INIZIATIVA A COPENAGHEN DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE SARDA ‘INCANTOS’ COL PROGETTO CLAVIUS CON DANIELE LEDDA, MUSICISTA E COMPOSITORE

L’Istituto Italiano di Cultura ha ospitato il concerto Clavius, che ha visto protagonista il musicista e compositore Daniele Ledda, in un evento nato dalla collaborazione con l’associazione culturale sarda Incantos e l’Istituto Fernando Santi. Attraverso l’utilizzo di strumenti auto-costruiti e una raffinata fusione tra sperimentazione elettronica e dimensione analogica, Ledda ha accompagnato il pubblico in un’esperienza sonora intensa e immersiva. Un viaggio musicale che ha saputo coniugare tecnologia e profonda sensibilità artistica, ridefinendo il concetto stesso di strumento musicale. A coronamento della serata, l’associazione Incantos ha offerto una meravigliosa selezione di specialità sarde, unendo l’avanguardia dell’arte contemporanea al calore della tradizione e dei sapori dell’isola.

Daniele Ledda, compositore e docente di Musica Elettronica al Conservatorio di Cagliari, è la mente e l’anima del progetto Clavius. Dopo una fitta serie di esibizioni sui palchi nazionali e internazionali, nel settembre del 2022 l’artista ha dato forma discografica a questa ricerca pubblicando l’album omonimo, Clavius. Al suo interno convivono tracce originali e sorprendenti reinterpretazioni di pietre miliari della musica contemporanea, come Teardrop dei Massive Attack e Music for Airports di Brian Eno.

Il cuore pulsante del progetto risiede nella volontà radicale di ridefinire il concetto stesso di strumento musicale, operando una fusione totale tra la dimensione analogica e quella digitale. Clavius è, di fatto, il nome battuto per una vera e propria famiglia di strumenti auto-costruiti. L’ispirazione teorica e pratica affonda le radici nel celebre “pianoforte preparato” di John Cage, l’avanguardia che prevede l’alterazione del timbro originario dello strumento attraverso l’inserimento di oggetti esterni tra le corde. In un’era profondamente dematerializzata e segnata dalla digitalizzazione pervasiva, Ledda riesce a coniugare l’astrazione della tecnologia con la spigolosità della fisicità, assecondando e restituendo centralità al nostro ancestrale bisogno tattile e sensoriale.

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