UN’ESISTENZA DI CORSA SULLE NOTE: PARIDE CANU, NUORESE OGGI VIVE A BOLOGNA, RACCONTA IL SUO PERCORSO

Paride Canu

La mia passione per la musica è maturata in famiglia, mio padre l’aveva studiata da ragazzo, ascoltava tanta opera, cantava in contesti musicali, era amico di Bobore Nuvoli direttore di “sos Canarjos” di cui tra l’altro faceva parte”. Così racconta Paride Canu, nuorese di 37 anni, figlio unico di Luigi Antonio noto Tonino e di Roberta Caredda. Ai primi anni 2000, studente al liceo scientifico, ha lasciato Nuoro per Sassari dove, per sei anni, ha studiato corno al Conservatorio. Dal 2009 ha iniziato a lavorare con un’orchestra in Cina e nel 2011 si è trasferito a Cesena per completare gli studi. In seguito, a Tel Aviv ha frequentato un corso di perfezionamento che ha dovuto abbandonare perché vincitore dell’audizione come terzo corno prima e come primo corno poi. Nel 2017 ha lavorato al Petruzzelli di Bari, dal 2024 lavora a tempo indeterminato come primo corno al teatro comunale di Bologna.

Cosa significa essere primo corno? Primo e terzo corno sono le gerarchie che ci sono nella sezione dei corni, il 1° è quello che ha la responsabilità della fila o sezione dei corni.

Qual è stata la soddisfazione più grande? Forse l’aver lavorato nella filarmonica della Scala ma anche l’essere stato ospitato all’Arena di Verona. Due anni fa ho lavorato per un mese nella stagione estiva al Teatro del Maggio Musicale Fiorentino con all’attivo più di dieci anni di collaborazione. Di recente ho fatto una sostituzione improvvisa con quattro recite nella Bohème di Puccini. Ho suonato con l’orchestra Filarmonica della Scala, ho fatto delle produzioni fra cui la quarta di Brahms al festival di Ferrara, un programma al Conservatorio Verdi di Milano col maestro Michele Mariotti e poi con Julian Rachlin.

Quale impegno per padroneggiare il corno? Il nostro è un mestiere che richiede tanta preparazione, passione, dedizione e disciplina, molto sforzo mentale e anche fisico. C’è tanto lavoro individuale e quando si arriva alla prima in orchestra si entra in una bolla di concentrazione e di responsabilità. Occorre focalizzarsi sull’ascolto e rendersi conto di quello che stanno facendo gli altri per riuscire a fare la propria parte perfettamente affinché il coro, pur composto da diversi elementi, sia una voce unica.

Attualmente quali sono i suoi impegni? Studio direzione d’orchestra, lo scorso anno ho iniziato il percorso con l’accademia pianistica di Imola dove seguo il corso per direttori col maestro Boni con il quale frequento anche un master a Bologna. Inoltre insegno musica all’accademia del teatro comunale.

Come si diventa direttore d’orchestra? Non c’è un percorso definito. La carriera di direttore inizia per una serie di circostanze nel senso che non c’è un concorso internazionale prestabilito. C’è una agenzia che se ne occupa ma il raggiungimento di tale obiettivo è anche determinato dall’allineamento di circostanze, situazioni, avvenimenti, competenze, fortuna e le persone giuste al momento giusto. Succede anche che, avendo sotto mano una partitura, giunga la chiamata a sostituire un direttore per una qualsiasi ragione. Toscanini ha iniziato con una sostituzione improvvisa.

Le manca Nuoro? Sono via da tanti anni, sono sempre molto impegnato per sentirmi lontano e quando sei consapevole che la tua città offre poco per poterti affermare, sei costretto ad andare via. Comunque rientro con molto piacere a Nuoro un paio di volte all’anno.

Progetti? Lavoro in un teatro di ottima qualità tuttavia essendo un po’ambizioso, voglio proseguire il corso di direzione, fare concerti e per salire di livello sostenere concorsi, non escludo anche all’estero se l’occasione fosse quella giusta.

Hobby?  Ogni giorno lavoro 6 ore e mezzo in orchestra, il lunedì di solito mi concedo il riposo, organizzo cene con amici, ogni tanto amo andare al Kartodromo per fare delle corse e mi piace il mondo dei motori.

Avrebbe un piano B al corno? No, mai contemplato.

C’è stato un momento di sconforto? Forse all’inizio dei miei studi, ma una volta che si ha una professione fra le mani e s’investe in termini di lavoro, è difficile mollare tutto nonostante lo studio della musica richieda molto sacrificio.

Quando la carriera di musicista può dirsi completata? Il musicista finisce di studiare il giorno che smette di fare quella professione.

Suonare a Nuoro? È difficile essere profeta in patria. Nuoro per cultura e tradizione si orienta verso spettacoli di musica sarda tradizionale che ha costi molto più bassi dei concerti di musica classica che necessita di maggiori investimenti. Comunque se si creassero i contatti e l’interesse, potrebbe essere.

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