LA SCRITTURA PER RITROVARE LE ORIGINI: ANDREA NAPOLI NEL ROMANZO “IL FUGGITIVO” E IL RICORDO DEI LUOGHI MAI ABBANDONATI

Andrea Napoli

Questa è la storia di un nuorese oggi ottantenne che dagli anni sessanta vive a Oristano con l’anima “intrappolata” a Nuoro. I ricordi lo assalgono dolorosi e pungenti senza che mai riesca a distaccarsene.

Andrea Napoli affida il suo dolce tormento all’ultimo libro “Il fuggitivo” E.P.D’O edizioni, sperando che la scrittura possa lenire il senso di colpa per aver lasciato la sua città. A 18 anni, con in tasca il diploma di geometra, si era trasferito per lavoro nella città arborense dove aveva trovato sistemazione e messo su famiglia. Man mano che il tempo passava cresceva in lui il desiderio di riappropriarsi degli affetti e delle radici barbaricine. Era la memoria poetica, a cui solo poteva attingere, che lo attanagliava e gli creava sofferenza.

Perché “Il fuggitivo”? “Sento la necessità di scappare da tutti gli impedimenti che mi trattengono nella città in cui vivo. Da quando ho lasciato Nuoro sto male, penso alle mie origini, ai miei genitori, alla mia vita da ragazzo. Pur riconoscente di tutto il bene che ho ricevuto dai cittadini e dalle istituzioni dove oggi mi trovo, onestamente dico che non l’ho mai amata dal profondo quanto il mio paese. Questo libro, dove racconto fatti avvenuti a Nuoro e dintorni, seppur rivisitati con la fantasia, mi ha permesso di riappropriarmi a modo mio, di un vissuto da cui non mi sono mai separato”.

Nei suoi libri ritorna spesso la figura di nonna Carolina. Chi era? “Non era una nonna di sangue ma una donna sola e buona che gestiva un piccolo alimentare nei pressi di piazza Sebastiano Satta, mia madre l’ha assistita con tanto amore fino alla fine dei suoi giorni e per noi lei è sempre stata nonna Carolina”.

Quale il ricordo più bello? “Le fughe con tutti i miei amici quando dalla Solitudine imboccavamo la mulattiera verso l’Ortobene. Il nostro rifugio era nei pressi della fonte Milianu. Era quello il nostro Eden dove andavamo a caccia di uccelli con i tira elastici e le cerbottane, per dardi le bacche di lentischio”.             

Dal Belvedere del monte Ortobene abbraccia con lo sguardo il mondo che ha lasciato. È così?  “Si, perché soltanto dopo averlo perso mi sono reso conto del mondo meraviglioso che avevo attorno, quanto fosse importante perfino per il mio equilibrio mentale e psichico. Il viaggio che percorro attraverso il libro mi aiuta a stare bene”.  

Altro luogo a lei caro è la chiesetta della Solitudine. Ci racconti. “Fin da bambino ricordo in modo nitido quella chiesetta di campagna che il restauro ha reso diversa, io non l’ho riconosciuta per quello che era e non l’ho mai accettata così diversa. Da sempre ho rifiutato l’idea che la Deledda venisse collocata in un luogo del tutto difforme da come l’ha descritto nei suoi libri, sono certo che neppure lei l’avrebbe voluta come eterna dimora”.

Cosa la lega così tanto a Valverde? “Il suo ricordo mi riporta al mio stimato professore di agronomia don Ottorino Alberti verso il quale ho sempre nutrito un’ammirazione particolare.Nella finzione letteraria lo colloco con tutti i suoi vecchi alunni, miei compagni di scuola, nel sagrato di quella chiesetta campestre dove lui li ha riuniti per portare a termine un compito mai concluso in classe. Metafora della vita per dire che spetta alle generazioni future realizzare le incompiute”.

Nelle storie romanzate ritroviamo Sa Reina, Paskedda Zau, Pratobello, Morgogliai e Osposidda. Perché? “Sono storie che mi hanno affascinato. Quando da ragazzini si giocava in piazza si giocava a banditi e carabinieri, io mi ritrovavo sempre nel ruolo di bandito mai di carabiniere perché nel loro operare vedevo una sorta di ritorsione contro la società barbaricina. Non ho mai condiviso gli sfregi dello stato nei confronti dei banditi legati e trascinati come bestie per le vie di Nuoro e di Orgosolo, preda di una caccia grossa, un trofeo da mostrare. Il delinquente va sempre punito come delinquente ma occorre avere un po’ di pietà umana.

Come tutti i sogni anche quelli di Andrea Napoli, all’alba si dissolvono lasciando in lui la dolce emozione di un vissuto ormai trascorso.

https://ortobene.net/

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Un commento

  1. In ideale compagnia di Lucia e delle sue attenzioni letterarie mi è più facile ritrovare il passato.Grazie Lucia e Max

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