FRA LE DIFFICOLTA’ E LE INTOLLERANZE DELLA PERIFERIA JASMIN TALLORU, LA VOCE CHE CANTA IL NUOVO MELTING POT DI CAGLIARI

Ci sono volti che raccontano una storia prima ancora che le labbra si schiudano, per parlare o per cantare. Quello di Jasmin Talloru, trentun anni, ha i tratti caldi di una bellezza creola che unisce le sponde del Mediterraneo: madre egiziana, padre cagliaritano. Dietro quel sorriso che Jasmine usa come uno scudo per proteggere una marcata timidezza si nasconde una traiettoria esistenziale che ha conosciuto la difficoltà e l’intolleranza della periferia. Eppure la sua voce tintinna, e canta come un nuovo coro greco nel sottofondo del centro storico di Cagliari.

“La mia vita è stata difficile e dolorosa, ho conosciuto il razzismo tra le case di Is Mirrionis, la cattiveria gratuita, ho vissuto per molto tempo in modalità ‘sopravvivenza’, ci sono stati anni in cui non sono mai stata serena, sempre in allerta, perché sotto casa succedeva sempre qualcosa, ora la polizia, ora un’ambulanza”, racconta Jasmine con la grazia e la compostezza di chi ha fatto pace con il proprio passato. I ricordi sono a volte duri, come possono essere quelli che segnano l’infanzia, ma dentro rimane una sorta di melodia, ad accompagnarla come un robusto filo rosso. Un fatto su tutti spezza l’adolescenza. Un viaggio in Egitto con la famiglia e, al ritorno, la scoperta che la casa in cui vive con la madre è stata bruciata. Arrivano giorni difficili, segnati dalla ricerca di stabilità, senza radici fisse, tra un nuovo trasferimento oltreoceano e la perdita di un anno di scuola. Un vuoto che avrebbe potuto inghiottire chiunque, non fosse stato per la musica.

La ricerca dell’armonia parte da lontano, da un’audizione per lo Zecchino d’Oro fatta in piazza del Carmine e finita con una scena muta per colpa di quella timidezza che sembrava limite insormontabile. “I miei genitori mi dicevano che se fossi rimasta così timida non avrei mai potuto cantare. E invece ce l’ho fatta”. La svolta è arrivata sette anni fa, con la nascita di sua figlia. Jasmine lavorava nei locali, a volte accumulando lavori su lavori solo per pagare l’affitto, frequentava una scuola di canto ma considerava le note un rifugio da destinare ai ritagli di vita, convinta che di sola arte non si potesse vivere. Poi, anche grazie all’incontro con il compagno Federico, che le ha dato il coraggio di agire, spingendola a tentare l’ingresso al Conservatorio – dove oggi studia jazz con Sergio Calafiura – è riuscita a misurarsi con il palcoscenico più sincero e spietato del mondo: la strada. Amy Winehouse è la cantante che la ispira e le dà forza. Jasmin da sola ce la sta facendo.

Suonare per strada, a Cagliari, è un’esperienza che ha luci e ombre. C’è il pregiudizio, duro a morire, di chi confonde l’arte con l’accattonaggio, una miopia culturale che Jasmine respinge con orgoglio: “In tanti ci catalogano come persone che chiedono l’elemosina. Tra noi artisti di strada c’è una grande amicizia. Siamo il sottofondo musicale della città, quello che accompagnerà i ricordi dei turisti. Ma la vita dell’artista è una realtà complessa”. Il consigliere comunale Corrado Sorrentino, da sempre sensibile alla causa, sta cercando un punto d’incontro tra il diritto all’espressione e le esigenze dei residenti. Non sempre si conciliano, ma la rotta è tracciata: chi suona in strada ha diritto a esistere.

Oggi Jasmine Talloru riesce a mantenersi con la sua voce, un piccolo miracolo che si rinnova e conquista da sola ogni giorno, passo dopo passo, indifferente agli attacchi degli hater che popolano il grande vuoto della rete. Perché quando canti soul o blues o jazz sulla pavimentazione di un corso cittadino, davanti agli occhi dei passanti, capisci che la vita è un’azione continua e che le uniche note che contano sono quelle che riescono a spingerti un passo più in là: a toccare il cuore della gente, a permetterti di fare ancora ciò per cui il tuo daimon ti ha messo al mondo.

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