «Gli altri mostrano età comprese tra i tre e i cinque secoli. Un dato scientifico di grande interesse riguarda le ceppaie: mediamente sono molto più antiche dei fusti visibili in superficie, i quali tendono a ricostituirsi autonomamente dopo essere stati distrutti da tagli storici o incendi».
I dati emersi non rappresentano soltanto un successo accademico, ma la pietra angolare su cui edificare nuove opportunità di sviluppo locale. «Questo studio rafforza ulteriormente il valore storico, culturale e ambientale di s’Ortu Mannu, simbolo profondo dell’identità massargese», ha dichiarato la sindaca di Villamassargia, Debora Porrà, che dal 2019 ricopre anche la carica di vicepresidente del consorzio Ausi.
Il progetto di ricerca si è spinto oltre la datazione, analizzando il recupero e la valorizzazione sostenibile dei residui della filiera olivicola locale, con un focus sul potenziale dei materiali di potatura. L’obiettivo dell’amministrazione è chiaro: convertire gli scarti in risorse secondo i paradigmi dell’economia circolare.
«Si tratta di un tassello fondamentale», ha concluso la sindaca Porrà, «che si inserisce nell’ottica di crescita e valorizzazione dell’antico oliveto. L’area è destinata a ospitare il M.A.N.U., un museo immersivo che, partendo da solide basi scientifiche, utilizzerà la divulgazione per creare servizi di accoglienza turistica d’avanguardia, capaci di connettersi e fare rete con le attività economiche già esistenti nel territorio».
La comunità e gli addetti ai lavori potranno approfondire i dettagli e le tabelle numeriche della ricerca durante un evento di presentazione ufficiale, programmato a Villamassargia per il prossimo mese di ottobre.
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