LA NUOVA PUBBLICAZIONE DI SALVATORE PINTORE, IN SARDO, ITALIANO E INGLESE: POESIE DAL SILENZIO – VOCE DELL’INVISIBILE

Salvatore Pintore è nato a Oliena e ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza ad Osilo, poi si è trasferito a Sassari dove vive attualmente. E’ autore di numerose pubblicazioni di poesia (Camineras de abba, Boghes presoneras, Alas de vida, Passos semenados, Intramados, ecc.) ed ha ottenuto diversi riconoscimenti in importanti Concorsi di poesia. Gli abbiamo chiesto di parlarci del suo ultimo libro appena pubblicato: Poesie dal silenzio – Voce dell’invisibile. 

Cosa possiamo dire al lettore che, forse per la prima volta, si avvicina alla tua opera poetica? In che modo e da che cosa ha origine la silloge che troverà in questo libro? Dai miei incontri, tanti. Dagli incontri più importanti della mia vita ho avuto spesso la sensazione di essere guidato, altre volte salvato dall’inatteso, dall’imprevisto che ha inciso profondamente sulla mia esistenza. Il percorso della nostra vita, credo per tutti, è un labirinto la cui meta coincide spesso con il cammino stesso; sono sentieri che si interrompono o si diramano, talvolta ingannano e sviano, ma pure ci conducono dove siamo chiamati ad essere. I nostri occhi non sempre vedono con chiarezza. Perché lo sguardo della mente non è stato educato a vedere oltre le apparenze, ad analizzare e comprendere il divenire, la complessità delle nostre società e il travaglio di comunità sempre meno coese e solidali. Non siamo forse sufficientemente consapevoli di abitare la stessa casa comune.

E’ il dramma, sempre più diffuso, del nostro tempo. Ti pare? Mi è accaduto di sentirmi nel mondo – e anche in quest’Isola – come uno straniero, non riconoscendomi nella stoltezza di chi dimentica che, oltre il colore della pelle o l’appartenenza a diverse etnie, sono tutti nostri fratelli, parte della medesima umanità.

Da che cosa pensi che dipenda questa nostra condizione? Soffriamo di un delirio di onnipotenza. Al crescere del benessere materiale è cresciuto anche il nostro innato egoismo. In economia, una globalizzazione e un capitalismo senza regole hanno devastato intere società accentuando le disuguaglianze e le ingiustizie.

Si potrebbe affermare che le poesie raccolte in questo libro sono una sorta di diario dell’interiorità? In fondo sono proprio questo, un diario interiore che desidera parlare a tutti. Forse qualcuno potrà riconoscersi in qualche verso, nel momento in cui prova a guardarsi dentro o ad alzare gli occhi al cielo stellato. Se è vero che negli anni mi sono sentito sempre più maturo, è altrettanto vero che più conosco più mi accorgo di non sapere. Ho imparato ad ascoltare me stesso e gli altri. E posso dire che mi ha fatto compagnia Uno che è sempre in ascolto: il Silenzio. Il Silenzio è stato così intimo alla voce del mio Essere da dare forma concreta ai pensieri, nati come fiori su prati di pagine bianche o in conversazioni con amici e compagni di viaggio nei luoghi in cui ho vissuto.

Per quale motivo hai scelto di intitolare il libro “Poesie dal Silenzio – Voce dell’Invisibile”? Perché mi sono lasciato condurre dalla sua ‘voce’, così da comprendere meglio me stesso e il mistero che ci abita. Per far conoscere il suo ‘dire’ – che è anche il mio – attraverso parole capaci più rendere più autentica un’esperienza che trascende la nostra corporeità. E’ un tentativo di disvelamento dell’Essere che si manifesta nella verità della parola respirata nel silenzio.

Prima di arrivare alla scrittura di queste poesie hai fatte delle ricerche precise? E’ stato un cammino di ricerca fatto di meditazioni, letture e riflessioni, e ho attinto anche al pensiero di poeti, scrittori, filosofi e teologi di epoche diverse, condividendone talvolta intuizioni e prospettive.

E’ stata anche una ricerca spirituale? Una ricerca spirituale, certo, costellata di incontri, dubbi e certezze, che nel tempo hanno forgiato la mia interiorità: il fermarmi a pensare, il lasciare riposare i pensieri nel silenzio, l’abbandono necessario per risvegliarmi dal sogno. Spero che queste poesie possano valere come testimonianza di un cammino di conoscenza di sé.

La silloge è in lingua sarda, italiana e anche in inglese. Perché hai fatto questa scelta? Con i libri di poesia, soprattutto se scritti in sardo, non è facile arrivare al grande pubblico. Ho pensato perciò che una silloge in lingua sarda, con traduzione a fronte in italiano e accompagnata dalla versione integrale in lingua inglese, potesse raggiungere più lettori, anche oltre la Sardegna e l’Italia.

Grazie, auguriamo a te e al tuo libro di riuscire a raggiungere più lettori possibile.

Intanto, prima di congedarci, leggiamo dal tuo libro la poesia: Truma de pensamentos – Stormi di pensieri.

Truma de pensamentos

che putzones in sas gruttas de Altamira

subra sas undas siccas de su Sahara

subra sas alturas orantes de su Tibet

in su segretu de cad’istantzia

in sas domos de idru e cimentu

in s’iscuru alligru de sa campagna

de meridianu in meridianu andant…

Subra sos surcos si faghen abba

fiorin subra sos divietos e sos perígulos

in su sonnu de sas arvures de olia

subra sos versos ispesos peri sas bias

inghiriende biddas e tzitades

in orbitas de lotta e de Armonía.

Semaforos fora ‘e conca liberan sonos

unu fiottu de ‘oghes sighint

sos pianos artos de su macchine

ateras s’istudan in uttorinos solitarios

in sas basciuras de su dolore.

Ateras chircan unu fogliu de giornale

unu titulu o unu video pro appárrere

sos cascioneddos de s’arga

o unu chizone pro mòrrere

a treghentossessanta grados de amore.

“Tottu est vanidade! Tottu est vanidade!”

– narat Qoèlet – “Tottu est vanidade!”

Cale patria pro vivere sutta custu chelu

chi tottus nos accoglit?

STORMI DI PENSIERI

Stormi di pensieri

come uccelli nelle grotte di Altamira

sulle onde prosciugate del Sahara

sulle alture oranti del Tibet

nel segreto di ogni stanza

nelle case di vetro e cemento

nel buio felice della campagna

di meridiano in meridiano vanno…

Sui solchi si fanno acqua

fioriscono sui divieti e nei pericoli

nel sonno degli ulivi

sui versi già spesi per via

assediando paesi e città

in orbite di lotta e di Harmonía.

Semafori impazziti liberano i clacson

torme di voci raggiungono

i piani alti della follia

altre si spengono in vicoli solitari

nei bassifondi del dolore.

Altre cercano un foglio tabloid

un occhiello o un video per apparire

i cassonetti dei rifiuti

o un angolo per morire

a trecentosessanta gradi d’amore.

“Tutto è vanità, tutto è vanità!”

– dice Qoèlet“Tutto è vanità!”

Quale patria per vivere sotto questo cielo

che tutti ci accoglie?

Views: 134

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Un commento

  1. Salvatore Pintore

    Grazie di cuore per questa bella intervista ❤️🤗👋

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *