INFANZIA E CULTURA, MAMMA MI ANNOIO

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IL BAMBINO E LA NOIA

Cos’è cambiato nella giornata di un bambino rispetto a tanti anni fa? Tutto. Ma in particolare una cosa. C’è uno stato emotivo che i bimbi di oggi non conoscono e col quale, secondo le tendenze odierne non dovrebbero mai, assolutamente fare amicizia: la noia.

In linea generale tutti identifichiamo la noia come uno stato negativo, insopportabile e piuttosto fastidioso. È la verità. La noia quando ci si mette è veramente antipatica.

Ed è anche per questo probabilmente che il bambino è pieno d’impegni! La scuola che ovviamente non si tocca perché è fondamentale, lo sport, per carità, è giusto curare il fisico, e poi il teatro, la danza, gli scacchi, il corso di quello e di quell’altro e chi più ne ha più ne metta.

Ma siamo sicuri che concedere al bambino almeno un giorno o due massimo di vuoto assoluto sia così sbagliato?

La noia se vista da un’ottica diversa da quella negativa che tutti noi le attribuiamo, può altresì essere un fattore molto positivo e perché no? Anche educativo.

Il bambino a volte ha bisogno di annoiarsi poichè la noia gli consente di utilizzare quel dono meraviglioso che tutti i bimbi stanno perdendo e che invece è proprio una parte integrante e fondamentale dell’essere piccoli: la fantasia.

Il bimbo o la bimba, hanno bisogno di essere lasciati liberi da quella tabella settimanale che viene compilata con giorni e orari sempre pieni, per prendersi il tempo, il loro tempo, di creare, di sognare, d’inventarsi un gioco dove loro sono gli adulti che vogliono diventare.

Leggere, disegnare, guardare un cartone animato, ma soprattutto andare a casa dell’amichetto dopo la scuola, fare i compiti insieme, gustarsi una bella merenda a base di pane e cioccolata accompagnata da una serie di risate, e il confidarsi segreti all’orecchio, sono abitudini stupende che col passare degli anni i bambini hanno perso e che forse nemmeno conoscono!

La noia è il miglior sistema attraverso il quale il bambino costruisce la sua identità e scopre al meglio se stesso e le proprie potenzialità.

IL BAMBINO E LA LETTURA

Far innamorare qualcuno della lettura è una cosa estremamente complessa e forse nemmeno esiste un modo concreto. Si tratta probabilmente di essere curiosi ed è proprio da qui che voglio partire.

Il bambino, specie il bambino molto piccolo, è curioso per natura. Vuole esplorare, vuole scoprire, vuole conoscere.

Non ha caso ad una certa età, il bimbo attraversa la fase dei perché. Quindi perché non approfittare della sua curiosità per indirizzarlo alla lettura?

Ma attenzione! Forse è meglio fare un passo alla volta. Non lasciamolo subito da solo con un libro e ovviamente andiamo per gradi, ogni età ha i suoi libri.

Quando abbiamo tempo, siamo rilassati e abbiamo voglia di stare in compagnia di quel birbantello, che siamo mamma, papà, nonna, nonno, zio, zia, fratelli o sorelle maggiori o anche amici di famiglia, prendiamolo in braccio e facciamolo sedere sulle nostre ginocchia.

Poi apriamo il libro, magari con tante belle figure colorate e poche scritte, quindi proviamo a leggergli la storia lasciandogli guardare quelle belle immagini.

Per indirizzare un bambino alla lettura sarebbe bello che fossero gli adulti a tenergli compagnia durante quel momento, senza lasciarlo da solo, per poi, una volta cresciuto, trasmettergli la passione e lasciare che sia lui a prendere il libro e leggere in autonomia.

Leggere è un percorso che si costruisce lentamente partendo dall’infanzia, dando modo al bambino non solo di ascoltare la storia, ma anche di partecipare, guardando le figure, facendoglielo toccare, annusare e lasciando che piano piano s’innamori di quei racconti.

La lettura è un valore e non va imposto, non è necessario obbligare il bambino a leggere, bisognerebbe presentarglielo come qualcosa di piacevole, senza obblighi.

Come disse Jerome Bruner: Un bimbo che legge sarà un adulto che pensa.

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