“SALDIGNA. MIN ALSKAR DU” DEL FOTOGRAFO ANTONIO MANNU IN MOSTRA A SASSARI: L’EVENTO DI CHIUSURA DELLA VII EDIZIONE DEL FESTIVAL ASINCRONIE

Antonio Mannu, Nicoletta Puggioni, Giuseppe Mascia

«Asincronie si declina in tanti luoghi della nostra città, rigenerandoli con proposte importanti sia per quanto riguarda la narrazione fotografica – come la mostra di Antonio Mannu – sia attraverso documentari di grande valore, alcuni dei quali hanno anche vinto premi molto importanti. È una conferma che nel nostro territorio ci sono grandi capacità dal punto di vista estetico, artistico ed organizzativo». Queste le parole di apprezzamento del sindaco di Sassari Giuseppe Mascia sulla VII edizione di Asincronie, il festival internazionale di cinema documentario e fotografia organizzato da 4Caniperstrada con il sostegno proprio del Comune di Sassari, della Regione Autonoma della Sardegna e della Fondazione di Sardegna.

Il primo cittadino ha preso parte, con l’assessora alla Cultura, Nicoletta Puggioni, all’inaugurazione della mostra “Saldigna. Min älskar du” del fotografo sassarese Antonio Mannu, visitabile gratuitamente nella sala “G. Duce” di Palazzo Ducale, in piazza del Comune, a Sassari, fino al 20 giugno (lunedì – venerdì 10-13 / 16-19; sabato 10-13). L’allestimento è l’evento conclusivo di un’edizione di Asincronie particolarmente partecipata e intensa, fra visioni di film (compreso il documentario Premio Oscar “Mr. Nobody against Putin”), incontri con gli autori, un  focus sul conflitto tra Russia e Ucraina, una serata di proiezioni per la Palestina in collaborazione con il festival palestinese Gaza International Festival For Women’s Cinema e con la presenza della filmmaker militante Monica Maurer, collaboratrice negli anni Sessanta del Palestine Film Institute dell’OLP.

Nella mostra di Antonio Mannu la Sardegna, “Saldigna” in sardo logudorese, è protagonista pressoché assoluta conuna selezione di cinquantacinque foto, 31 delle quali in bianco e nero, stampate in camera oscura dal negativo analogico, e 24 digitali, a colori. Un arco temporale di oltre tre decenni di immagini provenienti dagli archivi personali del fotografo, attivo professionalmente dalla fine degli anni Ottanta, con esposizioni in Italia e all’estero. «La foto che risale più indietro nel tempo è del 1992 ed è stata scattata a Sassari durante i Candelieri. Tutta la porzione in bianco e nero riguarda feste e tradizioni popolari, come appunto i Candelieri, l’Ardia, la Novena di San Francesco a Lula, la Settimana Santa, i mestieri tradizionali, come la pesca al tonno, che si pratica anche oggi ma in maniera diversa da un tempo, o la transumanza in mare delle vacche da Stintino all’isola Piana» racconta Mannu.

Le foto a colori sono invece molto più recenti: momenti di lotta contro le servitù militari, manifestazioni, raduni giovanili, l’esultanza dei tifosi allo stadio, le strade cittadine. E poi c’è un’immagine personale, l’unica non scattata in Sardegna, ma a Granada, in Spagna, che ritrae il matrimonio della figlia del fotografo con una ragazza spagnola. Un momento particolarmente emozionante, che in qualche modo è legato anche al titolo della mostra, svela Mannu. «Mia figlia è svedese per parte di madre e Min älskar du” significa “ti amo”, o “sei il mio amore” in svedese. Ho scelto questo titolo perché questa espressione mi è sempre risuonata in maniera particolare, e un po’ anche per evitare l’uso dell’inglese, che oggi è inflazionato».

Il passaggio dal bianco e nero al colore segna un cambiamento personale nel modo di fotografare di Antonio Mannu, e un passaggio epocale che riguarda tutto il mondo e naturalmente anche la Sardegna, con l’avvento delle nuove tecnologie, del digitale e dell’intelligenza artificiale. «Io ormai fotografo quasi esclusivamente in digitale» dice Mannu. «Un tempo prediligevo il bianco e nero, ma dall’avvento del digitale mi capita di usare di più il colore». Un cambiamento legato a una riflessione sull’autorialità e sul modo di comunicare. «Il bianco e nero asciuga le immagini, perché eliminando il colore ci si concentra di più sulle forme e sulla luce. Però forse questa austerità, questa grandiosità a volte, almeno per me,  può diventare un problema. Io preferisco essere meno austero e meno grandioso. La vita non è così solenne, l’enfasi è qualche cosa che mettiamo noi, forse, nelle cose che facciamo, nel modo di vedere, ma poi in realtà l’esistenza è una cosa molto quotidiana, fatta di piccole cose».

Views: 114

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *